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	<title>infoinsubria &#187; Lavorare in Svizzera</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Maroni: &#8220;Frontalieri, nessun aumento fiscale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 13:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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Nessuna stangata in arrivo per i frontalieri. Lo ha annunciato Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, ospite dei festeggiamenti per il ventennale della Regio Insubrica organizzato stamattina nella sede di Mezzana, a Balerna (Canton Ticino). ...]]></description>
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<div id="attachment_39452" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/01/Maroni.jpg"><img class="size-medium wp-image-39452" title="Maroni" src="/wp-content/uploads/2015/01/Maroni-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il tavolo delle autorità al ventennale della Regio Insubrica</p></div>
<p>Nessuna stangata in arrivo per i frontalieri. Lo ha annunciato Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, ospite dei festeggiamenti per il ventennale della Regio Insubrica organizzato stamattina nella sede di Mezzana, a Balerna (Canton Ticino). L&#8217;evento, giunto in un momento di grande fermento sulla linea di confine a causa del crollo dell&#8217;euro sul franco e della bozza di accordo fiscale fra Italia e Svizzera, è andato quindi ben oltre le celebrazioni dei venti anni dalla nascita dell&#8217;istituzione transfrontaliera.<span id="more-39451"></span></strong></p>
<p>E a entrare maggiormente nel dettaglio delle questioni bollente è stato il governatore lombardo: “L&#8217;accordo fiscale italo-svizzero – ha detto Maroni &#8211; per ora è stato solo annunciato. Ho parlato proprio ieri con il ministro italiano dell&#8217;Economia Pier Carlo Padoan e con il negoziatore Vieri Ceriani: entrambi mi hanno dato garanzie su alcune questioni importanti, come la tassazione per i lavoratori transfrontalieri e, soprattutto, sui ristorni ai Comuni. È vero che il sistema dei ristorni verrà meno con il nuovo accordo, ma il Governo italiano si è impegnato a garantire ai Comuni di frontiera lo stesso importo. Se sarà così, penso sarà un accordo positivo. In tal senso si eviteranno anche i problemi di eventuale blocco da parte del Canton Ticino&#8221;. Tradotto: secondo le rassicurazioni dell&#8217;esponente leghista non ci saranno inasprimenti fiscali per i lavoratori pendolari con la Svizzera, mentre ai Comuni di frontiera i soldi dei ristorni arriveranno tali e quali a prima. Compiranno soltanto un altro giro.</p>
<p>Ma Maroni ha annunciato un altro intervento, ancor più attuale: sarà la Regione Lombardia a coprire per il 2015 il contributo che le Province lombarde versano alla Regio Insubrica. Si tratta di 30.000 franchi (che oggi, sono saliti praticamente a 30.000 euro) ciascuna fra Varese, Como e Lecco, vale a dire le tre realtà che, con le piemontesi Novara e Vco e il Canton Ticino, oggi compongono la Comunità di Lavoro, nata esattamente 20 anni fa, il 19 gennaio 1995. “La riforma delle Province – ha aggiunto Maroni – mette in difficoltà il bilancio di questi enti. In attesa di chiarezza sulle regioni di area vasta, copriremo noi il contributo per permettere la continuazione della Regio: un progetto in cui crediamo”. Stesso auspicio anche da parte svizzera: “La Regio – ha affermato Manuele Bertoli, presidente del Consiglio di Stato cantonale – deve contribuire a non peggiorare il clima sul confine. Dobbiamo essere concreti, solo così questo ente ha un futuro”. Già perché le incomprensioni di questi anni non sono mancate: “Si poteva osare e ottenere di più – ha ricordato Gianpietro Gianella, segretario della Regio – ma abbiamo subito dinamiche contraddittorie che spingevano più alle distinzioni che alla condivisione. La volontà di proseguire c&#8217;è: si tratterà di consolidare la struttura organizzativa, di fissare obiettivi e programmi corrispondenti alle esigenze del territorio”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Frontalieri al valico, poco più di 1 persona a vettura. A novembre avanti coi sondaggi</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2014 08:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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Si sta avvicinando la seconda fase del sondaggio-inchiesta “face to face” con domande poste direttamente ai frontalieri in ingresso in Svizzera. L’obiettivo della ricerca, condotta dal Dipartimento del