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	<title>infoinsubria &#187; Economia</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Macché frontalieri!</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 12:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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Il luogo comune recita che in Ticino la disoccupazione sia più elevata della media nazionale a causa dell’alto numero di frontalieri. Dal confronto con la situazione a Basilea-città risulta piuttosto che questa disparità sia ...]]></description>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_7752" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2010/12/Frontalieri-dogana-11.jpg"><img class="size-medium wp-image-7752" title="Frontalieri-dogana-1" src="/wp-content/uploads/2010/12/Frontalieri-dogana-11-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text"> (foto Infoinsubria)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Il luogo comune recita che in Ticino la disoccupazione sia più elevata della media nazionale a causa dell’alto numero di frontalieri. Dal confronto con la situazione a Basilea-città risulta piuttosto che questa disparità sia dovuta alle caratteristiche strutturali dell’economia ticinese. Vi proponiamo in merito la riflessione di Angelo Rossi, che pubblichiamo per gentile concessione di Azione, settimanale di Migros Ticino.</strong></p>
<p><span id="more-40604"></span>Molte volte una cosa può apparire più complicata di quello che eﬀettivamente è, perché non si vuole cambiare il punto d’osservazione. Personalmente reputo che questa aﬀermazione sia valida anche nei confronti del contestato rapporto tra evoluzione della disoccupazione e aumento del contingente di frontalieri in Ticino. Eccone la prova.</p>
<p>Se invece di chiederci se esiste un rapporto tra disoccupazione e frontalieri ci chiedessimo quali siano i fattori che determinano la disoccupazione in Ticino, che cosa troveremmo? Essenzialmente tre cose. In primo luogo che il tasso di disoccupazione ticinese di oggi è molto inferiore a quello che vigeva prima dell’introduzione della libera circolazione (2001). In secondo luogo che esiste, come ci si poteva attendere, una correlazione negativa tra crescita dell’economia regionale e disoccupazione. Questo signiﬁca che quando il tasso di crescita del Pil ticinese è elevato, il tasso di disoccupazione è basso e viceversa. Con una eccezione: il periodo 2004-2007 durante il quale il tasso di crescita fu elevato e la disoccupazione pure. In terzo luogo che il tasso di disoccupazione ticinese, di regola, è più elevato di quello medio svizzero.</p>
<p>Riassumiamo: la disoccupazione in Ticino segue l’andamento della congiuntura nazionale. I suoi alti e i suoi bassi non sono diversi da quelli che si registrano a livello nazionale. L’unica diﬀerenza con la media svizzera è data dal fatto che in Ticino il tasso di disoccupazione è, in media, di un 1% più elevato che a livello nazionale. Ma è chiaro perché, direbbero i sostenitori della tesi che la disoccupazione è legata al crescere del frontalierato: è perché in Ticino si occupano troppi frontalieri.</p>
<p>Per vedere se questa tesi è fondata, o no, basterebbe allora confrontare l’evoluzione della disoccupazione in Ticino con quella di un cantone che occupa pure un numero elevato di frontalieri, per esempio il canton Basilea-città. Se fossero i frontalieri a gonﬁare la disoccupazione dovremmo trovare anche nel caso di Basilea-città un tasso di disoccupazione superiore alla media. E invece non è così. Abbiamo esaminato i valori del tasso di disoccupazione dei due cantoni nel periodo 1994-2013 e abbiamo riscontrato che gli stessi diﬀeriscono in media di un 1,1%.</p>
<p>In altri termini, il tasso di disoccupazione del Ticino è in media sempre superiore al tasso di disoccupazione di Basilea-città di un 1,1%. Questo signiﬁca che la disoccupazione di Basilea-città è in generale leggermente inferiore alla media nazionale. Nel periodo precedente l’introduzione della libera circolazione, ossia dal 1994 al 2000, il tasso medio di disoccupazione del Ticino era addirittura di un 2% superiore a quello di Basilea-città. Dal 2001 al 2013, la diﬀerenza si è ridotta a 0,67%.</p>
