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	<title>infoinsubria &#187; Breva &amp; Tivàn</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Brambilla, un cognome della val Brembana</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 12:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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Molti i nomi che hanno radici «terragne»: come quello della val Brembana in cui ravvisiamo il signiﬁcato base di «terreno inzuppato d’acqua, zona paludosa». In effetti tale rimase a lungo il territorio (prima delle ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_9029" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/02/LagoBecco-orobicon.jpg"><img class="size-medium wp-image-9029" title="LagoBecco-orobicon" src="/wp-content/uploads/2011/02/LagoBecco-orobicon-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Il lago Becco, in val Brembana (foto cc orobicon)</p></div>
<p><strong>Molti i nomi che hanno radici «terragne»: come quello della val Brembana in cui ravvisiamo il signiﬁcato base di «terreno inzuppato d’acqua, zona paludosa». In effetti tale rimase a lungo il territorio (prima delle numerose boniﬁche intervenute nei secoli). </strong></p>
<p><span id="more-9026"></span>Siamo dinnanzi al dialetto bresciano terren bremb , terreno in cui il piede affonda nell’acqua. Il verbo brombà , brembà «essere intriso d’acqua» ricorre (come ben risulta dal Vocabolario dei nostri dialetti: VDSI) in varie parlate lombarde e svizzero-italiane, sì che in origine brembo non era un nome proprio, bensì la concreta designazione di una zona acquitrinosa. Val Brembana signiﬁcava «valle segnata da vari impaludamenti». La qualiﬁca dialettale sarà poi fatta divenire nome proprio. A sua volta, come in numerosi altri casi, il termine di terr bremb verrà via via esteso a designare le acque del ﬁume che scorreva in questo genere di zone.</p>
<p>Ne nacque uno dei più frequenti cognomi lombardi, i <strong>Brambilla</strong> che, in sé, muovono da Brembilla , oggi comune politico appunto della val Brembilla e torrente tributario di destra della val Brembana. La gente (qui come per Magadin «terreno paludoso» poi riservato anche a indicare il villaggio) insisteva sul fattore del terreno molle, che rendeva ulteriormente difficile il lavoro al contadino. Il nome locale suona in sé Brembéla , ossia «piccola zona umida» e poi «piccolo corso d’acqua che conﬂuisce nel Brembo».</p>
<p>Già nel Quattrocento numerosi Brembilla (poi il nome venne fatto diventare Brambilla) convergono come lavoranti agricoli sui dintorni di Milano: il primo riscontro di cui sin qui disponiamo è del 1447, appunto in contesti milanesi.</p>
<p>L’emigrazione (non solo nel Settecento e Ottocento) tocca moltissime famiglie, mentre si aprono squarci ricchi di umanità e di sacriﬁci. Qui non possiamo far altro che ricordare alcuni cognomi bergamaschi che si espandono in Lombardia (e Svizzera italiana) come <strong>Locatelli</strong>, <strong>Nembrini</strong>, <strong>Bolis</strong>, <strong>Ongis</strong>, <strong>Pasteris</strong>, <strong>Zois</strong> . Sono degli ablativi plurali quali usavano nel loro latino i parroci intenti a stendere i registri di matrimonio e di battesimo. Altri casi? Anche <strong>Brumana</strong> è comunità della vall’Imagna da cui, per secoli, emigrano molte famiglie: si insediano prima a Bergamo, poi a Milano, Brescia, Como. Pure i <strong>Pesenti</strong> sono originari di Almenno San Bartolomeo (Brembana); della zona anche i <strong>Poni</strong> che è un interessante derivato da <strong>Filipponi</strong> . Oggi li si incontra in varie comunità lombarde ed emiliane.</p>
<p>In cognomi come <strong>Vabanesi</strong>, <strong>Milesi</strong>, <strong>Cortesi</strong> balugina quell’uscita –esi che era caratteristica di queste zone; sì che Cortesi non vuol dire «persona gentile», bensì «contadino che era addetto a una corte agricola». Decisero di emigrare anche gruppi come i <strong>Ghirla</strong> : il nome di famiglia si documenta (in vari punti lombardi) quanto meno dal 1382 ed era riferito ai soldati addetti alla Ghirla, alla fortiﬁcazione campale (travi e legname vario) che in tempo di tensioni militari impediva a nemici e sospetti di percorrere una certa strada. Da zone bergamasche mossero verso Milano anche i <strong>Sonzogno</strong> : vi diverranno uno dei più fortunati editori dell’Ottocento e del primo Novecento. Il cognome continua il nome della località di Sumzogn, come veniva e viene detta la parte più alta del comune di Zogno (con z sonora), che è il capoluogo della val Seriana.</p>