territorio, è di ottenere informazioni dettagliate ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_38891" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/10/Frontalieri-dogana-11.jpg"><img class="size-medium wp-image-38891" title="Frontalieri-dogana-11" src="/wp-content/uploads/2014/10/Frontalieri-dogana-11-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Frontalieri (Foto InfoInsubria)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Si sta avvicinando la seconda fase del sondaggio-inchiesta “face to face” con domande poste direttamente ai frontalieri in ingresso in Svizzera. L’obiettivo della ricerca, condotta dal Dipartimento del territorio, è di ottenere informazioni dettagliate riguardo alle abitudini di mobilità dei conducenti, in particolar modo dei lavoratori e degli studenti pendolari che, quotidianamente, valicano le principali frontiere del Canton Ticino.<span id="more-38890"></span></strong></p>
<p>Come l&#8217;hanno presa i diretti interessati? E, soprattutto, si andrà avanti o è finita? “Da quanto mi risulta – dice Eros Sebastiani, responsabile di frontalieri.it – a novembre si svolgerà un sondaggio che entrerà molto di più nello specifico. Per ora si sono limitati a chiedere dove si era diretti e a vedere quante persone c&#8217;erano su ogni veicolo. Il risultato è eloquente: oggi ci sono 1,2 persone per veicolo e l&#8217;obiettivo è di arrivare a 2,1”. Vuol dire diminuire di quasi il 50% il traffico veicolare dalle strade intasante di Mendrisiotto e Malcantone. Come? “In Svizzera c&#8217;è il progetto – aggiunge Sebastiani – di togliere altri posteggi nelle aziende: alcune imprese infatti si stanno già portando avanti per evitare di diminuire i lavoratori e anche in Italia qualcosa si muove. Sono presidente della Commissione trasporti di Viggiù, dove operano 1.000 frontalieri: nei prossimi giorni distribuiremo un sondaggio per capire come organizzare car-pooling, pulmini o altri mezzi”. Un sistema di trasporto in collaborazione che fino alla fine del secolo scorso era particolarmente sviluppato mentre oggi è rimasto in pochi, pochissimi casi.</p>
<p>E mentre si cercano soluzioni, i frontalieri hanno vissuto il sondaggio al valico come una schedatura: “Mi fa rabbrividire – dice Claudio Farinelli – Ma la mia domanda è: siamo obbligati per legge a rispondere alle domande? Lo chiedo perché conoscendo l&#8217;intento del sondaggio (nuove tasse per il transito, l&#8217;inquinamento, i parcheggi dei frontalieri, ecc&#8230;) e per come ci stanno trattando in questo periodo, non sono sicuro di avere uno spirito particolarmente collaborativo”. Qualcuno se la prende con chi dovrebbe difendere i lavoratori italiani: “Ma possibile – si chiede Marco Frigerio &#8211; che non ci sia un sindacalista o un politico che alzi la voce?”. E ancora: “E&#8217; una cosa assolutamente inutile e inspiegabile – aggiunge Sebi Cass &#8211; se non per intimidire. Hanno le residenze, gli indirizzi di lavoro, i nomi delle nostre ditte, le date di nascita e lo storico dei nostri contratti. Dedurre i percorsi sarebbe banale”. Altri infine la mettono giù ironicamente: “Sono già pronti gli autoadesivi da applicare ai mezzi? Che so “Magnaramina a bordo” oppure “Ratto on board”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Scuola: il concorso lo vince un frontaliere, il posto va alla ticinese</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2014 07:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partecipa a un concorso pubblico per insegnare musica alle scuole superiori del Canton Ticino. Arriva primo, ottenendo il giudizio di “ottimo” ma, una volta giunti ad assegnare la cattedra, vince la seconda arrivata, che aveva ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2014/07/ConcorsoScolastico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-37754" title="ConcorsoScolastico" src="/wp-content/uploads/2014/07/ConcorsoScolastico.jpg" alt="" width="299" height="168" /></a>Partecipa a un concorso pubblico per insegnare musica alle scuole superiori del Canton Ticino. Arriva primo, ottenendo il giudizio di “ottimo” ma, una volta giunti ad assegnare la cattedra, vince la seconda arrivata, che aveva ottenuto “buono”. Forse perché lui è italiano e lei è svizzera? Chissà. A denunciare la vicenda è L.P., varesino di 33 anni, che sta combattendo a suon di ricorsi quella che ritiene un&#8217;ingiustizia. Un caso personale, certo, ma che potrebbe essere conseguenza dei pessimi rapporti di questi anni fra l&#8217;Italia e i vicini di casa ticinesi.<span id="more-37755"></span></strong></p>
