Nestlé preoccupata per lo stop all’immigrazione
Nel corso dell’assemblea generale degli azionisti tenutasi ieri a Losanna il presidente di Nestlé, Peter Brabeck-Letmathe ha dichiarato che le recenti scelte politiche elvetiche ed in particolare l’esito del voto del 9 febbraio scorso che blocca l’immigrazione sono all’origine di “una fase di incertezza” per l’economia svizzera.
Il 9 febbraio scorso il popolo svizzero ha scelto a maggioranza di fermare l’immigrazione ritenuta eccessiva nel corso degli ultimi anni. Il testo approvato prevede, in particolare, il ritorno ai contingenti entro tre anni secondo modalità che il Governo elvetico dovrà definire al più presto.
“Sebbene soluzioni praticabili saranno certamente individuate – ha evidenziato il presidente del colosso alimentare Nestlé Peter Brabeck-Letmathe davanti all’assemblea del gruppo tenutasi eiri a Losanna – non vi nascondo una certa inquietudine relativamente all’evoluzione a medio termine della piazza economica elvetica”. Un grido d’allarme, una preoccupazione che sta avendo una forte eco in Svizzera, alla luce dell’importanza planetaria del gruppo Nestlé.
“Fervente sostenitore della democrazia diretta”, Brabeck ha comunicato che il colosso alimentare elvetico impiega personale proveniente da 90 diversi Paesi: “dobbiamo poterli assumere e farli venire da noi indipendentemente dalla loro origine, senza restrizioni e senza tempi d’attesa”. Inoltre, “l’accesso senza ostacoli al mercato europeo è vitale per le attività industriali di Nestlé in Svizzera”
Ma per Brabeck i problemi potrebbero non limitarsi a quelli legati al voto del 9 febbraio. Anche il sì del popolo elvetico all’iniziativa Minder che limita le retribuzioni dei manager potrebbe causare “un trasferimento del potere aziendale all’estero. Le visioni a corto tempo sono da temere.” In particolare il potere nei Consigli d’amministrazione con forte presenza svizzera si sposterà su azionisti esteri. “Nel nostro caso circa I due terzi delle azioni con diritto di voto sono detenute da persone domiciliate all’estero. Il rischio per le multinazionali svizzere è di vedere un reale trasferimento di potere fuori dai confini nazionali.”
Red.
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