<p><strong>Ottavio Lurati</strong></p>
<p>(per gentile concessione di <strong><a href="http://epaper.azione.ch/ee/azion/_main_/2010/12/27/001/">Azione</a></strong>, settimanale di Migros Ticino)</p>
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		<title>Prezzo del caffé: 15 € la tazzina</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 09:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micand</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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Il prezzo di una tazzina può arrivare fino a 15 euro, ha il nome esotico di &#8220;kopi luwak&#8221; e viene prodotto con sterco di zibetto: è il caffè più caro del mondo. Fra le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_8896" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/01/kopi-luwak.jpg"><img class="size-medium wp-image-8896" title="kopi-luwak" src="/wp-content/uploads/2011/01/kopi-luwak-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">La tostatura del kopi luwak (foto cc chee.hong)</p></div>
<p><strong>Il prezzo di una tazzina può arrivare fino a 15 euro, ha il nome esotico di &#8220;kopi luwak&#8221; e viene prodotto con sterco di zibetto: è il caffè più caro del mondo. Fra le ditte che lo producono ce n’è anche una Svizzera, a Zuoz, nel canton Grigioni.</strong></p>
<p><span id="more-8894"></span>La torrefazione Badilatti di Zuoz si è specializzata nella produzione di caffè particolarmente pregiati. La sua specialità è il caffè  che si fregia del certificato americano“High Altitude Coffee Roasting”. La distinzione viene rilasciata al caffè torrefatto ad una altitudine di almeno 900 metri sopra il livello del mare. Un presupposto che la ditta Badilatti di Zuoz soddisfa pienamente, visto che il villaggio, che confina con Livigno, si trova a 1715 metri di altezza. Sembra che a questa altitudine il caffè venga arrostito molto più delicatamente.</p>
<p>Si tratta naturalmente di un prodotto alla portata di pochi, che trova però un facile mercato nella vicina St. Moritz, la mecca del turismo invernale dei super ricchi. Fra questa clientela esclusiva negli ultimi anni sono riapparsi anche i russi, che dopo la rivoluzione bolscevica per qualche decennio non si erano più fatti vedere. Ed è proprio su richiesta di un importatore russo che la torrefazione Badilatti ha cominciano a produrre anche il kopi luwak.</p>
<p>Questo caffé dal nome esotico viene prodotto con chicchi di caffé che sono stati ingoiati da una specie particolare di zibetto diffusa in Indonesia, chiamato</p>
<div id="attachment_8897" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/01/Luwak.jpg"><img class="size-medium wp-image-8897" title="Luwak" src="/wp-content/uploads/2011/01/Luwak-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Lo zibetto &quot;luwak&quot; (foto cc Mandy)</p></div>
<p>appunto luwak. Si tratta di un mammifero che assomiglia un po’ ad un gatto, che si arrampica sulle piante alla ricerca di insetti, piccoli animali e uova di uccello. Gli piacciono anche le bacche del caffè, ma gli enzimi dello suo stomaco digeriscono solo la parte esterna della bacca. Il resto viene eliminato con le feci.</p>
<p>Sembra che attraverso il processo di digestione i chicchi acquistino un gusto particolare. I contadini indonesiani raccolgono le bacche parzialmente digerite per tostarle e ricavarne un caffé molto apprezzato. Il prodotto è poi stato scoperto anche dai turisti, e ora si sta diffondendo in tutto il mondo.</p>
<p>Quando questi chicchi così particolari vengono tostati nella torrefazione più alta del mondo, non ne può che risultare un prodotto superlativo. Bisogna però poterselo permettere. Nei negozi specializzati il prezzo del kopi luwak raggiunge infatti anche 1000 franchi al kg. Eppure non mancano gli estimatori disposti ad acquistarlo: fra i principali mercati ci sono la Russia, il Giappone, la Germania, alcuni Emirati arabi e, stranamente, il Kenia.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Viagra? Meglio lo spray di caprone</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2011/01/viagra-meglio-lo-spray-al-caprone/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 16:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La drogheria Mosca di Scuol, nella Bassa Engadina, sta facendo affari d’oro con un prodotto che sembra in grado di contrastare il dominio del Viagra sul mercato dei farmaci creati per aiutare gli uomini a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8774" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/01/stambecco-nino-barbieri.jpg"><img class="size-medium wp-image-8774 " title="stambecco-nino-barbieri" src="/wp-content/uploads/2011/01/stambecco-nino-barbieri-300x199.jpg" alt="Un rimedio miracoloso? (foto cc Nino Barbieri)" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Un rimedio miracoloso? (foto cc Nino Barbieri)</p></div>