<p>Dopo aver appreso di essere stato scavalcato in classifica, l&#8217;aspirante professore di musica inizia una battaglia legale, cercando di riconquistare quanto aveva “vinto” sul campo. Ma il Decs, il Dipartimento Educazione, cultura e sport ticinese non è d&#8217;accordo: “Secondo loro &#8211; dice – chi nomina il vincitore può deciderlo all&#8217;interno di una rosa di idonei e non scegliere il migliore. Giova però sottolineare come qualsiasi candidato in possesso dei requisiti posti nel bando è già idoneo all&#8217;insegnamento, mentre la giustificazione emersa non è presente da nessuna parte. Anzi. Nel Canton Ticino esiste una legge molto chiara sull&#8217;ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti, che disciplina le assunzioni nel comparto della scuola. Si dispone senza mezzi termini che qualunque criterio preferenziale (da cui deriva la rivendicata discrezionalità dell&#8217;autorità di nomina) può valere solo e soltanto a parità di requisiti di idoneità tra due o più candidati”.</p>
<p>Mentre stando alle carte, il frontaliere ha preso “ottimo”, l&#8217;altro “buono”. “È davvero desolante – aggiunge il varesino &#8211; leggere certe motivazioni da parte della autorità cantonali quando questi per primi, in qualità di professionisti nel settore dell&#8217;istruzione, sanno che una valutazione &#8220;sufficiente&#8221; non coincide con una valutazione &#8220;buona&#8221;, &#8220;molto buona&#8221; nè tantomeno &#8220;ottima&#8221;”. E ancora: “In buona sintesi, secondo il Decs, i concorsi pubblici non hanno il compito di individuare i candidati più meritevoli, ma di offrire all&#8217;autorità di nomina la possibilità di esercitare il proprio apprezzamento, facendo prevalere, come nella fattispecie, i soli criteri preferenziali. Viene da sè che un candidato che non abbia frequentato le scuole in Svizzera, non abbia esperienza professionale in Svizzera, non conosca parimenti il territorio e la cultura svizzera, sarà sconfitto in partenza”. “Peccato – dice ancora il varesino &#8211; che in ogni parte del mondo un concorso equivalga ad una competizione e chi ottiene la valutazione/punteggio migliore prevale. Vince. Qui no. I cittadini ticinesi devono sapere che il personale della scuola pubblica viene assunto mediante procedure concorsuali in cui le Commissioni svolgono di fatto una funzione meramente consultiva, svuotando di significato il loro importante lavoro e mortificando al contempo l&#8217;operato degli esaminatori e i meriti dei candidati migliori”.</p>
<p>Va detto che un po&#8217; ovunque, pure in Italia, si registrano casi di concorsi non proprio cristallini. I ricorsi, insomma, fioccano. A volte si dà ragione al ricorrente, a volte no. Cosa succederà in questo caso? Si vedrà. Già perché il Decs, contattato attraverso il direttore Manuele Bertoli si limita a replicare: “Essendo il caso di cui lei si sta occupando tuttora sub judice, capirà che mi è impossibile prendere posizione rispetto alle domande che lei mi pone”. Per ora, insomma, è tutto rimandato. A settembre.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Salario in caso di malattia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 16:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavorare in Svizzera]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono un frontaliere che lavora in Svizzera. Mi sono dovuto recare al pronto soccorso per un problema ad un occhio, e ho portato il referto di dimissione dal pronto soccorso, in cui è riportato che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono un frontaliere che lavora in Svizzera. Mi sono dovuto recare al pronto soccorso per un problema ad un occhio, e ho portato il referto di dimissione dal pronto soccorso, in cui è riportato che devo stare bendato tre giorni. Il fatto è successo di venerdi, quindi è interessato un solo giorno lavorativo. Ora il mio datore di lavoro non vuole riconoscermi quel giorno come malattia. Può farlo?</strong></p>
<p><span id="more-37281"></span>Se il suo contratto di lavoro non prevede condizioni più vantaggiose, valgono solo le garanzie minime previste dal Codice delle obbligazioni. In Svizzera i datori di lavoro sono tenuti a pagare una indennità di malattia solo se il rapporto di lavoro è durato o è stato stipulato per più di tre mesi. In base alla prassi giudiziaria sono ammessi accordi contrattuali secondo cui il datore di lavoro non deve pagare il salario per qualche giorno di attesa (da uno a tre giorni a seconda del tribunale). Questi giorni sono considerati di malattia, ma non viene pagata nessuna indennità.</p>
