Balairatt: a volte ritornano

Sta scaldando gli animi, in Ticino e nelle province italiane confinanti, la curiosa campagna lanciata da uno studio pubblicitario di Locarno, che con toni che rieccheggiano le campagne xenofobe degli anni ’60 e ’70, prende di mira la presenza di manodopera non svizzera in Ticino.

Il sito internet era apparso in rete poco tempo fa. Ieri una campagna in grande stile, con manifesti appesi nei maggiori centri ha reso nota l’esistenza del sito su scala più ampia: nel mirino sopratutto i frontalieri, di cui viene pubblicato a grandi lettere il numero: 45’000. I ratt, i topi che invadono il Ticino per portare via il formaggio agli indigeni, sono in maggioranza padani. Fabrizio e Giulio, il primo piastrellista di Verbania, il secondo avvocato lombardo, sono messi sullo stesso piano di Bogdan, un rumeno di professione sconosciuta.

Il fatto che la possibilità di ricorrere ad un ampio serbatoio di manodopera qualificata a costi abbordabili sia uno dei punti di forza dell’economia ticinese, che crea benessere di cui approfitta tutta la popolazione ticinese, per gli ignoti promotori del sito naturalmente è un fattore insignificante. La contrapposizione che viene costruita è fra la manodopera non domiciliata nel Cantone e il disoccupato ticinese. Una contrapposizione tutta da provare, visto che non necessariamente il profilo del disoccupato ticinese corrisponde a quello della risorsa umana di cui l’imprenditore è alla ricerca proprio in quel momento. Purtroppo anche l’economia di mercato ha qualche imperfezione.

Lo studio pubblicitario che ha curato la campagna si è rifiutato finora di render noti i nomi dei committenti. Sorprende la disponibilità dei mezzi a disposizione per fare pubblicità a dei luoghi comuni che si possono ascoltare ad ogni angolo di strada. Difficile anche capire quali possano essere i fini. Dal punto di vista elettorale, l’investimento probabilmente non vale la candela. Ci sono in Ticino almeno due formazioni politiche, di cui una rappresentata anche in governo (la Lega dei ticinesi) che occupano già questo terreno con non poco successo.

Il governo cantonale ticinese ha condannato la campagna, stigmatizzando il messaggio che esso veicola, offensivo nei confronti di cittadini stranieri. Il Consiglio di Stato sottolinea anche alcune ovvietà: il fatto, per esempio, che senza il contributo del personale frontaliero, in Ticino gli ospedali potrebbero chiudere. Dal canto loro gli ambienti che maggiormente approfittano della presenza dei frontalieri in Ticino non si sono manifestati: l’Associazione degli industriali ticinesi non ha infatti preso posizione.

In Italia il sindaco di Verbania, il parlamentare del PdL Marco Zacchera, ha denunciato la campagna con interrogazioni al ministro degli Esteri e a quello dell’Economia. I toni xenofobi della campagna sono tali da giustificare queste reazioni, su cui d’altra parte i promotori dell’iniziativa sicuramente contavano per moltiplicare la risonanza della campagna.

Se i frontalieri volessero davvero far sentire la loro voce, la risposta ci sarebbe. Basterebbe dimenticare, tutti assieme, di recarsi al lavoro, anche solo per un giorno. E poi stare a vedere cosa succede.

Michele Andreoli

www.balairatt.ch

Comunicato stampa del governo ticinese