<p><strong>La drogheria Mosca di Scuol, nella Bassa Engadina, sta facendo affari d’oro con un prodotto che sembra in grado di contrastare il dominio del Viagra sul mercato dei farmaci creati per aiutare gli uomini a superare eventuali momenti di stanchezza in occasione del rapporto sessuale.</strong></p>
<p><strong><span id="more-8772"></span></strong></p>
<p>L’ingrediente miracoloso dello spray sviluppato da Isabella Mosca, la droghiera di Scuol, è in armonia con i picchi innevati che circondano il pittoresco villaggio grigionese. Si tratta di un estratto di corno di stambecco. Due spruzzatine di spray in bocca, e, a quanto sembra, le disfunzioni erettili spariscono come d’incanto.</p>
<p>Gli spray, in vendita al modico prezzo di Fr. 39.- (circa 27 €) vanno a ruba. “Ogni uomo si identifica con lo stambecco,” sostiene Isabella Mosca, rivelando però che il prodotto contiene anche altri ingredienti, tutti rigorosamente naturali, come alcool, un estratto di yohimbe, ed eleuterococco, conosciuto anche come ginseng siberiano.</p>
<p>I clienti tornano soddisfatti in drogheria a fare la scorta di spray. Probabilmente quindi la ricetta funziona. Ma cosa dicono gli esperti?</p>
<p>Il chimico Kurt Hostettmann, dell’Università di Ginevra, interpellato dal quotidiano 20 Minuten, non crede che il segreto del successo dello spray anticilecca sia da ricercare nel corno di stambecco. “Il corno contiene principalmente cheratina, esattamente come ogni corno animale, compreso quello del rinoceronte che secondo la medicina cinese ha pure effetti afrodisiaci. Dal punto di vista scientifico non c’è però alcuna prova.” Secondo Hostettmann, il successo dello spray potrebbe piuttosto essere dovuto all’estratto di corteccia di yohimbe. “La yohimbina è infatti un alcaloide che produce un effetto di vasodilatazione,” simile a quello del principio attivo del Viagra.</p>
<p>Speriamo solamente che il successo dello spray della drogheria di Scuol non contribuisca far diventare anche gli stambecchi una specie in via d’estinzione, come è successo ai rinoceronti.</p>
<p><strong>Mario Besani</strong></p>
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		<title>Se non paghi la tassa ti ammazzo il cane!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 19:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breva & Tivàn]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è una battuta ma la minaccia del municipio di Reconvilier un piccolo comune svizzero del Canton Berna. Per costringere i proprietari di cani morosi a pagare la tassa annuale di 50 franchi (40 €), ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8630" class="wp-caption alignleft" style="width: 224px"><a href="/wp-content/uploads/2011/01/cane-powazny.jpg"><img class="size-full wp-image-8630  " title="cane-powazny" src="/wp-content/uploads/2011/01/cane-powazny.jpg" alt="" width="214" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Condanna a morte per cani? (foto cc powazny)</p></div>
<p><strong>Non è una battuta ma la minaccia del municipio di Reconvilier un piccolo comune svizzero del Canton Berna. Per costringere i proprietari di cani morosi a pagare la tassa annuale di 50 franchi (40 €), il comune ha diramato un comunicato nel quale si avvisava che nel caso di mancato pagamento, la legge permette alle autorità di sopprimere l&#8217;animale.</strong></p>
<p><span id="more-8629"></span>L&#8217; ingiunzione ha scatenato un putiferio. Infatti, da quando alla fine dello scorso anno, il municipio di Reconvilier ha emanato il comunicato-minaccia, le autorità comunali sono state sommerse da missive minacciose provenienti non solo dal comune ma da tutta la Svizzera e anche dall&#8217;estero. In alcune di queste lettere e e-mail, qualcuno ha persino minacciato il sindaco e alcuni municipali di morte.</p>
<p>Il sindacato Favio Torti, di origine ticinesi è immediatamente ricorso ai tribunali per verificare se di fronte a reazioni tanto scomposte e offensive esistono gli estremi di una denuncia per minacce.</p>