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		<title>Offerte di lavoro: in Svizzera è boom!</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 07:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Le imprese svizzere di tutti i settori stanno cercando, come non mai, nuovi collaboratori. Il dato emerge da uno studio realizzato da Adecco in collaborazione con l’Università di Zurigo. Il Canton Ticino non è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_36925" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><a href="/wp-content/uploads/2014/04/Lugano-PzzaRiforma-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-36925" title="Lugano-PzzaRiforma-2" src="/wp-content/uploads/2014/04/Lugano-PzzaRiforma-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Lugano Piazza Riforma (foto Infoinsubria)</p></div>
<p><strong>Le imprese svizzere di tutti i settori stanno cercando, come non mai, nuovi collaboratori. Il dato emerge da uno studio realizzato da Adecco in collaborazione con l’Università di Zurigo. Il Canton Ticino non è però stato considerato.<span id="more-36924"></span><br />
</strong></p>
<p>Le imprese svizzere sono alla disperata ricerca di personale. Si tratta di una situazione che ha pochi precedenti, considerando che in pochi mesi il trend è letteralmente esploso. E’ quanto sostiene la società di collocamento interinale Adecco che ha visto il proprio indice, elaborato con l&#8217;Università di Zurigo, crescere durante il primo trimestre 2014 di ben il 10% (118 punti) un dato record. Se poi il raffronto viene fatto sull’anno complessivo, la crescita è stata del 21%.</p>
<p><strong>E’ solo ripresa stagionale?</strong></p>
<p>Lo studio conferma come le offerte d’impiego siano aumentate in tutte le regioni della Svizzera (salvo il Ticino che non è stato considerato) e per tutte le professioni. Tuttavia, se è normale che in primavera ci sia un aumento delle attività, nessuno si aspettava per quest’anno un’evoluzione simile. Ciò significa, fanno capire gli specialisti, che probabilmente siamo di fronte a una vera e propria ripresa, soprattutto nei settori che hanno particolarmente sofferto negli ultimi anni. Infatti, la domanda più mercata di personale arriva dal settore alberghiero e dalla ristorazione (+20%) il secondo settore in espansione è quello amministrativo (+19%). Anche la domanda per quadri dirigenti è aumentata in modo sensibile (+18%).</p>
<p>Per ciò che riguarda l’evoluzione geografica, le regioni maggiormente interessate al fenomeno sono state quelle della Svizzera Centrale, il nord-ovest e la regione di Zurigo. Le regioni a sud delle Alpi, come detto, non sono state considerate dallo studio.</p>
<p><strong>Alla faccia degli anti-immigrazione</strong></p>
<p>Alla faccia di coloro che si battono per frenare l’eccesso d’immigrazione. I dati proposti da Adecco e dall’Università di Zurigo, dimostrano che soprattutto in certi settori, la domanda di manodopera anche qualificata e molto qualificata continua a crescere in Svizzera. Una domanda che dovrà essere colmata quasi esclusivamente da personale immigrato. La disoccupazione in Svizzera (salvo il Canton Ticino) continua a rimanere molto bassa. Ciò significa che personale locale disponibile per occupare questi posti non ce n’è.</p>
<p><strong>MB</strong></p>
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		<title>Libera circolazione: Berna approva parte delle proposte ticinesi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2014 17:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Lavorare in Svizzera]]></category>

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		<description><![CDATA[Effetti della libera circolazione delle persone e necessità di intervento per limitarne le conseguenze negative  sono al centro di un rapporto elaborato dalla Segreteria di Stato dell’economia approvato oggi dal Governo elvetico. Accolte, in particolare, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/08/Berna-Palazzo-federale-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5736" title="Berna Palazzo federale" src="/wp-content/uploads/2010/08/Berna-Palazzo-federale--300x160.jpg" alt="" width="300" height="160" /></a>Effetti </strong><strong>della libera circolazione delle persone </strong><strong>e necessità di intervento per limitarne le conseguenze negative  sono al centro di un rapporto elaborato dalla Segreteria di Stato dell’economia approvato oggi dal Governo elvetico. Accolte, in particolare, sei delle nove misure proposte dal Canton Ticino.</strong></p>
<p><span id="more-36665"></span></p>
