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	<title>infoinsubria &#187; Fisco</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Voluntary disclosure: &#8220;Proroga necessaria&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2015 07:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
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		<description><![CDATA[Si rischia il penale? Quanto si dovrà pagare per regolarizzarsi? Si possono lasciare ugualmente i soldi in Svizzera? Mancano poche settimane alla scadenza del 30 settembre, il termine in cui, almeno finora, scade l’adesione alla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/06/Voluntary.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40112" title="NSA-BS0011748" src="/wp-content/uploads/2015/06/Voluntary-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Si rischia il penale? Quanto si dovrà pagare per regolarizzarsi? Si possono lasciare ugualmente i soldi in Svizzera? Mancano poche settimane alla scadenza del 30 settembre, il termine in cui, almeno finora, scade l’adesione alla Voluntary disclosure, vale a dire la sanatoria per “ripulire”, in accordo col fisco, i capitali italiani tenuti in Svizzera. Eppure ancora oggi i professionisti attendono regole certe dell’Agenzia delle Entrate e quindi è praticamente certa una proroga almeno fino alla fine dell’anno, se non oltre. D’altronde in Italia si è abituati alle proroghe su tutto e quindi viene dato per scontata anche su una questione così delicata: già, ma nel frattempo, dopo un primo periodo di adesione “entusiastica” al rimpatrio dei capitali, si è arrivati a un punto di stallo. Mancano delle circolari basilari e quindi le situazioni più problematiche (che coincidono spesso coi patrimoni più ingenti) sono “bloccate in dogana”.<span id="more-40111"></span></strong></p>
<p>Per dare qualche certezza alle centinaia di varesini coinvolti in questa operazione, Confesercenti ha messo in campo un’iniziativa per aiutare i propri associati interessati. “Vogliamo consentire – ha detto Christian Spada, vice-presidente territoriale durante l’incontro nella sede di viale Milano, a Varese – di risanare la propria posizione con lo Stato, pagando le relative imposte e le sanzioni in forma ridotta”. Per questo l’associazione ha presentato ai suoi soci due super esperti: il commercialista Salvatore Giallo e l’avvocato Stefano Amirante. “Una proroga verrà concessa sicuramente – ha detto il vice-presidente dei commercialisti varesini – perché mancano ancora delle circolari che spiegano bene il da farsi su alcune questioni chiave e, con di mezzo l’estate, ci auguriamo che l’Agenzia delle entrate compia una scelta saggia. Ci sono diversi lati oscuri che il fisco dovrebbe chiarire, anche perché l’incertezza frena la presentazione delle domande. Ormai purtroppo le azioni da intraprendere non si spiegano più nelle leggi, ma con le circolari”. E intanto milioni di euro restano congelati nei caveau di Lugano e dintorni e centinaia di persone temono di finire nella lista degli evasori. Anche perché, com’è noto, la Voluntary è (almeno ad oggi) l’ultima possibilità di rimpatrio “pulito” prima della fine del segreto bancario elvetico. “Ci sono dubbi sulla gestione del contante – ha aggiunto Giallo – e sui reati penali. Un esempio: vengono prescritti quelli prima del 2009 oppure no?”. Insomma: le decisioni su questi due argomenti sposterebbero, e di molto, le scelte degli interessati. “Inoltre – ha sottolineato Amirante – ci sono differenze di prescrizione fra i reati tributari e penali. Nel caso dell’autodenuncia poi, si chiede una ricostruzione della provenienza dei capitali mentre con gli scudi ciò non veniva richiesto perché siamo di fronte a una sanatoria e non a un condono”. Certo, chi è coinvolto dovrà pagare una multa che si stima mediamente attorno all’11% (ma può salire di molto a seconda di quanto siano sporchi i soldi). In cambio, si chiuderà un occhio sul penale.</p>
<p>E per i frontalieri? “Chi è regolarmente assunto con un contratto – ha detto il commercialista Salvatore Giallo – non avrà problemi diversamente dagli ex o da chi è andato in pensione e ha lasciato i soldi in Canton Ticino senza dichiararli. Qui non si scappa: dovrà sanarli. Peggio andrà a chi ha delle posizioni irregolari e abita oltre i 20 chilometri dal confine: queste persone avranno grossi problemi. Infine per i pensionati è in gioco la questione del secondo pilastro. Va dichiarato ma nessuno lo ha mai fatto e la situazione non è chiara”.</p>
<p>L’Agenzia delle Entrate dovrà infatti avere la cortesia di emanare le circolari chiarificatrici, magari con qualche giorno di anticipo sull’attuale scadenza del 30 settembre.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Esportare in Italia attraverso i magazzini IVA</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 15:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste, per chi esporta beni in Italia da paesi extracomunitari, la possibilità di evitare far pagare l’Iva all’importatore italiano?