<p>Insomma, nel piccolo paesino svizzero, le sanzioni previste dalla legge sulla tassa sui cani hanno provocato un vero e proprio sollevamento . Eppure, la norma legale esiste. Si tratta dell&#8217; articolo 4 della legge cantonale sulla tassa dei cani, risalente al 1904. Per le autorità comunali tutto è dunque in regola anche perchè,&#8221;sin qui &#8211; dice il sindaco Torti, &#8211; proprio grazie a questa legge tutti i morosi hanno sempre regolato le loro pendenze&#8221;.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>La storia dei cognomi, la storia dei luoghi</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 10:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Conza (a lungo in dialetto detti i Conscia ): una nota breve breve, che contrasta con i lunghi meriti dei Conscia nei secoli. Siamo ricondotti a quella vasta epopea che intrecciarono i magistri comacini (non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8562" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/01/scalpellino.jpg"><img class="size-medium wp-image-8562" title="scalpellino" src="/wp-content/uploads/2011/01/scalpellino-300x200.jpg" alt="Il cognome Conza deriva da scalpellino (foto gnu mbdortmund)" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">All&#39;origine del cognome Conza c&#39;è il mestiere dello scalpellino (foto cc mbdortmund)</p></div>
<p><strong>Conza (a lungo in dialetto detti i Conscia ): una nota breve breve, che contrasta con i lunghi meriti dei Conscia nei secoli. Siamo ricondotti a quella vasta epopea che intrecciarono i magistri comacini (non da Como, ma da * makio , muratore, costruttore; cfr. ted. machen, fare, erigere). </strong></p>
<p><span id="more-8561"></span>I <strong>Conza</strong> erano provetti scalpellini, esperti nell’approntare pietre da costruzione ben acconciate (lat. comptius). Un capomastro da muro Andrea Consa del luogo di Rovio è ad esempio attivo nel1724 quando si costruiscono vari palazzi aristocratici ad Asti.</p>
<p>Più tardi dei Conza investiranno nel caffè e lanceranno il Caffé Conza la Ticinese. Sì che vari svizzeri italiani ignorano la primitiva, originaria attività edile. Ne resta una traccia in quel Padiglione Conza di Lugano (TI) dinnanzi al quale si passa spesso. Dei <strong>Conci</strong> (famiglie che esercitavano la stessa funzione) sono attestabili oggi a Trento (dove, come noto le maestranze longobarde dei ma(gi)stri comacini e intelvesi furono molto attive).</p>
<p><strong>Cinési</strong> : è un nome famigliare che incuriosisce a prima vista. È un tipo di cognome che rientra nella vasta gamma dei nomi di interessante origine bergamasca che escono in -ese, -esi come Vabanesi , Milesi. Nel caso speciﬁco si tratta di un derivato da cin, che deve essere inteso come «pendio, terrazzamento in discesa». Oggi (2010) ci sono vari Cinesi anche a Como e dintorni, mentre ne risulta sin qui a Chiasso una sola famiglia (legata dapprima al pendolarismo frontaliero).</p>
<p><strong>Arici</strong>, inﬁne, di cui chiede una signora oggi attiva nelle Centovalli, è un nome (come Coràj, grigionesi, da Konrad, Corrado, ecc.) che si fonda su una derivazione germanica (dopo il sec. VII o VIII). Oggi gli Arici sono molto numerosi in Valtrompia (come risulta dalla ricerca di G. Sabatti 2008) che abbiamo scoperto proprio per rispondere alla signora. Da parte nostra aggiungeremo che oggi sono molto diffusi anche a Brione (Brescia), Gussago e Botticino, sempre in area bresciana. Lo riconduciamo alla diffusa variante Aricus per dire Enrico, voce germanica per «ricco di casa», it. Arrigo, Enrico. Di lì anche i <strong>Rizzoli</strong> (nome anche di un editore) che è un diminutivo di Ariccio, Aricus, quasi «Enricucciòlo».</p>
<p>Una conferma?: nel 1388 in zona bresciana è attestato un Aricus de Alemania. Molte le varianti e le diversiﬁcazioni che avvenivano nei nomi longobardi ed alemanni, molto più abbondanti di quelle latine (in cui pesava di più la tradizione scritta).</p>
<p><strong>Ottavio Lurati</strong></p>
<p>(per gentile concessione di <a href="http://epaper.azione.ch/ee/azion/_main_/2010/12/27/001/">Azione</a>, settimanale di Migros Ticino)</p>
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		<item>
		<title>Origine dei cognomi insubrici: dai Daldini ai Fraschina</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 17:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breva & Tivàn]]></category>
		<category><![CDATA[Cognomi]]></category>

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È forte la simpatia che si ha per ciò che è ritenuto minore, che è rimasto: come certi nomi di persone che spesso sono stati lasciati nell’ombra (anche per questo motivo abbiamo messo insieme qualche ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>
