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Svizzera: frontalieri in calo


5 agosto 2009 – 22:31Nessun Commento

Anche l’esercito di persone che attraversa la frontiera con la Svizzera è travolto dalla crisi del mercato del lavoro. Resta in crescita il numero dei frontalieri, ma il primo trimestre 2009 ha registrato solo un +2%, mentre nel 2008 si era al +6,1 e nel 2007 al +9,5.

Un calo simile a quest’anno lo si trova solo nel 2004. Non solo: il 15% di questi lavoratori italiani in Svizzera occupano mansioni con i più bassi profili professionali. E oggi i frontalieri in Ticino rappresentano il 22% delle persone occupate, una percentuale ritenuta altissima per il Cantone. Anche perché le difficoltà di lavoro oltre confine riguardano quasi 70mila persone, 27.907 in più (+68,0%). Il lavoro «ridotto», la nostra cassa integrazione, solo nel mese di aprile ha registrato un’escalation preoccupante, colpite 2.712 le aziende, oltre 500 imprese in più (+22,9%). Anche le ore di lavoro perse sono in costante aumento, con una crescita di 262.328 ore (+10,0%) portandosi a 2.885.058. Nell’aprile 2008 erano state registrate 56.873 ore perse, ripartite su 677 persone in 93 aziende. Nel primo trimestre 2009, la Svizzera contava 213.500 frontalieri di nazionalità straniera, il 26 per cento in più di cinque anni prima (primo trimestre 2004: 170.100). Rispetto allo stesso periodo del 2008, il tasso di crescita annuale è diminuito del 2%. Il settore industriale rimane quello che si avvale maggiormente dei frontalieri. Nella categoria più elevata, ossia nella categoria dei dirigenti (per esempio responsabili di aziende, direttori), la quota di frontalieri (7,3%) è lievemente più elevata rispetto alla quota corrispondente degli occupati della popolazione residente permanente in Svizzera (6,6%). Nella categoria successiva, quella delle professioni accademiche ed equivalenti, i frontalieri sono nettamente sottorappresentati rispetto agli occupati residenti (rispettivamente 11% e 19%).

Rimangono lavori umili

Nella categoria più bassa, infine, quella dei lavoratori non qualificati, i frontalieri sono chiaramente sovrarappresentati: il 15% di essi appartiene infatti a questa categoria professionale, contro soltanto il 5,6% lavoratori residenti in modo permanente in Svizzera. Nelle sei categorie intermedie, infine, le differenze tra frontalieri e occupati residenti sono meno marcate. Negli ultimi cinque anni la composizione della manodopera frontaliera non è cambiata: oltre la metà dei frontalieri vive in Francia (53%), una quinta parte proviene dall’Italia (22%), un ulteriore quinto dalla Germania (21%) e il 3,3 per cento dall’Austria. Con una quota del 64 per cento, gli uomini costituiscono la maggioranza della manodopera frontaliera. Tra l’insieme delle persone occupate in Svizzera, la quota di uomini è del 55 per cento (donne: 45%). Negli ultimi cinque anni la manodopera frontaliera femminile è progredita a ritmo più sostenuto rispetto a quella maschile. Nel primo trimestre 2009, la differenza nella dinamica di crescita annua risulta tuttavia attenuata (donne: +2,1%; uomini: +2,0%). Nel primo trimestre 2009, il 39 per cento della manodopera frontaliera era occupata nel settore dell’industria, il 60 per cento nel settore dei servizi. Tra le persone occupate, tali valori ammontavano rispettivamente al 23 e al 73 per cento. Nel primo trimestre 2009 oltre mille frontalieri hanno sfruttato la possibilità di esercitare un’attività indipendente.

 

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