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Cauzione alla frontiera:
 gli italiani non ci stanno

12 gennaio 2011 – 23:23Nessun Commento





Colonna di frontalieri in dogana (L. Holländer)

“Una misura discriminatoria e paralizzante”. Così i rappresentanti delle imprese lombarde hanno commentato la decisione del Tribunale federale elvetico di accordare ai Cantoni di frontiera la possibilità di imporre una cauzione a tutti gli imprenditori che varcano il confine per lavorare in Svizzera.

Gli accordi bilaterali sulla libera circolazione, stipulate fra Svizzera e UE, pur sanzionando chi viola la legislazione sul lavoro, non ha disposto strumenti sufficientemente efficaci per imporre le sanzioni. Infatti, si è rivelato estremamente difficile, per esempio, recuperare una multa comminata a un operatore residente all’estero, per avere infranto la legge.

Il Tribunale federale di Losanna, con una recente sentenza, ha dunque autorizzato i cantoni di frontiera a prelevare, dagli imprenditori in entrata, una cauzione in contanti. Questa “tassa d’accesso” dovrebbe servire a coprire eventuali sanzioni comminate per il mancato rispetto delle norme sui contratti collettivi di lavoro elvetici. Se la misura soddisfa i Cantoni, gli imprenditori svizzeri e i sindacati, oltre frontiera le reazioni sono di segno inverso.

E’ il caso di Roberta Taje, direttore del CNA della Provincia di Varese. “Non ci va di essere dipinti come i furbetti di turno”, afferma la Taje in un’intervista al quotidiano il Giorno. “Le imprese varesine, nostre associate, sanno alla perfezione che, quando vanno in Svizzera, sono tenute a rispettare le norme contrattuali e le tariffe elvetiche. Mi sembra assurdo chiedere il pagamento di una cauzione a copertura di eventuali multe. E mi chiedo cosa accadrà se, in seguito ad accertamenti, si scoprirà che le aziende chiamate a pagare non commettono alcuna irregolarità. Il denaro sarà loro restituito?”

Più sfumata è invece la reazione dei sindacati italiani. “Attendiamo di confrontarci con i nostri omologhi svizzeri – annuncia Giovanni Salandin, responsabile frontalieri della Cgil – per capire quale atteggiamento assumere. Ovviamente, il rispetto dei contratti collettivi è fondamentale”.

Già, sono proprio i contratti che spesso sono disattesi. Gli ultimi rapporti delle autorità di controllo elvetiche denunciano, infatti, un crescente numero di casi di dumping salariale e di impieghi al nero. La cauzione dovrebbe proprio scoraggiare comportamenti scorretti o palesemente fuorilegge. D’’altra parte, la tassa in entrata permetterà di recuperare le sanzioni comminate che altrimenti sarebbe quasi impossibile incassare.

Mario Besani

 

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