<div id="attachment_8210" class="wp-caption alignleft" style="width: 247px"><a href="/wp-content/uploads/2011/01/stemma-Bosco_Luganese-.png"><img class="size-medium wp-image-8210" title="stemma-Bosco_Luganese-" src="/wp-content/uploads/2011/01/stemma-Bosco_Luganese--237x300.png" alt="" width="237" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lo stemma di Bosco Luganese (TI) con la frasca dei Fraschina (stemma cc talk)</p></div>
<p>È forte la simpatia che si ha per ciò che è ritenuto minore, che è rimasto: come certi nomi di persone che spesso sono stati lasciati nell’ombra (anche per questo motivo abbiamo messo insieme qualche anno fa un libretto su «Perché ci chiamiamo così?»). Ecco qualche scheda svizzera e lombarda.</h3>
<p><span id="more-8209"></span>I <strong>Daldini</strong> sono presenti da secoli nell’alto Malcantone e nella zona di Cadempino. Molti Daldini si misero spesso a disposizione della loro comunità (così ad esempio ad Aranno). Parecchi Daldini emigrano verso terre tedesche dove saranno appassionati costruttori. L’amore per il lavoro ben fatto appare tra l’altro negli stucchi eseguiti (nel 1741-43) nel castello di Birkenfeld e poi a Bayreuth.</p>
<p>Molti i rogiti e i registri parrocchiali in cui si colgono le presenze dei Daldini: un cognome su cui siamo incerti quanto all’etimo. Si esclude un’ipotesi «comoda, sbrigativa» di *D’aldini, *ﬁglio di Aldo, Aldino (mai riscontrato in zona). Piuttosto, vi è il fatto che nei dialetti quando vi erano due nasali (n-n) si passava non poche volte a l-n.Vedi ad esempio Canonico «di proprietà della canonica, del prete» che diventa Calonico in Leventina, anima che diventa in italiano antico anma e poi alma: vedi ad esempio nella preghiera: l’alma mia t’adora, re del ciel.</p>
<p>Forse siamo davanti all’abbreviazione del nome <strong>Andina</strong>. Poteva aversi D’Andina &gt; Dandina &gt; Dandini, poi &gt; Daldini, appunto con la cosiddetta dissimilazione delle nasali. Come nome di persona, Dandino compare in varie località di Lombardia e della Svizzera italiana. <strong>Morandi</strong>, Morandina e Dandina erano un nome prestigioso che nobili e ricchi davano in ricordo dei cantari cavallereschi (in cui comparivano Orlando, Meschino, Morando, Ferragutte).</p>
<p>I <strong>Moranda</strong>, poi anche Morandi sono da secoli presenti in zona, in particolare sui diversi versanti del Tamaro: a Rivera Bironico, in Val Vedasca (da cui passeranno a Monteviasco e ad Astano), in varie località del Malcantone. Da <strong>Morandina</strong>, poi, con la solita tendenza dei notai a rendere (con &#8211; i) plurali i nomi, e da Morandini si giungeva ai Dardini (poi scritti Daldini). In altre parole sono «i giovani della stirpe che recava nome da Morandus».</p>
<p>A conferma giunge anche il fatto che, con il continuo ripetere un nome, parlando, lo si accorciava. La prima parte del cognome spesso si perdeva: i <strong>Vanossi</strong> erano dei Giovannossi, i <strong>Bossi</strong> erano dapprima dei Giacobossi (da Giacobo, nome antico per Giacomo), da Maurizio &gt; <strong>Rizzi</strong>, Gregorini ha dato origine a &gt; <strong>Gorini</strong>. E vedi il nome medievale Paraviso «bambino bello come un paradiso» &gt; <strong>Paravicini</strong> &gt; <strong>Vicini</strong>. Daldini rientra insomma in una serie affettuosa che era ricca di esempi. <strong> </strong></p>
<p><strong>Frasca</strong> li incontri sia in Lombardia sia altrove. Nel Malcantone e Luganese (rilevati quanto meno dal 1597) devi frenarti dal collegarli dal punto di vista del signiﬁcato ad esempio con i <strong>Boschetti</strong>. Così era detta la famiglia che viveva presso un boschetto, mentre i <strong>Selvini</strong> venivano da una località bergamasca (Selvino, a sua volta affine). Ma per i Frasca occorre pensare al fascio di foglie che (ancora nel primo Ottocento) gli osti espongono sulla strada a segnalare che hanno aperto una botte nuova. Ne venne l’uso di esporre una frasca o un fascio fronte (talora anche di paglia) quale insegna d’osteria. Di qui, nella sostanza, il soprannome che poi, gradualmente, diverrà cognome. Ovvio il rapporto con i <strong>Fraschina</strong> ecc.</p>
<p><strong>Ottavio Lurati</strong></p>
<p><strong>(per gentile concessione di  <a href="http://epaper.azione.ch/ee/azion/_main_/2010/12/27/001/">AZIONE</a> settimanale di Migros Ticino)<br />
</strong></p>
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		<title>San Silvestro in prigione per non aver pagato il parcheggio</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 08:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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Veglione dietro le sbarre per Gianni, 76 anni, di Lugano, (TI), che trascorrerà la notte di Capodanno nel penitenziario luganese della Stampa.
