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Frontalieri: salari ridotti a causa dell’euro

15 settembre 2010 – 23:26Nessun Commento

Fra le ditte denunciate da UNIA un autotrasportatore di Dornach SO (foto L.Holländer)

Il sindacato UNIA denuncia pratiche salariali illegali in alcune aziende nella Svizzera di lingua tedesca. In almeno tre stabilimenti, il sindacato ha ravvisato una diminuzione dei salari versati ai frontalieri giustificati con l’eccessiva debolezza dell’euro che sta incidendo sulla capacità d’esportazione dell’industria svizzera.

La continua caduta dell’euro e il conseguente rafforzamento del franco stanno incidendo pesantemente sulle piccole e medie industrie svizzere. Una crisi, che alcune aziende fanno pagare soprattutto ai frontalieri tagliando i loro salari o versandoli in euro. A denunciare queste pratiche -in palese violazione del contratto collettivo- è stato il vicepresidente di UNIA Renzo Ambrosetti. Tali metodi, ha detto il sindacalista, sono stati riscontrati presso industrie situate nelle zone di frontiera. Ambrosetti ha citato tre casi in particolare: quello di una società di logistica a Dornach, nel Canton Soletta, che ha ridotto la busta paga dei 120 frontalieri impiegati del 6%. L’azienda ha giustificato la misura con i tassi di cambio sfavorevoli. Per la stessa ragione una tipografia -sempre nel Canton Soletta- ha deciso di versare ai frontalieri i salari in euro. Una misura che ha ridotto i loro salari del 10%.Anche l’industria orologiera – ha affermato Ambrosetti – non è esente da questo tipo di violazione del contratto collettivo. In questo caso però, la riduzione salariale è stata solo dell’1%.

In Ticino nessun problema

Sollecitato dalla stampa, Ambrosetti ha affermato che dal Ticino, per il momento, non è giunta ancora nessuna denuncia. C’è da supporre dunque che l’imprenditoria ticinese, sta rispettando i contratti collettivi e non ricorre a stratagemmi illegali per far fronte alla forza del franco.

L’Unione sindacale svizzera, (USS) ha comunque sollecitato la Banca nazionale svizzera a intervenire massicciamente per contribuire a correggere il cambio sfavorevole franco-euro. L’USS, in uno studio appena presentato, ha confermato che un’ulteriore caduta della moneta europea potrebbe costare all’economia svizzera fino a 100 mila posti di lavoro.

Mario Besani

 

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