Ponte Tresa, i profughi arrivano al confine

Il valico di Ponte Tresa

Fino a tre anni fa ospitava decine di finanzieri, da settembre vi alloggeranno fra i trenta e i quaranta migranti per almeno sei mesi. Dopo giorni di voci incontrollate dalla Valceresio alla Valganna sul possibile arrivo di profughi, ora è giunta l’ufficialità. Sarà l’ex caserma della Guardia di finanza “Luigi Moi” di via Marconi a ospitare una parte della seconda ondata di profughi affidati al Varesotto. Da queste parti si tratterebbe del contingente più cospicuo, almeno come quello di Marzio soltanto che, stavolta, gli stranieri non sarebbero alloggiati in un albergo in mezzo alle montagne, ma nel cuore di Lavena Ponte Tresa: a due passi dal confine col Canton Ticino, dal lungolago e dalle scuole dove studiano 400 alunni. Inoltre sarebbe il secondo contingente a due passi dalla frontiera col Canton Ticino, dopo quello di Rodero (Como).

Lo ha annunciato il sindaco Pietro Roncoroni durante l’ultimo Consiglio comunale: “Arriveranno nel mese di settembre e occuperanno soltanto un piano dell’edificio – afferma il sindaco – quindi per questioni di sicurezza potranno essere al massimo cinquanta persone, anche se il prefetto Giorgio Zanzi ha rassicurato che non supereranno la quarantina di unità. Ad ogni modo esprimiamo tutte le nostre perplessità sull’operazione. Innanzitutto perché fino alla sua chiusura del dicembre 2012, la caserma è stato un presidio di sicurezza e ora potrebbe diventare l’esatto contrario. Inoltre l’edificio si trova a pochi passi da scuola, palestra, da siti e attività turistiche e commerciali e soprattutto dal valico con la Svizzera. Siamo proprio a due passi dal lago Ceresio e ciò può rappresentare una tentazione per i profughi. Già in passato qualcuno ha tentato di attraversare il golfo a nuoto ed è annegato: in tal senso siamo molto preoccupati”. Roncoroni teme pure le reazioni delle autorità elvetiche che hanno già inviato ai valichi con l’Italia una dose massiccia di forze dell’ordine per presidiare maggiormente i passaggi presi d’assalto da chi cerca di andare nel nord Europa: “Ciò potrebbe provocare – dice Roncoroni – un aumento dei controlli e quindi delle colonne in dogana”, che è già congestionata di suo.

E poi vi è il problema della sicurezza: “Nel corso degli anni qui sono diminuiti i presidi e gli uomini di controllo. Con l’arrivo dei migranti chiederemo che la zona venga presidiata con l’arrivo di nuove unità”, come richiesto anche dall’assessore alla Polizia locale Pietro Muraca. Altro fronte, altra perplessità: “Ci hanno assicurato che il centro verrà aperto soltanto fra i sei e i dodici mesi. Ma noi temiamo che la soluzione non sia temporanea perché all’interno vi è stata una spesa imponente per sistemare i locali fatiscenti”.

Assieme ai dubbi e alle paure per l’arrivo di un gruppetto di profughi, la prefettura e la Caritas diocesana di Como che si occuperà dell’accoglienza assieme ad alcune cooperative, hanno voluto tranquillizzare il sindaco con una serie di garanzie. Oltre al numero che non supererà le quaranta unità, quello sul lago Ceresio sarà un centro di prima accoglienza: “I profughi – dichiara Roncoroni elencando le rassicurazioni avute – arriveranno da Milano, saranno inquadrati qui a piccoli gruppi, ma soltanto per qualche mese e poi verranno inviati in altre strutture del Varesotto. Nell’ex caserma resteranno per poco tempo e quindi non si potranno creare delle situazioni spiacevoli legate alla sedentarietà e alla formazione di gruppuscoli dediti a situazioni poco piacevoli. In tal senso ci sarà comunque un regolamento e chi non si adeguerà, verrà rispedito a Milano o espulso dal Paese”.

Dal punto dell’organizzazione, come ha sottolineato anche l’assessore ai Servizi sociali Nicola Fierravanti “si stanno valutando gli orari di ingresso e uscita dei migranti, affinché non vadano a sovrapporsi con quello delle scuole”. L’ex caserma avrà un custode notturno, mentre di giorno si lavorerà all’integrazione: “Abbiamo chiesto – aggiunge Roncoroni – che i profughi, oltre ai corsi di italiano e altre attività, vengano integrati con la popolazione. E quindi ci saranno incontri con le scuole e la cittadinanza e, su base volontaria, essi potranno compiere piccoli lavori per la collettività, in collaborazione pure con la parrocchia”.

Nicola Antonello