Beni e servizi venduti da una ditta extra UE a un cliente finale italiano sono sottoposti all’IVA ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Esiste, per chi esporta beni in Italia da paesi extracomunitari, la possibilità di evitare far pagare l’Iva all’importatore italiano?</strong></p>
<p><span id="more-39969"></span>Beni e servizi venduti da una ditta extra UE a un cliente finale italiano sono sottoposti all’IVA italiana.  Nel caso in cui l’operatore svizzero debba effettuare in Italia una prestazione di servizio o venda un prodotto ad un cliente “privato” italiano (in pratica una persona fisica senza partita IVA e che richiede il servizio per uso personale), l’impresa svizzera dovrà essere in possesso, tramite il proprio rappresentante fiscale, della partita IVA italiana.</p>
<p>Se il cliente italiano è un soggetto passivo IVA (vale a dire con partita IVA) il fornitore svizzero fattura senza applicazione né dell’IVA né dell’IVA svizzera. Sarà compito dell’operatore italiano adempiere agli obblighi di legge previsti dall’art. 17 DPR 633/72 con emissione di autofattura.</p>
<p>Nel caso di esportazione in Italia di merci e materiali, ci sono però anche altre possibilità. Quella più usata è rappresentata dalla classica esportazione di beni da paesi non UE: all&#8217;arrivo dei beni  in dogana italiana occorre pagare i dazi e l&#8217;IVA italiana; questo pagamento può essere inizialmente  sopportato dall&#8217;esportatore o dallo spedizioniere  con recupero o riaddebito successivo sul cliente italiano.</p>
<p>Come detto, questa è la forma più usata ma è anche la più onerosa in termini di impegno finanziario. Infatti è vero che  per i soggetti passivi  l&#8217;IVA non è un costo ma è sempre un impegno di liquidità   che in certi momenti potrebbe essere pesante da  affrontare. L&#8217;acquirente italiano pertanto, in tale ipotesi,  avrà una fattura emessa dal proprio fornitore non UE  senza IVA ed avrà una bolla doganale con l&#8217;indicazione dell&#8217;IVA pagata in dogana. L&#8217;acquirente italiano farà quindi le proprie registrazioni contabili seguendo le normali procedure.</p>
<p>La seconda possibilità per l&#8217;esportatore non UE, solo nell&#8217;ottica di agevolare il proprio cliente italiano con partita IVA e quindi essere maggiormente competitivo con i propri prodotti venduti in Italia, è l&#8217;uso dei magazzini IVA. Con questa seconda procedura è possibile effettuare delle esportazioni / importazioni senza pagamento di IVA ma unicamente  col pagamento di dazi se dovuti. Per prima cosa il fornitore non UE  deve identificarsi in Italia  ai fini IVA mediante la nomina di un proprio rappresentante fiscale e quindi ottenere una partita IVA italiana.</p>
<p>Allorché la merce dall&#8217;estero  viene inviata in Italia, alla dogana italiana dovrà essere dichiarata l&#8217;intenzione di introdurre i suddetti beni in magazzini IVA e dovrà essere indicato con precisione il nome e l&#8217;indirizzo del magazzino. Se ci sono dazi da pagare andranno ivi liquidati. Con questa operazione la merce viene immessa in libera pratica  e quindi nazionalizzata italiana. Attualmente questa operazione è gravata da fidejussione che  può essere fornita dal cliente italiano o, come accade più facilmente, dal magazzino IVA che riceverà poi la merce od anche dall&#8217;esportatore non UE.</p>
<p>Questa garanzia è operante solo per le ore che intercorrono dal passaggio dei beni dalla dogana all&#8217;arrivo nel magazzino IVA e serve a garantire l&#8217;Erario che la merce non venga contrabbandata successivamente all&#8217;ingresso in Italia.</p>
<p>Molte volte il fornitore o il cliente italiano o il gestore del magazzino IVA  stipulano  una polizza fidejussoria,  di durata annuale , con una banca o una assicurazione per un valore adeguato alle proprie esigenze di lavoro ,  in modo da poter  operare per  un anno senza alcun problema con IVA ; in pratica si pagano  solo le spese per l&#8217;emissione di una fidejussione.</p>