<p>Il Consiglio federale ha approvato, nel corso della seduta odierna, il rapporto della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sulla “Libera circolazione delle persone e misure del mercato del lavoro: valutazione degli effetti e necessità d’intervento”. Questo documento presenta i risultati del gruppo di lavoro – presieduto dalla Segretaria di Stato dell’economia Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch – che è stato incaricato, lo scorso 2 luglio 2013, di analizzare il funzionamento delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone e le possibili modalità d’intervento.</p>
<p>La Consigliere di Stato ticinese Laura Sadis ha partecipato ai lavori del gruppo in rappresentanza del Canton Ticino, unico Cantone direttamente coinvolto. La maggioranza dei partecipanti – tra cui rappresentanti dell’Amministrazione federale, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni economiche – ha sostanzialmente approvato sei delle nove proposte presentate o sostenute dal Canton Ticino, più precisamente:</p>
<p>•	L’innalzamento del tetto massimo delle sanzioni da 5&#8242;000 a 30&#8242;000 franchi per le violazioni concernenti i salari previste dalla legge sui lavoratori distaccati;</p>
<p>•	La creazione di una base legale per decretare il blocco immediato dei lavori per gravi violazioni alle normative sulle condizioni lavorative e salariali o per casi di falsi indipendenti;</p>
<p>•	Un ampliamento delle informazioni raccolte tramite il modulo di notifica;</p>
<p>•	L’introduzione dell’obbligo di notifica e di autorizzazione sin dal primo giorno per i prestatori di servizio esteri nel settore paesaggistico;</p>
<p>•	Un aumento dei controlli e del relativo finanziamento da parte della SECO sulla base di determinati criteri;</p>
<p>•	Un miglioramento nell’esecuzione delle misure collaterali in diversi ambiti (raccolta e trasmissione dei dati alla SECO, revisione compensazione e professionalizzazione delle Commissioni paritetiche, sinergie tra misure accompagnatorie e altri ambiti, sistema di badge sui cantieri e formazione degli ispettori).</p>
<p>Altre due misure – l’introduzione di una sanzione nei confronti dei datori di lavoro che impiegano falsi indipendenti e il miglioramento dell’applicazione dell’obbligo di cauzione per le imprese che distaccano lavoratori – saranno invece oggetto di approfondimenti dopo la pubblicazione del rapporto 2014 sull’esecuzione delle misure collaterali.</p>
<p>In particolare, vale la pena sottolineare le misure volte a migliorare la procedura di notifica per i lavoratori esteri, indipendenti o distaccati, che prestano servizio in Svizzera. Il Canton Ticino ha proposto, con successo, la raccolta di maggiori informazioni grazie alle quali sarà possibile garantire delle attività ispettive e di controllo ancora più efficaci e puntuali. L’Ufficio federale della migrazione, autorità competente per la gestione della banca dati delle notifiche on-line, la modificherà coinvolgendo nel progetto un gruppo d’esperti costituito dall’Associazione degli uffici svizzeri del lavoro, al quale parteciperà anche il Canton Ticino.</p>
<p>Il gruppo di lavoro della SECO non ha, per contro, dato seguito alla richiesta d’introduzione di una tassa amministrativa per le notifiche on-line, ma ha sostenuto l’introduzione di criteri chiari e oggettivi sui quali le Commissioni paritetiche e le Commissioni tripartite cantonali potranno basare le proprie richieste di sostegno legate all’aumento del numero di controlli da eseguire. Questi criteri – il cui adempimento conferirà diritto a maggiori finanziamenti – dovranno rispecchiare i bisogni delle regioni o dei settori economici particolarmente toccati dagli effetti negativi della libera circolazione delle persone. Il Canton Ticino ha proposto di includere nei criteri decisionali anche dei dati relativi all&#8217;aumento del personale frontaliero impiegato in una data regione, delle notifiche o dei casi di abuso della libera circolazione.</p>
<p>La SECO ha tenuto a ribadire l’importanza delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone. La Confederazione continuerà quindi ad assicurare il finanziamento degli organi e degli strumenti per un’efficace e coerente applicazione delle stesse. Al contempo, sarà valutata la loro possibile evoluzione, alla luce della futura implementazione del nuovo articolo costituzionale approvato dal popolo il 9 febbraio scorso.</p>
<p><strong>Com./Red.</strong></p>