<p>Volessimo cercare di spiegare perché il tasso di disoccupazione ticinese è sempre superiore a quello basilese non andremmo di certo a prendere un fattore come i frontalieri, perché questi sono numerosi in Ticino come a Basilea-città. Guarderemmo piuttosto alle diﬀerenze di struttura delle due economie regionali. Due rami molto importanti dell’economia ticinese come l’edilizia e il turismo sono purtroppo condizionati da un’attività stagionale. Nei mesi invernali la loro attività si riduce di molto e il numero degli occupati altrettanto. Il cattivo tempo come fattore determinante della disoccupazione è molto più importante in Ticino che a Basilea-città. Molto probabilmente questo fattore basterebbe a spiegare le diﬀerenze nel tasso di disoccupazione tra i due cantoni.</p>
<p>E i frontalieri? I frontalieri ci sono in Ticino come a Basilea-città. In Ticino come a Basilea-città sembrano aver contribuito a far diminuire il tasso di disoccupazione, almeno rispetto ai valori che aveva raggiunto nella seconda metà degli anni Novanta dello scorso secolo. A Basilea-città sono in generale benvenuti e non si vorrebbe mai farne a meno. In Ticino no: ma questa ostilità ai frontalieri non si può spiegare con ragioni economiche.</p>
<p><strong>Angelo Rossi</strong></p>
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		<title>Prelievi dai conti svizzeri: inasprimento delle norme non sempre giustificato</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2015/11/conti-in-nero-prelievi-meno-difficili/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2015 11:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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Il Tribunale federale svizzero ha accolto il ricorso di un cittadino italiano a cui la banca luganese in cui aveva depositato i suoi soldi aveva rifiutato il prelievo. Diventa quindi più difficile ...]]></description>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_3171" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2010/04/Lugano-pano1-.jpg"><img class="size-medium wp-image-3171" title="Lugano-pano1" src="/wp-content/uploads/2010/04/Lugano-pano1--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Lugano (foto © L. Holländer)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il Tribunale federale svizzero ha accolto il ricorso di un cittadino italiano a cui la banca luganese in cui aveva depositato i suoi soldi aveva rifiutato il prelievo. Diventa quindi più difficile per le banche svizzere rifiutare ai clienti il ritiro dei capitali depositati. Secondo il Tribunale, per potersi opporre al prelievo le banche devono poter dimostrare di correre concretamente il pericolo di diventare punibile per complicità nel reato di autoriciclaggio.</strong></p>
<p><span id="more-40592"></span>Le nuove norme italiane introdotte con la “voluntary disclosure”, cioè con la possibilità di regolarizzare i capitali italiani depositati in nero Svizzera, prevedono, per chi non regolarizza la propria posizione con il fisco, anche un inasprimento delle misure contro l’esportazione illegale di capitali. I funzionari bancari che assistono i clienti nell’apertura di conti in nero si rendono colpevoli di concorso in riciclaggio.</p>
<p>Per evitare questo pericolo, la maggior parte delle banche della piazza di Lugano, a partire da una certa somma, chiede ormai ai clienti che vogliono effettuare dei prelievi, di certificare l’avvenuta dichiarazione al fisco italiano dei loro averi. La sentenza del Tribunale federale rende ora un po’ più difficile questa pratica, in quanto si chiede alla banca di dimostrare l’esistenza di sospetti concreti.</p>
<p>In vista dell’entrata in vigore, al più tardi fra due anni, dello scambio automatico delle informazioni fiscali, è comunque chiaro che l’atteggiamento delle banche svizzere nei confronti di movimenti di capitale proveniente dall’estero rimarrà improntato a una grande prudenza.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Ticino: turisti in forte calo</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 11:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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Secondo le statistiche provvisorie fornite dall’Ufficio federale di statistica (UST), la domanda di turismo nel  canton Ticino ha subito una brusca frenata nel corso dell’estate 2015. Infatti, nel trimestre giugno &#8211; agosto 2015 i ...]]></description>
