Nei cognomi la storia dell’Insubria

"Gabà", potare, all'origine del cognome Gabaglio

Nei Locatelli (che vengono da Locatello) dura l’eco di un nome di luogo che si aggancia a Locate (BG; in dialetto Locaa) e a Locate Triulzio, oggi popolosa borgata presso Milano, a lungo importante possedimento dei Triulzio Belgioioso. Né mancano altri casi (nel senso di «terreno coltivato, lögh), come Locate Varesino , a pochi chilometri da Varese.

Il riferimento agricolo ha innescato anche i Gabaglio , in dialetto i Gabài (radicati da secoli anche a Sagno). La ricostruzione che proponiamo porta a gab- come luogo con piante che a scadenze regolari venivano «gabate», cioè recise della «buttata», della crescita di rami fatta durante l’anno: ciò per ottenere rami utili all’agricoltore. Forte, un tempo, l’attenzione che si prestava al bosco: cfr. i Gabb , terreno lungo la Maggia nella zona del Ponte di Losone (inchiesta del maggio 2000), cui rispondono i Gabbi, località di Cavigliano appena sotto il mulino sulla Melezza (coord. 699500/115000).

Vedi pure i Gabi dove la gente di Brissago andava a rifornirsi di rami e randelli. Si corregga poi l’errore di stampa che compare quale Galbio su certe edizioni di cartine turistiche: siamo in territorio di Ascona, sulla Maggia (grosso modo in corrispondenza di san Materno).

L’idea era quella del verbo dialettale gabà , dello scapitozzare. Gab- è voce che ad esempio è ben accertabile anche in zone veronesi; cfr. latino cavea , ital. e dialettale gabia nel senso di «insieme di rami che, ogni anno, crescono sul tronco». Con immaginosità, i contadini vi vedevano una sorta di «gabbia». Disporre di gabi era cosa importante, sì che nacquero vari nomi di luogo quali, in Lombardia, Gabaglia «insieme di piante destinate ad essere scapitozzate». Vedi ad esempio Gugliemoni Gabi che il 9 dicembre 1196 funge da teste a Tresivio e vedi almeno nel 1464 (Ostinelli, 2003.277) comparire il cognome comasco e mendrisiotto dei Gabaglio .

Il 10 giugno 1464 Catherina Gabalii di Lurate, abitante nella parrocchia di San Donnino fuori le mura di Como ottiene dispensa per sposare un Turconi, fratello del suo defunto marito. Quanto agli Arcioni di Sagno, vengono quali artigiani soprattutto del legno da Piazza (nella zona di Cernobbio), dove a loro volta erano giunti muovendo da Argegno, Arcegno, la località in val d’Intelvi (comunità attestata quanto meno dal 1230). Insomma, molte le storie in un singolo nome.

Aggiungi, per rispondere in breve ad altre richieste, che gli Scalabrini sono accertabili a Vellano (val Morobbia) quanto meno nel 1482, mentre i Natta (nome lombardo celebre anche per le ricerche chimiche) sono echi del nome di Del Nato che, in zona, nelle comunità medioevali e dei secoli successivi, non era per nulla raro.

Ottavio Lurati

(da AZIONE, settimanale di Migros Ticino)