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		<title>Ministro Zanonato fischiato dagli artigiani: &#8220;Ce ne andiamo in Svizzera&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 09:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_35054" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2013/10/FlavioZanonato.jpg"><img class="size-medium wp-image-35054" title="FlavioZanonato" src="/wp-content/uploads/2013/10/FlavioZanonato-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La platea di Malpensa Fiere</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>“Sono andato in Svizzera perché avevo bisogno di un&#8217;alternativa. Nel cantone Vallese ho trovato condizioni favorevoli dal punto di vista di tasse e burocrazia. Sono giovane: perché devo rimanere qui?”. Ecco una delle domanda che ieri sera (lunedì 28 ottobre) ha scatenato applausi scroscianti tra i 1.200 imprenditori che hanno partecipato alla serata di Malpensa Fiere (Busto Arsizio) promossa da Confartigianato intitolata “Meglio la Svizzera?”. Sul palco, a rispondere alla provocazione dell&#8217;associazione di categoria, era ospite il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato: è stato fischiato, molti hanno “buuuu-eggiato” alcune sue affermazioni, altri gliele hanno cantate. <span id="more-35053"></span></strong></p>
<p>Lui è rimasto quasi sempre impassibile, attento ad ogni singolo intervento, ben consapevole, forse, di non avere in tasca quelle soluzioni immediate che la platea avrebbe voluto sentirsi dire. E costretto a interrompersi più volte per le contestazioni da parte degli imprenditori. Ad ogni modo, anziché la comodità di uno studio televisivo, l&#8217;ex sindaco di Padova ha scelto il confronto, rimanendo per due ore e mezza. Alla fine non si è infilato nell&#8217;auto blu per schizzare via da quella platea inferocita, ma è rimasto per un&#8217;altra mezz&#8217;ora a parlare con alcuni imprenditori. E&#8217; il suo compito? Sì. Era scontato? No. Quando decenni fa si compivano assemblee simili, le porte fra ministro e artigiani erano blindate. Ieri, il confronto è stato aperto a tutti.</p>
<p>Come a Dario Romanò, giovane imprenditore di 34 anni. “Io devo lavorare almeno per altri 30 anni. Non voglio passare questo tempo ad aspettare che qualcosa cambi”. Perché il vero problema denunciato dagli artigiani varesini sta tutto qui: non cambia mai nulla. Le tasse strozzano gli imprenditori, la burocrazia imprigiona ogni tipo di attività. E allora non resta che cercare di andare oltreconfine, come i 700 imprenditori che hanno partecipato a “Benvenuta Impresa”, l&#8217;iniziativa del Comune di Chiasso per attirare aziende italiane. “Nonostante tutto – ha affermato Giorgio Merletti, già presidente di Confartigianato Varese e ora presidente nazionale dell&#8217;associazione &#8211; non vogliamo che il Gaggiolo diventi la nostra Lampedusa  I numeri della Svizzera sul fronte tasse oggi fanno gola a tutti. Mi chiedo però se questi paradisi siano reali e soprattutto se dureranno nel tempo”.</p>
<p>Lo sanno bene Martino Dorella e Danilo Dell&#8217;Orto. Per 23 anni sono stati frontalieri in Svizzera: lavoro duro, ma stipendio alto. Poi hanno deciso di aprire un&#8217;impresa in proprio, a Saltrio: “Lavoriamo dalla mattina alla sera &#8211; dicono i due artigiani del settore idraulico -, ma quando guardiamo i conti sarebbe da piantare lì tutto. Forse era meglio restare frontalieri dipendenti. In Italia anche se credi in quello che fai e sei capace, resti con un pugno di mosche in mano”. Servono interventi radicali. E subito. E il ministro, lo sa bene. Ma è realista: ci mette la buona volontà e la faccia, ma le risorse sono quelle che sono. “Io dico che le nostre imprese devono rimanere in Italia &#8211; ha detto &#8211; perché il nostro Paese ha delle potenzialità nonostante le difficoltà. Noi cercheremo di aiutarvi con le risorse che abbiamo. Per la manovra avevamo 11 miliardi e li abbiamo utilizzati. Io sonno ottimista. Più riusciremo a tagliare la spesa pubblica, più riusciremo a recuperare risorse per tagliare il cuneo fiscale”. Sono ritornelli che gli imprenditori italiani sentono da tempo senza attuazione. Riuscirà la politica italiana a dare una risposta prima che le aziende scappino tutte in Svizzera?</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Marchio “Azienda locale” per il Ticino?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Sep 2013 07:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
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La creazione di un marchio di qualità &#8220;Azienda locale&#8221; rilasciato alle aziende ticinesi che assumono personale locale e non frontaliero è la proposta presentata ieri dai Socialisti ticinesi con una mozione al Governo. L’aumento del ...]]></description>