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<div id="attachment_10501" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/04/Turista-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-10501" title="Turista-1" src="/wp-content/uploads/2011/04/Turista-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">C&#39;erano una volta i turisti (foto Liliana Holländer)</p></div>
<p>Secondo le statistiche provvisorie fornite dall’Ufficio federale di statistica (UST), la domanda di turismo nel  canton Ticino ha subito una brusca frenata nel corso dell’estate 2015. Infatti, nel trimestre giugno &#8211; agosto 2015 i pernottamenti alberghieri sono stati  870&#8242;369, in calo del l’8.4  %  (quasi 80mila presenze) rispetto allo stesso periodo del 2014.</strong></p>
<p><span id="more-40530"></span>In questo contesto è particolarmente pesante il tonfo avvenuto in agosto, mese in cui si sono registrate 309&#8242;140 presenze, il 13.0% in meno rispetto allo scorso anno. Dall’inizio dell’anno i pernottamenti in Ticino sono stati 1&#8242;550&#8242;401 e si sono ridotti del 6.7%, per un calo di circa 110mila presenze rispetto al 2014.</p>
<p>Per quanto riguarda  la  situazione in Svizzera, si osserva che il trimestre estivo si è chiuso senza variazioni rispetto all’estate 2014 sul fronte delle presenze, mentre gli arrivi sono aumentati del 3.0%, pari a circa 170mila turisti in più. Da gennaio ad agosto il numero di turisti presso le strutture alberghiere elvetiche è aumentato di circa 260mila unità (+2.2%) a cui, però, fanno capo un numero di presenze che è diminuito di circa 120mila unità (-0.5%) rispetto al 2014.</p>
<p>Tornando alla situazione ticinese,  tutte e quattro le organizzazioni turistiche ticinesi hanno riportato una riduzione della domanda. Il periodo estivo del 2015 è risultato particolarmente difficile per Lago Maggiore e Valli, regione nella quale le presenze sono calate di 41&#8242;556 unità (-8.8%). A seguire vi sono il Luganese con  25&#8242;218 pernottamenti alberghieri in meno rispetto all’estate 2014 (-7.0%), Bellinzona e Alto Ticino dove i pernottamenti sono diminuiti di circa 9&#8242;500 unità (-13.1%) e Mendrisiotto e Basso Ceresio con una flessione di 3&#8242;227 presenze in un anno (-7.3%).</p>
<p>Per quanto riguarda  le diverse categorie alberghiere, l’unica che riesce a contenere le perdite è quella dei 4 stelle, i quali hanno perso solo lo 0.9% rispetto all’estate dello scorso anno (il bilancio dall’inizio dell’anno è invece positivo con una crescita dell’1.2%). Particolarmente marcata la riduzione per i 3 stelle che hanno subito una flessione nella domanda di oltre 25mila presenze (-9.9%).</p>
<p>Il dato più evidente che ha caratterizzato l’estate 2015 è senza dubbio l’ importante riduzione della domanda proveniente dalla Confederazione: tra giugno e agosto, infatti, le presenze svizzere in territorio ticinese sono state 531&#8242;355, quasi 38mila in meno rispetto ad un anno fa (-6.7%). Si tratta, questo, del dato più basso registrato dal 1992 ad oggi per quello che riguarda le presenze svizzere nel settore alberghiero ticinese.  Sul fronte della domanda estera la flessione è stata pari a circa 40mila pernottamenti, il 10.9% in meno del 2014.</p>
<p>Protagonisti di questo calo i visitatori tedeschi, le cui presenze sono diminuite del 23.1% nei tre mesi estivi.  Meno marcata la riduzione della domanda italiana (-6.6% nei pernottamenti). In controtendenza si osserva la performance dei turisti statunitensi (+4.4%), cinesi (+24.1%) e quelli provenienti dai Paesi del Golfo (+9.9%) i cui numeri assoluti rimangono, però, ancora poco rilevanti.</p>
<p><strong>Red./Comunicato O-Tur)</strong></p>
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		<title>Ticino: tasso di disoccupazione invariato in settembre</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 08:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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In settembre in Ticino  i disoccupati iscritti presso gli uffici regionali di collocamento erano 5397. Il tasso di disoccupazione è fermo al 3,4%, come nel mese precedente. In media, a livello svizzero, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_20053" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2012/03/disoccupazione-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-20053" title="disoccupazione-1" src="/wp-content/uploads/2012/03/disoccupazione-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ufficio regionale di collocamento</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In settembre in Ticino  i disoccupati iscritti presso gli uffici regionali di collocamento erano 5397. Il tasso di disoccupazione è fermo al 3,4%, come nel mese precedente. In media, a livello svizzero, la maggior parte dei disoccupati trova lavoro dopo circa sei mesi di disoccupazione.</strong></p>
