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Jean Arp, Osvaldo Licini: il mistero dell’uomo e della natura al Museo d’Arte di Lugano

12 aprile 2014 – 08:30Nessun Commento

Osvaldo Licini, Amalassunta (foto Museo d'Arte Lugano)

Si inaugura oggi al Museo d’Arte di Lugano la mostra Jean Arp-Osvaldo Licini, un dialogo inedito che svela assonanze visive e di poetica fra due grandi artisti del XX secolo: lo scultore alsaziano – svizzero di adozione – Jean Arp (Strasburgo 1886-Basilea 1966) e il pittore italiano Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado, Fermo, 1894-1958), tra i protagonisti, rispettivamente, del dibattito artistico centro-europeo e italiano nella prima metà del Novecento.

Arricchiscono l’esposizione opere di alcuni dei principali esponenti dell’arte del XX secolo: Matisse, Modigliani, Klee, Kandinskij e altri. Anticipando la filosofia che sarà propria del nuovo centro culturale LAC (Lugano Arte e Cultura), la cui apertura è prevista per il 2015, la mostra si sviluppa attorno al concetto di dialogo e di confronto, ponendosi così in continuità con la linea espositiva inaugurata nel 2013 con Klee-Melotti.

È infatti nell’identità e nella vocazione della città di Lugano, tradizionale crocevia fra Svizzera e Italia, Nord e Sud Europa, farsi luogo di confronto e di incontro tra figure di diversa origine per metterne in luce sensibilità e caratteristiche comuni. Si inserisce proprio in quest’ambito l’importante legame che unì Arp al Cantone Ticino, dove soggiornò a più riprese a partire dal 1917 e dove trascorse gli ultimi anni.

La mostra “Il più astratto dei surrealisti e il più surrealista degli astratti”, così la nota gallerista francese Denise René definì Jean Arp; una perfetta sintesi d ell’attitudine di Arp caratterizzata dall’indipendenza di pensiero, dalla mai piena adesione alle avanguardie a lui coeve. Una posizione affine a quella di Osvaldo Licini. La sensibilità culturale dei due artisti presenta, infatti, sorprendenti punti di convergenza: uniti dalla ricerca dell’“elementare”, entrambi rivendicano la necessità di individuare nell’arte una dimensione spirituale, un momento originario, basato sulla ricerca di elementi primordiali.

Arp e Licini indagano il mistero della relazione fra uomo e natura attraverso un vocabolario di forme essenziali: geometriche negli anni giovanili e, in seguito, tratte dall’universo umano e naturale. Parti del corpo, forme organiche, paesaggi, lettere dell’alfabeto o oggetti quotidiani vengono trasfigurati e ricombinati, come se gli artisti ambissero – ponendo in relazione elementi della natura e simboli astratti – a cogliere le dinamiche che presiedono a processi invisibili e rivelare le regole alla base del divenire delle cose. Una sottile ironia pervade il loro immaginario, senza tuttavia comprometterne il lirismo, ma tenendolo al riparo dal pericolo dell’abbandono al sentimento.

Al fine di mettere a fuoco i diversi temi di dialogo fra i due artisti, il percorso espositivo si articola in una successione di capitoli: dagli anni di formazione (“Gli esordi figurativi”), verso l’astrazione geometrica (“La linea dell’orizzonte”, “Equilibri instabili”, “Architettura dello spazio”, “Astrazioni”), la mostra si sofferma sull’indagine dell’universo naturale (“Genesi delle forme”), sull’uso delle lettere e dei simboli (“Caratteri e segni evocativi”) per chiudersi con un’importante sezione dedicata alla figura biomorfa (“Tra natura e mito”).

Il confronto fra le opere di Arp e Licini permette allo stesso tempo di apprezzare alcune differenze nella poetica dei due: se la natura rappresenta infatti per Arp lo spazio in cui esplorare forme e processi al fine di formulare un inedito linguaggio visivo, per Licini essa è invece il luogo del mito, la dimensione a cui attingere per dare forma a un immaginario fantastico.

Red./Comunicato

 

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