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<div id="attachment_34414" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2013/09/azienda-formatrice.jpg"><img class="size-medium wp-image-34414" title="azienda formatrice" src="/wp-content/uploads/2013/09/azienda-formatrice-300x278.jpg" alt="" width="300" height="278" /></a><p class="wp-caption-text">In Ticino anche un marchio &quot;Azienda locale&quot;?</p></div>
<p>La creazione di un marchio di qualità &#8220;Azienda locale&#8221; rilasciato alle aziende ticinesi che assumono personale locale e non frontaliero è la proposta presentata ieri dai Socialisti ticinesi con una mozione al Governo. L’aumento del personale non dimiciliato preoccupa anche la Sinistra.</strong></p>
<p><span id="more-34413"></span></p>
<p>Un nuovo marchio “Azienda locale” attribuito a chi abbia alle proprie dipendenze almeno l’80% di personale domiciliato è la proposta avanzata dal gruppo parlamentare del Partito socialista con una mozione presentata ieri al Governo. L’obiettivo è dare un riconoscimento alle aziende che privilegiano le assunzioni locali con un marchio &#8220;assegnato, su richiesta della ditta, a coloro i quali, fanno uno sforzo supplementare e continuano a privilegiare manodopera domiciliata in Ticino in percentuale significativa (almeno l&#8217;80%) dei dipendenti domiciliati in Ticino) e nel rispetto delle condizioni salariali in vigore in Ticino e che si impegnano a non subappaltare il lavoro a ditte straniere o a ditte prive del marchio&#8221;.</p>
<p>D’altro canto un altro marchio, quello di Azienda formatrice, è già assegnato in Ticino a quelle aziende che contribuiscono alla formazione di giovani. Perché non estendere il concetto anche a chi fa uno sforzo per assumere personale locale senza ricorrere al frontalierato? Un marchio che comporti, però, anche qualche obbligo, pena sanzioni per chi non rispetterà le regole.</p>
<p><strong> Red.</strong></p>
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		<title>Trasferire l&#8217;attività in Svizzera: attenti all&#8217;esterovestizione</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Aug 2013 16:07:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono titolare di un attività di commercio online in Italia. A causa della crisi vorrei chiudere questa attività e cedere eventuali clienti interessanti a società di partner. Da pochi mesi sono residente nella zona di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono titolare di un attività di commercio online in Italia. A causa della crisi vorrei chiudere questa attività e cedere eventuali clienti interessanti a società di partner. Da pochi mesi sono residente nella zona di confine e vorrei quindi avviare una nuova attività in Svizzera, senza costituire società ma semplicemente come lavoratore autonomo, il tutto con regolare ufficio in Svizzera dove ogni giorno mi recherei per lavorare e seguire il mio business. La mia domanda è quindi: posso tranquillamente cessare la vecchia attività e avviare la mia nuova attività operando indipendentemente sia in Svizzera, sia in Italia e sia nel Mondo, oppure non posso avere clienti italiani in quanto sarò un lavoratore indipendente estero ?</strong></p>
<p><span id="more-33513"></span>Se lei ha una attività indipendente in Svizzera, con „stabilimenti di produzione“ &#8211; che possono essere anche solo gli uffici in Svizzera &#8211; dove svolge regolarmente il suo lavoro, la sua attività viene tassata solo in Svizzera. Deve però farsi riconoscere come indipendente dall’Ufficio delle Assicurazioni sociali di Bellinzona, &#8211; al quale ci si deve annunciare quando si vuole intraprendere una attività -, e quindi pagare i contributi sociali (AVS/AI). Al minimo lei darà vita ad una &#8220;ditta individuale&#8221;, per la quale avrà bisogno di un indirizzo civico. L&#8217;iscrizione al registro di commercio e l&#8217;apertura di una partita IVA svizzera sono necessari solo a partire da una cifra d&#8217;affari di Fr. 100&#8242;000 all&#8217;anno. Alla Svizzera non interessa dove siano domiciliati i suoi clienti.</p>
<p>Attenzione al fatto di „operare in Italia“. Se la sua attività prevalente continua ad essere in Italia, rischia di suscitare presso l’Agenzia delle entrate italiana il sospetto di esterovestizione, cioè di aver semplicemente spostato all’estero la sede fiscale di una attività che di fatto si svolge in Italia. Per evitare questa eventualità, se intende mantenere anche clienti italiani, è opportuno farlo attraverso una società italiana in regola con fisco e contributi italiani.</p>