<p><span id="more-40533"></span>Complessivamente in Svizzera in settembre erano iscritti agli uffici di collocamento 138’226. Rispetto al mese precedente il loro numero è aumentato di 1’243 unità. Nel mese in rassegna, il tasso di disoccupazione è comunque rimasto invariato al 3,2%.</p>
<p>Il tasso di disoccupazione più alto lo si riscontra nei cantoni della Svizzera occidentale: Ginevra 5,6%, Neuchalte 5,4%, Vaud 4,9%, Giura 4,1%</p>
<p><strong>Red./Comunicato</strong></p>
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		<title>Proroga fino a novembre per la “voluntary disclosure”</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2015 12:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il governo italiano  esteso i termini per l’adesione alla denuncia volontaria al fisco dei capitali non dichiarati al fisco. Gli evasori desiderosi di mettersi in regola avranno ancora tempo fino al 30 novembre per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/12/agenzia-entrate.png"><img class="alignleft size-full wp-image-16499" title="agenzia entrate" src="/wp-content/uploads/2011/12/agenzia-entrate.png" alt="" width="280" height="240" /></a>Il governo italiano  esteso i termini per l’adesione alla denuncia volontaria al fisco dei capitali non dichiarati al fisco. Gli evasori desiderosi di mettersi in regola avranno ancora tempo fino al 30 novembre per aderire alla procedura, e fino al 30 dicembre per presendare la documentazione.</strong></p>
<p><span id="more-40507"></span>La proroga, in presenza di un numero molto elevato di richieste di adesione pendenti, risponde all’esigenza di riconoscere più tempo per completare gli adempimenti previsti, tenuto conto delle problematiche di recepimento della necessaria documentazione, anche in ragione del fatto che l’acquisizione richiede il coinvolgimento di soggetti esteri.</p>
<p>Secondo dati non ufficiali, il governo si aspetta da questo provvedimento introiti tra 3 e 5 miliardi. Sulle adesioni inoltrate finora non sono state pubblicate informazioni, ma sembra che il loro numero sia inferiore al previsto, anche a causa della scarsa chiarezza su molti aspetti del provvedimento.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Voluntary disclosure, &#8220;ecco la proroga&#8221;. Invece no</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 12:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua l&#8217;incredibile balletto sui tempi relativi alla Voluntary disclosure. Doveva essere il Consiglio dei Ministri di oggi (25 settembre), il giorno buono per la proroga. Lo aveva annunciato in mattinata Enrico Zanetti, sottosegretario all&#8217;Economia intervenendo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/09/AgenziaEntrate.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40498" title="AgenziaEntrate" src="/wp-content/uploads/2015/09/AgenziaEntrate-300x113.jpg" alt="" width="300" height="113" /></a>Continua l&#8217;incredibile balletto sui tempi relativi alla Voluntary disclosure. Doveva essere il Consiglio dei Ministri di oggi (25 settembre), il giorno buono per la proroga. Lo aveva annunciato in mattinata Enrico Zanetti, sottosegretario all&#8217;Economia intervenendo al convegno sulla fiscalità internazionale organizzato dall&#8217;ordine dei commercialisti di Brescia. E invece no: per avere l’ufficialità della proroga bisognerà attendere ancora martedì, vale a dire a sole 24 ore dalla scadenza “naturale” della collaborazione volontaria per l’autodenuncia dei capitali detenuti all’estero fra cui, chiaramente, i miliardi di euro italiani ancora nascosti in Svizzera. <span id="more-40497"></span></strong></p>
