Frontalieri: verrà abolita l’esenzione dalla dichiarazione dei redditi?
Fra le opzioni in discussione nell’ambito del negoziato fiscale in corso fra la Svizzera e l’Italia, ci sarebbe anche l’abolizione pura e semplice dell’accordo vigente sull’imposizione dei frontalieri, che prevede la tassazione del reddito dei frontalieri solo in Svizzera e il ristorno del 38.8% dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri all’Italia. I frontalieri potrebbero venir sottoposti alla tassazione ordinaria italiana, come già succede per i frontalieri fuori zona.
Le trattative iniziate in settembre fra la Svizzera e l’Italia in materia fiscale sono ancora lontane da una conclusione, anche perché la carne al fuoco è parecchia, e le parti si sono impegnate a raggiungere un accordo sull’intero pacchetto. Oltre al trattamento fiscale dei fondi neri italiani depositati in Svizzera, per i quali la Svizzera punta ad una imposta liberatoria – il famoso accordo Rubik -, all’ordine del giorno ci sono l’aggiornamento dell’accordo sulla doppia imposizione e la cancellazione della Svizzera dalla black list italiana dei paradisi fiscali, che rende la vita difficile agli esportatori svizzeri verso l’Italia.
Infine, in fondo alla lista, c’è anche l’”Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine” del 1974, che esonera i frontalieri, di dichiarare al fisco italiano il loro reddito svizzero, in cambio dell’impegno, da parte della Svizzera, di versare ai comuni italiani di confine il 40% dell’imposta alla fonte (poi diventati il 38,8% per tener conto dei frontalieri che non rientrano giornalmente a casa).
Quando venne sottoscritto questo accordo, il permesso di lavoro come frontaliere veniva concesso solo agli abitanti dei comuni compresi in una zona fino a 20 km dal confine. I trattati bilaterali hanno abolito questa restrizione, ma la zona di frontiera è rimasta in vigore per quel che riguarda le prescrizioni fiscali.
La situazione sembra scontentare tutti: il Ticino, dopo aver fatto un po’ i capricci, ha ripreso a versare i ristorni dovuti all’Italia sulla base degli accordi internazionali, ma la proposta di ridurre l’ammontare dei versamenti continua a rimanere all’ordine del giorno.
L’Agenzie delle entrate italiana si è probabilmente accorta che i 40 milioni di euro che riceve dalla Svizzera sono una frazione di quanto incasserebbe se sottoponesse i frontalieri alla tassazione ordinaria: secondo alcune valutazioni, applicando le aliquote italiane, il gettito fiscale potrebbe anche essere di almeno 8 volte superiore.
Non è quindi difficile immaginare la direzione che potrebbero prendere le trattative, anche alla luce di quanto è stato deciso per i frontalieri italiani che lavorano a San Marino. L’accordo concluso fra l’Italia e la Repubblica del Titano non prevede nessuna esenzione per i frontalieri. Semplicemente, le imposte pagate a San Marino andranno in detrazione all’imposta sul reddito italiana.
Se anche il negoziato fra Svizzera e Italia dovesse andare in questa direzione, non ne farebbero le spese solo i frontalieri, ma anche l’economia ticinese. Gli incentivi a lavorare in Ticino per gli abitanti della zona di frontiera infatti diminuirebbero di molto, e l’economia ticinese potrebbe vedersi privata di uno dei motori che ne hanno determinato la crescita negli ultimi anni.
MA
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questa è una ipotesi di cui si parla già da un pò. ci sono invece sviluppi recenti in questa trattativa? mi sembra che nell’ultimo mese non ci siano state novità importanti, o sbaglio?
Si parlava inizialmente di concludere un nuovo accordo entro l’anno. Ce la faremo o si rimanda tutto alla prossima legislatura con ancora i frontalieri a non sapere che fine faranno?
Monti e Widmer-Schlumpf hanno chiesto al gruppo di pilotaggio (che conduce concretamente il negoziato) di presentare proposte concrete entro la fine dell’autunno. Le proposte andranno poi valutate politicamente, senza contare l’incognita di un possibile no tedesco a Rubik. Un risultato definitivo entro la fine dell’anno ci sembra poco probabile.
Per l’autore dell’articolo: non si deve preoccupare, sarà la crisi stessa (il 23 ottobre avete pubblicato un articolo dal titolo “Varese: solo il 48% dei laureati trova lavoro”) a fare da forte incentivo per lavorare nel Ticino.
Anzi, una tassazione senza nessuna esenzione sarà un disincentivo per i frontalieri ad accettare stipendi troppo bassi e quindi probabilmente verrebbe meno il problema del dumping salariale. Ergo: ben venga la tassazione “normale” anche per i frontalieri.
se quel .., di Monti tassa anche i frontalieri è la volta buona che mi trasferisco oltre confine, così agli italiani, già poveri, non andranno nemmeno i soldi che spendo ogni giorno per spese, per mangiare e varie…chi troppo vuole nulla stringe!