<p>Successivamente la merce deve essere introdotta nel magazzino IVA prefissato senza alcun bisogno di essere scaricata dal mezzo di trasporto.</p>
<p>Tra il gestore del magazzino IVA e il rappresentante fiscale italiano della ditta estera, telematicamente vengono scambiati i documenti necessari  al rilascio della merce. Normalmente nel giro di 30/ minuti dall&#8217;ingresso nel magazzino IVA l&#8217;operazione è conclusa e  la merce può essere inoltrata a destino.</p>
<p>A questo punto il rappresentante fiscale italiano emetterà la fattura sul cliente italiano (soggetto passivo) senza applicazione IVA e sarà quest&#8217;ultimo ad effettuare nella propria contabilità l&#8217;inversione contabile (registrazione dell&#8217;imponibile più l&#8217;IVA calcolata sia sul registro acquisti che quello delle vendite).</p>
<p>Così facendo si ottempera alle disposizioni di legge (art. 17 DPR 633/72) che prevede appunto la sola    indicazione ai fini fiscali dell&#8217;IVA  sia sul registro IVA vendite che acquisti, ma di fatto resta ininfluente in quanto nulla. La procedura suddetta si applica solo nel caso in cui il cliente italiano è un soggetto passivo con partita IVA.</p>
<p>Questa procedura che è più complicata nella spiegazione che non nell&#8217;attuazione , come detto, è di sicuro vantaggio per il cliente soggetto passivo italiano e di valore commerciale per il fornitore svizzero.</p>
<p>In caso di vendita a privati consumatori italiani, la fattura che emetterà il rappresentante fiscale sarà gravata di IVA e successivamente verrà versata all&#8217;Erario.</p>
<p>(ringraziamo lo studio fiscale Giorgio Rizzi, Milano, studiorizzigiorgio@virgilio.it  per la consulenza)</p>
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		<title>Frontaliere italiano nella Svizzera tedesca</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 16:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ditta presso la quale lavoro si trasferisce dal canton Ticino nella Svizzera tedesca. Vorrei almeno per il momento mantenere il permesso di frontaliere G con rientro settimanale. Posso mantenere la mia iscrizione al servizio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ditta presso la quale lavoro si trasferisce dal canton Ticino nella Svizzera tedesca. Vorrei almeno per il momento mantenere il permesso di frontaliere G con rientro settimanale. Posso mantenere la mia iscrizione al servizio sanitario italiano? Premesso che vivo in uno dei comuni entro i 20 km dalla fascia di confine devo dichiarare le tasse anche in Italia visto che il canton Turgovia non effettua i ristorni? Se si per il calcolo dell&#8217;imposta si tiene conto delle retribuzioni convenzionali, visto che rientrando settimanalmente soggiornerei per oltre 183 gg all&#8217;estero,</p>
<p><span id="more-39472"></span>Per quel che riguarda la Svizzera può mantenere il permesso G, e quindi rimanere affiliato al sistema sanitario italiano. Il fatto che lei non lavora in Ticino, ma in Turgovia potrebbe provocare domande da parte dell&#8217;Agenzia delle entrate italiana, se questo suo cambiamento di luogo di lavoro venisse scoperto (vedi:  http://www.infoinsubria.com/2011/08/frontaliere-a-zurigo/). Se vuole fare le cose in regola deve dichiarare il salario svizzero in Italia facendo capo alle retribuzioni convenzionali, oppure dichiarando le entrate con la deduzione di 6700 euro come per i frontalieri fuori fascia. Potrà detrarre anche le imposte alla fonte prelevate in Svizzera.</p>