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		<title>Manifesto dei frontalieri: dopo le elezioni i politici sono spariti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 11:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stati soltanto 3 i parlamentari (Chiara Braga, Daniele Marantelli e Angelo Senaldi, tutti del Pd) che hanno risposto all&#8217;appello dei sindacati per un incontro sul manifesto dei frontalieri con i parlamentari e i consiglieri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2013/07/Frontalieri2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-33031" title="Frontalieri2" src="/wp-content/uploads/2013/07/Frontalieri2.jpg" alt="" width="297" height="195" /></a><strong>Sono stati soltanto 3 i parlamentari (Chiara Braga, Daniele Marantelli e Angelo Senaldi, tutti del Pd) che hanno risposto all&#8217;appello dei sindacati per un incontro sul manifesto dei frontalieri con i parlamentari e i consiglieri regionali eletti a Varese, Como e Sondrio. Altri 3 (Laura Bignami, M5S; Raffale Cattaneo, Pdl; Titti De Salvo, Sel) hanno avvisato di non poter essere presenti.</strong> <span id="more-33032"></span></p>
<p>E gli altri? Dispersi. Eppure a sottoscriverlo, prima delle elezioni, si erano accalcati in 20. Di ogni partito politico. Certo, alcuni non sono stati eletti, ma la morìa post-elettorale è simbolica del livello di interesse sul tema in campagna elettorale e dopo le votazioni.</p>
<p>Ad ogni modo stamattina a Villa Braghenti di Malnate (Varese) si è fatto il punto della situazione sulle annose problematiche dei frontalieri. I rappresentanti sindacali con delega ai lavoratori italiani in Svizzera hanno espresso delle richieste da risolvere in un tavolo tecnico inter-ministeriale, ancora da costituire. I temi riguarderebbero lo Stato italiano lasciando da parte, per ora, gli accordi bilaterali. “Serve una Legge equa – ha affermato Raimondo Pancrazio di Uil – che normi il frontalierato in tutti i suoi aspetti. La questione deve diventare nazionale e coinvolgere anche i parlamentari di altre regioni. Non è possibile che ogni anno sulla questione della franchigia si debba sperare un decreto di emergenza oppure, per esempio, che gli incentivi per le riassunzioni non riguardino anche chi ha perso il lavoro in Svizzera. E&#8217; una questione di identità e dignità”. Per non parlare poi della vicenda incredibile dell&#8217;indennità di disoccupazione: “Temo che la partita sia chiusa – ha affermato Alberto Anghileri di Cgil – perché i fondi sono andati altrove”. Che fare? “Vanno recuperati – ha detto Maria Luisa Seveso di Acli – perché è una questione morale. Sono stati trattenuti dei soldi dai salari delle persone per proteggerli da un eventuale licenziamento. E ora sono spariti? Non è possibile”. Una situazione odiosamente paradossale, ben descritta da una donna presente: ha perso il lavoro dopo 14 anni e ora si trova senza ammortizzatori sociali, con una bimba piccola. Raccontando la sua storia si è commossa. Intanto il Governo italiano si è pappato i soldi che le spettavano. “Ma cosa sta diventando l&#8217;Italia? &#8211; si è chiesto Sergio Aureli di Unia -. All&#8217;Ilva di Taranto è stato nominato un commissario straordinario per tutelare 30.000 lavoratori, mentre i rapporti col Ticino, il più grande datore di lavoro della Lombardia con 60.000 frontalieri, sono lasciati allo sbando”.</p>
<p>Come hanno risposto i politici presenti? “Abbiamo depositato una mozione – ha detto la deputata Chiara Braga – per la creazione di un tavolo tecnico sui frontalieri, ma i sindacati devono spingere per rendere la questione una priorità nazionale e non soltanto locale. Inoltre il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell&#8217;Aringa ci ha dato la sua disponibilità per approfondire la questione del fondo di disoccupazione sparito. Siamo stupiti comunque che, oggi, ci siamo soltanto noi del Pd”. Più duro Daniele Marantelli: “Il nostro impegno – ha sottolineato il deputato – dimostra come destra e sinistra non siano la stessa cosa. Intanto un risultato l&#8217;abbiamo già raggiunto: con le elezioni almeno non dovremo più confrontarci con quella bestia di Michel Martone (ex viceministro al Lavoro, ndr). Mentre sull&#8217;eventualità di una ridiscussione della doppia imposizione non sappiamo nulla. Verificheremo”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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