<p>Lo stesso Zanetti, al termine del Consiglio dei ministri, ha infatti affermato in una nota: &#8220;Il Ministro Padoan mi ha informato che, per una questione tecnica di lavori di consiglio, il decreto sulla proroga della Voluntary disclosure potrebbe slittare al Cdm di martedì. Al di là di questo aspetto puramente tecnico-procedurale, resta ferma la volontà politica di procedervi”. E così contribuenti e commercialisti dovranno aspettare ancora qualche giorno per poter tirare il fiato su una questione che è vissuta su tempi strettissimi: prima con le circolari dell’Agenzia delle Entrate per chiarire alcuni punti, giunte soltanto un mese fa. Poi la proroga, attesa da mesi e che, a questo punto, sarà in zona Cesarini. Una proroga last minute quando di mezzo ballano miliardi di euro e migliaia di persone e contribuenti (molti dei quali tutt&#8217;altro che evasori fiscali).</p>
<p>Il più reticente alla proroga, vale a dire il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, è stato forse convinto a “cedere” a causa delle clausole di salvaguardia che sarebbero scattate se non si fosse deciso di allungare i tempi della Voluntary. Tenendo il 30 settembre, infatti, il Governo avrebbe dovuto aumentare le accise sulla benzina e chiedere maggiori acconti di novembre su Ires e Irap per tenere in piedi i conti rispetto alle mancate entrate sulle stime della Voluntary. L’inasprimento delle tasse sarebbe arrivato proprio pochi giorni dopo gli annunci del premier Matteo Renzi sui futuri tagli fiscali, provocando l’ennesima ondata di polemiche.</p>
<p>Ad ogni modo, stando alle indiscrezioni, lo slittamento dei tempi dovrebbe essere il seguente: 30 novembre come termine ultimo per aderire alla Voluntary e 31 dicembre per presentare la documentazione. Sempre che martedì, a Palazzo Chigi, fili tutto liscio.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>“Semi-proroga” per la dichiarazione volontaria</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 07:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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La proroga auspicata per l’adesione alla “voluntary disclosure” non è arrivata, ma l’Agenzia delle entrate ha modificato i termini di trasmissione della documentazione della procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_7936" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="/wp-content/uploads/2010/12/agenzia-delle-entrate.jpg"><img class="size-full wp-image-7936" title="agenzia-delle-entrate" src="/wp-content/uploads/2010/12/agenzia-delle-entrate.jpg" alt="" width="240" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Anche i frontalieri in balia dell&#39;Agenzia delle entrate?</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La proroga auspicata per l’adesione alla “voluntary disclosure” non è arrivata, ma l’Agenzia delle entrate ha modificato i termini di trasmissione della documentazione della procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il rientro di capitali non dichiarati. I contribuenti hanno ora 30 giorni dalla presentazione dell’istanza di adesione per presentare la documentazione.<br />
</strong></p>
<p><span id="more-40484"></span>Non si tratta di quindi di una proroga vera e propria, ma semplicemente si offre a chi vuole regolarizzare la propria posizione 30 giorni in più per inoltrare la documentazione richiesta.  Per presentare l&#8217;istanza di adesione rimane in vigore la scadenza del 30 settembre. Non è comunque escluso che nei prossimi giorni vengano estesi anche i termini di adesione. La procedura si rivela infatti piuttosto complicata e non tutti i punti sono stati completamente chiariti.</p>
<p>I decreti attuativi e le circolari pubblicate per spiegare la procedura si sono susseguiti per tutta l’estate, a dimostrazione della complessità della materia e della presenza di numerosi aspetti che richiedono ulteriori spiegazioni. Molti commercialisti hanno quindi tenuto in sospeso la pratica di adesione. Le richieste giunte all’Agenzie delle entrate sarebbero circa 15’000, un numero inferiore a quello preventivato. Il gettito del provvedimento potrebbe quindi rivelarsi inferiore al previsto.</p>
<p>Un fattore importante che frena l’adesione è quello dei costi. Alla tassazione dei redditi sottratti al fisco si aggiungono infatti gli onorari da pagare ai professionisti e le spese per allestire la documentazione. E a questo proposito i commercialisti si lamentano per le somme richieste dalla banche svizzere per fornire gli estratti conto, che in certi casi arriverebbero anche a 1000 euro per estratto.</p>