Gianni entrerà in prigione alle 10.00 del 31.1.2010 e uscirà l&#8217;1.1.2011. Il motivo della ...]]></description>
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<div id="attachment_8184" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="/wp-content/uploads/2010/12/alcatraz.jpg"><img class="size-medium wp-image-8184" title="Alcatraz" src="/wp-content/uploads/2010/12/alcatraz-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alcatraz (foto cc florianplag)</p></div>
<p>Veglione dietro le sbarre per Gianni, 76 anni, di Lugano, (TI), che trascorrerà la notte di Capodanno nel penitenziario luganese della Stampa.</h3>
<p><span id="more-8181"></span>Gianni entrerà in prigione alle 10.00 del 31.1.2010 e uscirà l&#8217;1.1.2011. Il motivo della sua carcerazione è talmente banale da risultare quasi assurda. Nel 2007 Gianni non aveva infatti pagato una multa di parcheggio, 40 fr (circa 30 euro) al comune di Friborgo. Una multa che aveva subito contestato, dato che era stato il personale dell&#8217;albergo dov&#8217;era ospite a dirgli che gli avrebbero messo un contrassegno sulla sua Smart. Ma il concierge si è scordato di porre sul parabrezza il contrassegno e la zelante polizia confederata ha così multato Gianni.</p>
<p>La diatriba si è prolungata per 3 anni, e la multa è così cresciuta a quasi 400 fr., commutata in un giorno di prigione.  &#8220;Mi hanno lasciato la scelta della data,&#8221; ci ha raccontato Gianni, &#8220;così ho deciso di festeggiare il nuovo anno in gattabuia, un inizio anno senz&#8217;altro indimenticabile. Però non ho avuto alcuna informazione sulla mia incarcerazione: non so come mi devo vestire e cosa posso portare; spero almeno che mi lascino prendere una bottiglia di spumante!&#8221;</p>
<p>Gianni non ha perso il buon umore, e per quanto riguarda la pena ci tiene a sottolineare: &#8220;Qualche anno fa un conoscente ha fatto 6 mesi di carcere per aver rubato 1,7 milioni all&#8217;AVS, se le multe fossero proporzionali alla mia, avrebbe dovuto passare 116 anni in gattabuia: mi pare che ci sia una giustizia con due pesi e due misure!&#8221;</p>
<p>Inoltre ci si potrebbe chiedere, considerando l&#8217;età di Gianni, se la pena non sia sproporzionata, a questa età nemmeno i responsabili di genocidio finiscono in prigione. Gianni: &#8220;Ho un amico avvocato che ha già deciso di chiedere alla corte dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo se la pena a me inflitta non sia illegale&#8221;.</p>
<p>Non ci resta che fare a Gianni i nostri auguri, prendendoci l&#8217;impegno di fargli trovare in cella un cesto di arance!</p>
<p><strong>Vito Robbiani</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>E’ svizzero il miglior panettone italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 21:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breva & Tivàn]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_8014" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/12/panettone.TSR_.png"><img class="size-full wp-image-8014" title="panettone.TSR" src="/wp-content/uploads/2010/12/panettone.TSR_.png" alt="" width="230" height="165" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Il Panettone (© TSR)</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un &#8220;test&#8221; eseguito dalla televisione svizzera su alcuni panettoni ha stabilito che il miglior panettone, venduto in svizzera, non è italiano ma “rossocrociato doc”. Si tratta del panettone prodotto dalla pasticceria Marnin di Locarno. Il primo italiano è solo terzo.<span id="more-8015"></span><br />
</strong></p>
<p>Il panettone è per antonomasia è un prodotto della tradizione milanese nato alla fine del XVmo secolo in modo del tutto casuale. Si racconta, infatti, che il cuoco di casa Sforza, impiegato presso il Castello, una sera di Natale fece bruciare il dolce. Il suo aiutante, un certo Toni, in tutta fretta, confezionò un impasto di farina, acqua e lievito, arricchendolo con uvette, uova, zucchero e canditi. Messo a cuocere, l’impasto fece un &#8220;figurone&#8221; sulla tavola degli Sforza. Proprio per questo, il dolce prese il nome dal suo inventore: Pan de Ton che divenne in seguito Panetton(e).Era nato il panettone.</p>
<p>Molto più tardi, un altro milanese saprà dare nuovo prestigio al panettone. Si tratta di Giuseppe Motta che negli anni 20, del secolo scorso, perfezionò la produzione del prodotto dandogli la forma che oggi tutti conosciamo. Motta seppe anche trasformare un prodotto artigianale in prodotto industriale.Aiutato da un ottimo marketing, lo diffuse in tutto il paese.</p>
<p><strong>Il migliore non è italiano</strong></p>