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		<title>Tassazione assegni familiari svizzeri in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 05:23:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io sono un frontaliere e abito fuori dalla fascia dei 20 km, dunque ogni anno faccio l’unico in Italia. Ho tre figli, gli assegni familiari Svizzeri in Italia vengono tassati? Gli assegni familiari non dovrebbero ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Io sono un frontaliere e abito fuori dalla fascia dei 20 km, dunque ogni anno faccio l’unico in Italia. Ho tre figli, gli assegni familiari Svizzeri in Italia vengono tassati? Gli assegni familiari non dovrebbero essere sempre netti e dunque non tassabili per normativa? Vi sarei molto grado di spiegare questo punto in quanto anche il mio commercialista non sa come comportarsi in merito.</strong></p>
<p><span id="more-38717"></span>Non siamo a conoscenza di una normativa specifica riguardante il trattamento degli assegni familiari svizzeri da parte del fisco italiano. In Svizzera gli assegni familiari vengono tassati come ogni altra componente del reddito. In Italia no. A nostro parere in Italia gli assegni familiari non devono venir considerati imponibili.</p>
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		<title>Risiedere in Italia e lavorare in Svizzera come indipendenti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2014 15:41:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo una coppia svizzera. Vorremmo stabilirci a vivere in Italia continuando la nostra attività lavorativa in Svizzera. La nostra intenzione è quella di vivere tre settimane al mese in Italia e una settimana al mese ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Siamo una coppia svizzera. Vorremmo stabilirci a vivere in Italia continuando la nostra attività lavorativa in Svizzera. La nostra intenzione è quella di vivere tre settimane al mese in Italia e una settimana al mese tornare in Svizzera a lavorare (siamo dipendenti della nostra società). Vorremmo mantenere il nostro domicilio (possediamo una casetta) e la cassa malati in Svizzera. Vorremmo acquistare una casetta in Italia, vivere dei nostri risparmi e dell&#8217;attività lavorativa stipendiata in Svizzera. Le mie domande sono: dovremo pagare delle tasse sul nostro lavoro già tassato in Svizzera anche in Italia? Se acquistiamo una casa in Italia, ci saranno delle tasse anche per quella?</strong></p>
<p><span id="more-37967"></span>Sia per l’Italia che per la Svizzera vale il principio che si è tenuti a prendere il domicilio nel paese in cui si vive per più di 183 giorni all’anno (metà dell’anno). Se vivete tre settimane al mese in Italia dovete prendere la residenza in Italia e pagare le tasse lì. In pratica, per l’Italia, sarete dei frontalieri non fiscali: dovrete dichiarare il vostro reddito svizzero, ma potrete detrarre le tasse già pagate in Svizzera (vedi: http://www.infoinsubria.com/2011/12/quante-tasse-paga-un-frontaliero-fuori-zona/)</p>
<p>Il domicilio svizzero diventerà la vostra residenza secondaria. Sulla casa che volete comperare in Italia dovrete pagare l’Imu (Imposta municipale unica) e altre tasse locali (p. es. la Tasi). Le aliquote sono comunque molto più basse di quelle svizzere.</p>
<p>Le casse malati svizzere in genere offrono la possibilità di rimanere assicurati anche se si risiede all’estero, ma è meglio chiedere. Se decidete di trascorrere in Italia più di 183 giorni all’anno dovrete iscrivervi nell’anagrafe comunale dei residenti.</p>
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		<title>Il frontaliere che fa il cuoco in Egitto</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2014 09:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salve, mi è stato offerto un lavoro all’estero, in Egitto, come cuoco con un contratto svizzero senza che risulti in Italia. Il quesito che vorrei porre è questa: ma a livello contributivo e fiscale come ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Salve, mi è stato offerto un lavoro all’estero, in Egitto, come cuoco con un contratto svizzero senza che risulti in Italia. Il quesito che vorrei porre è questa: ma a livello contributivo e fiscale come funzione?</strong></p>