<p>D’altro canto la voluntary disclosure potrebbe essere l’ultima possibilità per regolarizzare la propria posizione ed evitare gravi problemi con la legge, visto che per gli evasori sono previste ipotesi di reato comparabili a ricettazione e frode fiscale. E con lo scambio automatico di informazioni fiscali in vista, a cui ha aderito anche la Svizzera, sfuggire alle sanzioni potrebbe diventare sempre più difficile.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Formaggi, pesce e olio di lago. Eccellenze insubriche da preservare</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 13:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Insubria]]></category>

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		<description><![CDATA[I sapori intensi del formaggio delle Prealpi, il gusto delicato dell&#8217;olio e del pesce di lago. Il tutto innaffiato da vino ticinese. Sono stati questi prodotti i protagonisti del convegno “Eccellenze alimentari e salvaguardia dell&#8217;ambiente” ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/09/Alpeggi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40471" title="Alpeggi" src="/wp-content/uploads/2015/09/Alpeggi-300x143.jpg" alt="" width="300" height="143" /></a>I sapori intensi del formaggio delle Prealpi, il gusto delicato dell&#8217;olio e del pesce di lago. Il tutto innaffiato da vino ticinese. Sono stati questi prodotti i protagonisti del convegno “Eccellenze alimentari e salvaguardia dell&#8217;ambiente” organizzato oggi (12 settembre) dai Lions per la Regio insubrica e dalla Comunità di lavoro della Regio insubrica. L&#8217;incontro, tenuto a Villa Cagnola di Gazzada Schianno (Varese), ha ospitato una dozzina di interventi di esperti dei vari settori e, dopo le relazioni, si è vissuto un momento di incontro fra i produttori e gli ospiti dell&#8217;appuntamento scientifico-alimentare.<span id="more-40470"></span></strong></p>
<p>Chiaramente si tratta di prodotti di nicchia ma, come emerso dagli interventi, essi rappresentano un valore aggiunto sia per l&#8217;alimentazione spesso rovinata dall&#8217;omologazione dei “sapori di plastica”, sia come presidio per il territorio. “In una ricerca sui formaggi lombardi – ha spiegato Milena Basca, ricercatrice dell&#8217;Ispa Cnr – abbiamo notato come in alcune aree della pianura, le aziende produttrici di latte utilizzassero tanto fieno per nutrire i bovini ma, evidentemente di medio-bassa qualità. Mentre nelle aree insubriche, specialmente fra Como e Lecco ci fossero imprese che fornivano molto più lino rispetto al tradizionale unifeed (il metodo di somministrazione degli alimenti che ha soppianta la dieta tradizionale delle vacche, ndr)”. Risultato: “All&#8217;assaggio, quasi tutti indicavano come migliori i prodotti prealpini che, fra l&#8217;altro, spiccavano anche come qualità nutrizionali”. Nella provincia dei sette laghi non poteva poi mancare un intervento sul pesce: “Una risorsa – ha sottolineato l&#8217;ittiologo Cesare Puzzi – che ora sta sviluppando ittioturismo, pescaturismo e soprattutto fornisce prodotti di qualità alla ristorazione locale. Nel Verbano e nel Ceresio sono stabili le presenze di persico e lavarello, mentre le specie esotiche come il luccioperca, il carassio e il siluro possono essere apprezzati da quelle comunità che li conoscono e li sanno cucinare meglio come gli stranieri dell&#8217;est Europa. Infine alcuni interventi nei collegamenti fra laghi e fiumi hanno permesso la ricomparsa del barbo e, sul lago di Como, è da due anni che è tornata l&#8217;alborella. Chissà mai che questo esemplare tanto abbondante in passato torni presto a popolare anche le acque varesine. Per ora comunque le eccellenze non mancano e fra i prodotti lavorati si segnalano affumicato, bottarghe, marinato e pesce in carpione”.</p>