<p>Fin qui  la storia. La realtà è che oggi, la produzione su grande scala del panettone ne ha fatto scadere e di parecchio la qualità. Prova ne è il test organizzato, recentemente a Milano, da <a href="http://www.tsr.ch/emissions/abe/alimentation/2630519-sur-la-piste-du-vrai-panettone.html" target="_self">“A’ bon entendeur” </a>e <a href="http://www3.rsi.ch/pattichiari/node/2082" target="_self">“Patti chiari”</a>, due programmi della televisione svizzera dedicati ai consumatori. Avvalendosi di alcuni esperti italiani e svizzeri, il test puntava a scoprire quale fosse la qualità dei panettoni venduti in Svizzera. Ebbene, il miglior prodotto classificato è stato il panettone prodotto dalla ditta Marnin di Locarno che con 3.42 punti su 5 ha superato un altro panettone ticinese, quello prodotto dalla ditta Al Porto. Il glorioso Motta, venduto anche in Svizzera, ottiene solo 2.8 punti. Unica consolazione è che fra i primi tre classificati, il prodotto italiano è molto il meno caro. Il dato di fatto, comunque, è che gli esperti hanno preferito il prodotto artigianale che in Svizzera deve rispettare regole ferree. Sono ad esempio banditi conservanti e emulsionanti. Tutti elementi che si ritrovano, invece, nelle produzioni industriali non solo italiane ma anche elvetiche. E questo per ragioni evidenti: il prodotto industriale è confezionato con largo anticipo e deve conservarsi per diversi mesi. E chiaro che ciò va a scapito della qualità.</p>
<p>Alla fine, comunque, il miglior panettone, secondo i risultati del test, non si produce più a Milano, ma in Ticino. Anche se la qualità si paga. Un chilo di panettone della Marnin costa 30 franchi contro i 15 del panettone Motta. Ai consumatori la scelta.</p>
<p>Mario Besani</p>
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		<title>Cerco lavoro. E se facessi il Cappuccino?</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2010/12/sei-disoccupato-diventa-frate-cappuccino/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 21:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breva & Tivàn]]></category>

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Non si tratta di uno scherzo. Pochi giorni, fa sui quotidiani della Svizzera tedesca, è stato proprio l&#8217;ordine dei  Cappuccini a lanciare un appello simile. La crisi delle vocazioni sta assottigliando, inesorabilmente, il numero dei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>
<div id="attachment_7675" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="/wp-content/uploads/2010/12/frate.jpg"><img class="size-medium wp-image-7675" title="frate" src="/wp-content/uploads/2010/12/frate-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Una via per sfuggire alla crisi? (foto cc Friar&#39;s Balsam)</p></div>
<p>Non si tratta di uno scherzo. Pochi giorni, fa sui quotidiani della Svizzera tedesca, è stato proprio l&#8217;ordine dei  Cappuccini a lanciare un appello simile. La crisi delle vocazioni sta assottigliando, inesorabilmente, il numero dei monaci. Allora, i vertici dell&#8217;ordine si sono decisi a lanciare una campagna &#8220;acquisti&#8221; che offre un lavoro a chi non ne ha&#8230;.a determinate condizioni.</h3>
<p><span id="more-7673"></span>Fino a 15 anni fa in Svizzera si contavano ancora quattrocento frati. Oggi il loro numero è dimezzato, e l’età media è di 70 anni. Diversi conventi, come per esempio quello di Stans, nel canton Grigioni, hanno dovuto chiudere. Per correre ai ripari i cappuccini svizzeri hanno così pensato di rivolgersi ai potenziali candidati attraverso la stampa.</p>
<p>L&#8217;invito a scegliere questa particolare carriera è rivolto a  «dirigenti di banca, giornalisti, commercianti, teologi, insegnanti e specialisti della comunicazione», si legge nell’annuncio. I candidati devono essere uomini di età compresa tra i 22 e i 35 anni, celibi, cattolici, battezzati e in possesso di un titolo di studio o di una formazione equivalente.</p>
<p>Ai candidati si chiedono competenze sociali e spirito di iniziativa, curiosità e sensibilità per le religioni. In termini monetari il salario offerto è piuttosto modesto: consiste praticamente solo nel vitto e nell&#8217;alloggio gratuiti, naturalmente a vita. La remunerazione offerta appartiene ad un ordine di valori differente da quello pecuniario. Non vengono offerti soldi ma &#8220;spiritualità e preghiera, contemplazione, una vita nell’uguaglianza e l’abbandono della ricchezza personale e della tradizionale vita di coppia».</p>
<p>Da quando l&#8217;inserzione è stata pubblicata, il telefono della sede dei frati cappuccini di Zurigo suona in continuazione. Centocinquasette testate giornalistiche hanno riferito sull&#8217;iniziativa, fra cui il Washington Post, la BBC e la televisione araba Al Jazeera. Fra la telefonata di una redazione e l&#8217;altra si sono fatti vivi anche una quindicina di candidati seriamente interessati all&#8217;offerta.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Ruby, Berlusconi e il multiculturalismo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 15:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breva & Tivàn]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre in Germania Angela Merkel dichiara fallito il multiculturalismo, il presidente del Consiglio italiano si impegna personalmente per promuovere la diffusione di usi e costumi di altri continenti in Europa.
