Ticino e Italia, la pace nelle foto del Maga

I rapporti fra Italia e Svizzera e soprattutto nelle zone di confine non sono mai stati tesi come in questi ultimi anni. E’ anche per cercare di rasserenare un po’ gli animi che è stata accolta positivamente la mostra curata da Noah Stolz, “Voglio Vedere le mie montagne”, organizzata al museo Maga di Gallarate e promossa da Pro Helvezia con opere di diciotto artisti italiani e svizzeri.

Il fenomeno Maga, uno degli istituti più apprezzati a livello insubrico, ha insomma superato i confini nazionali, come sostiene anche Murielle Perritaz, membro della direzione di Pro Helvetia: “Questa mostra (visitabile fino al 15 marzo, ndr) è il simbolo della generale volontà di rafforzare i legami tra la Svizzera e i paesi vicini con una collaborazione sul piano culturale”. Una partnership che piace anche alla Regione: “Siamo molto interessati a tutte le iniziative che possano legare di più il popolo lombardo e quello dei Cantoni”, ha sottolineato l’assessore lombardo alla Cultura, Cristina Cappellini. E poi c’è la tecnologia: la mostra inaugurata ieri rende fruibile diversi spazi del museo, anche tramite smartphone, grazie a due app innovative. Ne ha parlato il presidente Giacomo Buonanno: “Sono state realizzate due nuove audioguide, una sviluppata assieme a Google e un’altra in collaborazione con una start up innovativa della zona tra Busto e Legnano. Scaricando il QRcode che si trova all’ingresso, si ottiene una guida interattiva alla mostra sul proprio smarthone”.

“Voglio vedere le mie montagne” non è quindi solo una collettiva italo-svizzera frutto di mesi di lavoro e ricerca parte del progetto “Viavai – Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia”, ma è un passo verso il futuro “Spero che l’apertura che stiamo dando a livello internazionale – sottolinea Emma Zanella, direttrice del museo gallaratese – renda questo museo da un lato attento alla città innanzitutto e dall’altra alle dinamiche quantomeno europee”.

Paesaggio che da molti secoli corrisponde ad un area di “confine espanso”, in continuo processo di ridefinizione, di ritrattazione e continuamente alla ricerca di una propria precisa identità. In tempi relativamente recenti questo privilegiato stato di irrequietezza ha facilitato l’affiorare di momenti di notevole apertura in alternanza a moti di testarda autonomia.

Voglio vedere le mie montagne si presenta quindi come un esposizione collettiva, la cui forma altro non è se non il risultato di una forma di contrattazione con il reale, un tentativo di dar luce agli aspetti latenti di una contemporaneità che ci appare divisa e fatica a trovare l’immagine di se stessa. Nicolas Bourriaud ci insegna che “essere radicanti significa mettere in moto le proprie radici, in contesti e formati eterogenei, negando loro il potere di definire completamente la propria identità, traducendo idee, transcodificando immagini, trapiantando comportamenti, scambiando invece di imporre”. Gli artisti invitati ad intervenire in questa esposizione hanno cercato di innestare il proprio pensiero in un paesaggio da loro vissuto allo stesso tempo come familiare ed estraneo. Molti di questi artisti sono infatti di origine italo-svizzera e il loro lavoro è permeato da questioni identitarie e antropologiche.

Nicola Antonello