Svizzera e Italia si suddividono fondi sequestrati alla mafia

Money Laundering (foto cc Daniel Catt)

La Svizzera e l’Italia si sono ripartiti, in parti eque, fondi di provenienza illecita per un valore di 12,3 milioni di euro. I valori patrimoniali erano stati sequestrati dal Ministero pubblico della Confederazione e dal Ministero pubblico del Canton Ticino in esecuzione di confische disposte in tre procedimenti italiani.

Nel primo caso si tratta di 3,8 milioni di euro sequestrati dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) in adempimento di una commissione rogatoria italiana. La confisca era stata disposta in Italia al termine di un procedimento penale intentato nei confronti di Massimo Ciancimino e altri per riciclaggio di denaro ed altri reati. Nel corso del procedimento è stato accertato che i fondi in questione erano riconducibili al padre dell’imputato, Vito Ciancimino, in precedenza condannato con sentenza definitiva per corruzione e associazione a delinquere di stampo mafioso. Nel 2013 il Tribunale di Palermo chiedeva al MPC di eseguire la decisione di confisca passata in giudicato nel 2011, e nel 2014 il MPC ha ordinato il trasferimento dei fondi all’Italia.

Nel secondo caso si tratta di 4,9 milioni di euro sequestrati sempre dal MPC in risposta a una commissione rogatoria italiana. La decisione di confisca, resa dal Tribunale di Milano in un procedimento per peculato e riciclaggio di denaro, è passata in giudicato nel 2012. Nel 2013 il MPC ha ordinato il trasferimento dei fondi all’Italia.

Nel terzo caso si tratta di 3,6 milioni di euro sequestrati dal Ministero pubblico ticinese in esecuzione di una commissione rogatoria italiana. La confisca era stata disposta in Italia al termine di un procedimento avviato per usura, contrabbando e riciclaggio di denaro in base alle misure di prevenzione patrimoniale. La decisione di confisca del Tribunale di Milano è passata in giudicato nel 2014; lo stesso anno il Ministero pubblico ticinese ha ordinato il trasferimento dei fondi all’Italia.

In tutti e tre i casi le confische sono state eseguite dalle autorità italiane in collaborazione con quelle svizzere, per cui è possibile ripartire i fondi secondo la legge sulla ripartizione dei valori patrimoniali confiscati («sharing»). Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, l’Ufficio federale di giustizia ha definito gli accordi di ripartizione con il Ministero della Giustizia italiano.

Red./Comunicato