A prima vista potrebbe sembrare il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/10/Ruby.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8662" title="Ruby" src="/wp-content/uploads/2010/10/Ruby.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a>Mentre in Germania Angela Merkel dichiara fallito il multiculturalismo, il presidente del Consiglio italiano si impegna personalmente per promuovere la diffusione di usi e costumi di altri continenti in Europa.</strong></p>
<p><span id="more-6951"></span>A prima vista potrebbe sembrare il capriccio di un signore anziano sempre più senile, o il vizio di un gruppo di attempati burloni un po&#8217; perversi. Invece la scelta del capo del governo italiano di dedicarsi personalmente alla pratica di usanze esotiche risponde ad un disegno ben preciso, quello di combattere i pregiudizi che una grande parte della popolazione italiana nutre ancora nei confronti della sempre più numerosa colonia straniera che si è stabilita nel paese.</p>
<p>Da sottolineare la discrezione con cui questa missione è stata portata avanti. Sarebbe infatti molto facile andare in cerca di consensi sventolando ai quattro venti la tolleranza e l&#8217;apertura mentale non solo teorizzate, ma anche messe concretamente in pratica. Il presidente del Consiglio italiano ha invece preferito lavorare nell&#8217;ombra. Quando la notizia purtroppo ha raggiunto i mass media, Berlusconi stesso ha illustrato le motivazioni del suo impegno benefico con poche, ma toccanti parole: &#8220;Sono una persona di cuore, e mi muovo sempre per aiutare chi ne ha bisogno.&#8221;</p>
<p>Un esempio da seguire! Tanto più che questa volta a beneficiare della sua generosità è stata una giovane originaria di un paese di cultura islamica, che altrove verrebbe guardata con sospetto. Il presidente del Consiglio italiano, da questo punto di vista, non teme di andare controcorrente, come dimostra anche la sua amicizia con un capo di stato della statura di Muammar Gheddafi.</p>
<p>Ma c&#8217;è da scommettere che una volta di più i magistrati, che da sempre cercano di mettergli i bastoni fra le ruote, cercheranno di travisare i fatti e di presentare le attività di encomiabile valenza etica, a cui il presidente del Consiglio italiano dedica il suo tempo libero, come delle azioni criminose, meritevoli solo di essere sottoposte ad inchiesta.</p>
<p><strong>Bunga Bunga</strong></p>
<p><strong>Le immagini di Ruby, la povera ragazza aiutata dal capo del governo italiano (cliccare per aprire la gallery):<br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>
<a href='/2010/10/bunga-bunga-berlusconi-e-il-multiculturalismo/ruby/' title='Ruby'><img width="150" height="150" src="/wp-content/uploads/2010/10/Ruby-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Ruby" /></a>
<a href='/2010/10/bunga-bunga-berlusconi-e-il-multiculturalismo/ruby-3/' title='ruby-3'><img width="150" height="150" src="/wp-content/uploads/2010/10/ruby-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="ruby-3" /></a>
<a href='/2010/10/bunga-bunga-berlusconi-e-il-multiculturalismo/ruby-6/' title='ruby-6'><img width="150" height="150" src="/wp-content/uploads/2010/10/ruby-6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="ruby-6" /></a>
<a href='/2010/10/bunga-bunga-berlusconi-e-il-multiculturalismo/ruby-1/' title='ruby-1'><img width="150" height="150" src="/wp-content/uploads/2010/10/ruby-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="ruby-1" /></a>
<br />
</strong></p>
<p><a href="http://wp.me/pU63f-1OF">Il Bunga Bunga di Elio e le Storie tese</a></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=V0T2PJHCKRI">Il servizio di Sky/TG24</a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<img src="/?ak_action=api_record_view&id=6951&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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