<p><span id="more-37024"></span>Lei pagherà le tasse in Svizzera e sarà affiliato al sistema previdenziale svizzero (AVS, assicurazione di base; AI, assicurazione invalidità, AD: disoccupazione, II pilastro: fondo pensionistico). Le consigliamo di controllare che i contributi vengano versati. Se non abita in zona di confine, in Egitto le converrà iscriversi all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), a meno che il datore di lavoro non richieda un permesso B: in questo caso risulterà domiciliato in Svizzera e deve iscriversi all’Aire in Svizzera. Se non si iscrive all&#8217;Aire, risulta residente in Italia e deve dichiarare il suo reddito in Italia. Nei confronti del fisco egiziano questa situazione non è comunque regolare: in linea di principio le tasse vanno pagate dove si lavora.</p>
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		<title>Consulente italiano in Svizzera</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2014 07:17:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Opero come consulente da libero professionista sia in Italia che in Svizzera. Mi è stato chiesto di associarmi ad una  società svizzera per il medesimo compito. Come funziona la tassazione e contributi? Il rapporto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Opero come consulente da libero professionista sia in Italia che in Svizzera. Mi è stato chiesto di associarmi ad una  società svizzera per il medesimo compito. Come funziona la tassazione e contributi? Il rapporto verrebbe subordinato a un contratto di lavoro da dipendente e/o socio con conseguente chiusura della mia partita IVA</strong></p>
<p><span id="more-36854"></span>Se il rapporto è &#8220;subordinato a un contratto di lavoro da dipendente” sarà soggetto agli oneri sociali svizzeri e la tassazione del suo reddito avverrà alla fonte. Se risiede in uno dei comuni appartenenti alla fascia dei 20Km sarà esonerato dal presentare la dichiarazione fiscale in Italia mentre se risiede all&#8217;esterno di questa fascia dovrà invece fare anche la dichiarazione fiscale italiana.</p>
<p>Se invece il rapporto sarà di tipo indipendente la competenza impositiva varia a seconda che ci sia o no una &#8220;stabile organizzazione&#8221; (rispettivamente una &#8220;base fissa&#8221;) in Svizzera: se questa non c&#8217;è il reddito sarà esclusivamente imposto in Italia altrimenti i redditi saranno tassati in entrambi gli Stati con il riconoscimento in Italia del credito per le imposte già pagate in Svizzera.</p>
<p>(ringraziamo per i suggerimenti lo studio <a href="mailto:tizianabarranca@gmail.com">tizianabarranca@gmail.com</a>)</p>
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		<title>Collaborazione occasionale dall&#8217;Italia con l&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 09:42:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho una collaborazione occasionale da svolgere in Italia, committente società tedesca, e vorrei capire come si deve comportare tale società nei miei confronti per essere in regola con il fisco Italiano. Posso emettere semplice ricevuta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho una collaborazione occasionale da svolgere in Italia, committente società tedesca, e vorrei capire come si deve comportare tale società nei miei confronti per essere in regola con il fisco Italiano. Posso emettere semplice ricevuta a giustificativo del lavoro svolto? La società tedesca può versare la ritenuta d&#8217;acconto e se la mia prestazione dovesse superare i 5&#8242;000 € anche i contributi Inps?  Vi ringrazio per la Vostra consulenza.</p>
<p><span id="more-36671"></span>La ditta tedesca non può versare la ritenuta d’acconto e i contributi in Italia.  Va quindi emessa una ricevuta per prestazione occasionale senza ritenuta d’acconto. Il reddito va poi da lei dichiarato nel Modello Unico o 730. Se la prestazione dovesse superare i 5&#8242;000  € e lei non potesse scaglionare la fattura su due anni, le conviene aprire una partita Iva.</p>