<p>Tornando sulla terra ferna, uno dei nemici principali dell’agricoltura è il bosco: “Dobbiamo fermare l’avanzata – ha affermato Loris Ferrari, caposezione agricoltura del Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino – perché ogni prato che scompare è una risorsa in meno per l’alimentazione e un rischio per gli eventuali dissesti idrogeologici. Inoltre dobbiamo batterci in Confederazione affinché il 5% del budget nazionale destinato all’agricoltura resti tale e non scenda ulteriormente”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Il franco svizzero perde terreno</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 13:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sollievo per l’industria svizzera: l’euro si è ulteriormente rafforzato, superano per la prima volta dall’abolizione del cambio minimo la soglia di Fr 1,10. Il rafforzamento viene messo in relazione con il miglioramento dei dati congiunturali ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/09/franco-svizzero.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40456" title="franco-svizzero" src="/wp-content/uploads/2015/09/franco-svizzero-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Sollievo per l’industria svizzera: l’euro si è ulteriormente rafforzato, superano per la prima volta dall’abolizione del cambio minimo la soglia di Fr 1,10. Il rafforzamento viene messo in relazione con il miglioramento dei dati congiunturali dell’eurozona, e con altri fattori.</strong></p>
<p><span id="more-40455"></span>Dopo essere sceso a un minio di Fr. 0,96 con l’abbandono della difesa del cambio minimo di Fr. 1,20 in gennaio, il franco svizzero ha avuto un corso altalenante. Ora per la prima volta raggiunge la quota Fr. 1,10, che l’export svizzero ritiene sufficiente per mantenere la competitività sui mercati mondiali.</p>
<p>A questo sviluppo hanno contribuito diversi fattori, come i tassi negativi introdotti dalla Banca nazionale svizzera sui depositi in franchi, la perdita di terreno del dollaro dovuta all’incertezza sul futuro dei tassi d’interesse americani. Ma si osserva anche un miglioramento dei dati congiunturali dell’eurozona, che potrebbe anche approfittare nei prossimi mesi di un forte rilancio dei consumi grazie all’arrivo di centinaia di migliaia di profughi.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Italia: riparte la produzione industriale</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 13:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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A luglio 2015 l&#8217;indice destagionalizzato della produzione industriale italana è aumentato dell&#8217;1,1% rispetto a giugno: si tratta del miglior risultato dal giugno 2014. Si tratta di un dato molto positivo, affermano gli osservatori, che potrebbe ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_13589" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/09/fabbrica-cc-Guglielmo-Celata.jpg"><img class="size-medium wp-image-13589" title="fabbrica (cc Guglielmo Celata)" src="/wp-content/uploads/2011/09/fabbrica-cc-Guglielmo-Celata-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Fabbrica (cc Guglielmo Celata)</p></div>
<p>A luglio 2015 l&#8217;indice destagionalizzato della produzione industriale italana è aumentato dell&#8217;1,1% rispetto a giugno: si tratta del miglior risultato dal giugno 2014. Si tratta di un dato molto positivo, affermano gli osservatori, che potrebbe indicare una crescita del PIL superiore alle previsioni.</strong></p>
<p><span id="more-40459"></span>Dai dati dell’Istituto italiano di statistica, la crescita della produzione industriale coinvolge tutti i principali settori produttivi: a luglio l&#8217;indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive in tutti i raggruppamenti. Aumentano, infatti, l&#8217;energia (+7,1%), i beni di consumo (+1,0%), i beni intermedi (+0,6%) e i beni strumentali (+0,3%).</p>
<p>In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a luglio 2015, un forte aumento nel comparto dell&#8217;energia (+10,7%) dovuto principalmente a fattori climatici; aumentano anche i beni strumentali (+5,3%) e i beni di consumo (+1,8%) mentre i beni intermedi segnano l&#8217;unica variazione negativa (-1,3%).</p>
<p>Per quanto riguarda i settori di attività economica, a luglio 2015, i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+20,1%), della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+12,0%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+11,7%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori dell&#8217;attività estrattiva (-5,0%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-2,4%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-0,8%).</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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