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		<title>Attività indipendente e partita IVA svizzera</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Mar 2014 08:26:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Risiedo da circa 6 mesi in Svizzera con permesso B e lavoro come dipendente. Sono ingegnere ed in Italia, prima di trasferirmi, avevo la PIVA che ora ho chiuso. Due delle ditte a cui facevo delle consulenze (progetti) ancora mi domandano di lavorare per loro, se volessi farlo dalla Svizzera a cosa vado incontro fiscalmente? Ho bisogno di PIVA svizzera e debbo emettere fatture?</strong></p>
<p><span id="more-36574"></span>In Svizzera è necessario dotarsi di partita Iva a partire da una cifra d’affari annua di almeno Fr. 100’000. In caso contrario la partita Iva non è necessaria. Bisogna però annunciare la propria attività &#8211; nel suo caso accessoria &#8211; indipendente all’Ufficio delle assicurazioni sociali del cantone in cui risiede, in quanto le entrate sono sottoposte alle trattenute AVS/AI. Verrà quindi affiliato a una Cassa cantonale di compensazione. Dovrà inoltre dichiarare gli introiti della sua attività indipendente accessoria al fisco svizzero: probabilmente le chiederanno di compilare una dichiarazione fiscale ordinaria, nella quale dichiarerà le entrate realizzate. I contributi AVS/AI verranno calcolati sulla base della decisione di tassazione.</p>
<p>Quanto ai clienti italiani, lei fatturerà loro le sue prestazioni senza Iva, in quanto l’Iva va caricata solo sulle fatture emesse a carico di clienti svizzeri. Il cliente italiano &#8211; ma di questo lei non si deve occupare &#8211; dovrà poi autofatturarsi l’Iva italiana. Se non l’ha ancora fatto, si affretti ad iscriversi all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), in modo da evitare vincoli fiscali con l’Italia.</p>
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		<title>Fiscalità: no di Lussemburgo e Austria</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2014 21:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scambio automatico informazioni]]></category>

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Lussemburgo e Austria continuano a opporsi allo scambio automatico delle informazioni in chiave anti-evasione. La questione potrebbe delle ripercussioni anche sulle trattative con la Svizzera.
Nuovo no di Lussemburgo e Austria alla revisione della direttiva ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_36531" class="wp-caption alignleft" style="width: 232px"><a href="/wp-content/uploads/2014/03/Schermata-03-2456728-alle-22.33.322.png"><img class="size-medium wp-image-36531" title="Schermata 03-2456728 alle 22.33.32" src="/wp-content/uploads/2014/03/Schermata-03-2456728-alle-22.33.322-222x300.png" alt="" width="222" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La sala della Commissione europea</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Lussemburgo e Austria continuano a opporsi allo scambio automatico delle informazioni in chiave anti-evasione. La questione potrebbe delle ripercussioni anche sulle trattative con la Svizzera.<span id="more-36528"></span></strong></p>
<p>Nuovo no di Lussemburgo e Austria alla revisione della direttiva risparmi, quella che consente di estendere a tutta l’Unione europea, lo scambio automatico di informazioni in chiave anti-evasione.</p>
<p>La questione, che interessa anche la Svizzera, è stata quindi rimandata al prossimo vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue previsto il 20-21 marzo prossimo. In quella sede si capirà se  Lussemburgo e Austria si piegheranno al diktat di Bruxelles.</p>
<p><strong>MB</strong></p>
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