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	<title>infoinsubria &#187; Opinioni</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Grecia: Tsipras e l’Europa indispensabile</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 08:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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Se ne è andato sbattendo la porta, e nessuno gli è corso dietro per chiedergli di ripensarci. Adesso a casa sua i pensionati sono in preda al panico e i turisti partiti senza una ...]]></description>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_40224" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/07/Alexis_Tsipras.jpg"><img class="size-medium wp-image-40224" title="Alexis_Tsipras" src="/wp-content/uploads/2015/07/Alexis_Tsipras-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Alexis Tsipras (foto CC FrangiscoDer)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Se ne è andato sbattendo la porta, e nessuno gli è corso dietro per chiedergli di ripensarci. Adesso a casa sua i pensionati sono in preda al panico e i turisti partiti senza una buona scorta di euro nascosti nella cintura non sanno come pagare il conto perché dai bancomat non esce più niente. È ormai chiaro che il primo ministro greco non ha un piano B.</strong></p>
<p><span id="more-40223"></span>Al tavolo del poker si può anche bluffare senza avere in mano niente. Se gli altri ci cascano, si vince; se non ci cascano si lascia il tavolo e si vende la casa per pagare il debito. Finché si punta quanto c’è nel proprio portafogli, tutto ciò rientra nelle sacrosante libertà personali. Ma un capo di governo non gioca con i propri soldi, bensì con quella dell’intera nazione, e ha la responsabilità per il popolo che governa.</p>
<p>Di fronte alla roboante retorica con ha motivato il proprio no alle condizioni poste dai paesi creditori per la concessione di nuovi crediti, ci si poteva immaginare che di ritorno in patria Alexis Tsipras tirasse fuori le carte che aveva nascosto a Bruxelles. Vista l’esperienza del suo ministro dell’economia nella gestione dei soldi virtuali usati dagli utenti dei mondi digitali dei videogiochi, il minimo che ci si poteva aspettare era che in qualche forziere in Grecia fossero nascosti milioni in mezzi di pagamento di nuova generazione, capaci di garantire il funzionamento almeno dell’economia interna.</p>
<p>Oppure che Putin o qualche emirato arabo fossero pronti a prendere il posto di Angela Merkel per assicurare il versamento ai pensionati greci delle loro rendite. Invece niente di tutto questo. Probabilmente anche per loro le somme necessarie sarebbero troppo ingenti.</p>
<p>Non era difficile prevedere che di fronte all’incertezza le riserve delle banche si sarebbero presto esaurite di fronte all’assalto dei risparmiatori preoccupati. In mancanza di soldi miracolosi provenienti da chissà dove, la Grecia ha più che mai bisogno di euro e di Europa. Invece di mettere in crisi l’Europa, la crisi greca sta dimostrando l’indispensabilità dell’Europa.</p>
<p><strong>MA</strong></p>
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		<title>Quando il terrore colpisce la laicità</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2015/01/quanto-il-terrore-colpisce-la-laicita/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 12:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Hebdo]]></category>

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<p><strong> </strong></p>
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<div id="attachment_39407" class="wp-caption alignleft" style="width: 233px"><a href="/wp-content/uploads/2015/01/Charlie.jpg"><img class="size-medium wp-image-39407" title="Charlie" src="/wp-content/uploads/2015/01/Charlie-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(immagine Charlie Hebdo)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>C’è una caratteristica che accomuna il fondamentalista cristiano Anders Breivik che nel 2011 ha massacrato 69 giovani socialisti in Norvegia, e gli estremisti islamici autori della strage presso la redazione di Charlie Hebdo a Parigi: sia i giovani socialisti massacrati da Breivik, sia i redattori della rivista satirica francese si riconoscevano in una visione laica e non confessionale della società. Si tratta di attentati che vogliono colpire una conquista fondamentale delle istituzioni democratiche: la libertà di pensiero e di espressione, la pacifica convivenza di convinzioni religiose e politiche diverse.</strong></p>
<p><span id="more-39404"></span>Questa caratteristica costringe tutti a riflettere sull’importanza che si vuole dare a questi valori. Per una volta non sono stati colpiti “i nostri” &#8211; e allora bisogna indignarsi &#8211; o “i loro” &#8211;  e allora ci si arrampica sui vetri per in qualche modo giustificare o almeno spiegare. La  caustica satira di Charlie Hebdo, si prende gioco &#8211; spesso anche con vignette di dubbio gusto &#8211; sia dei “nostri” che dei “loro”, e questo per sottolineare che in una democrazia, tutti quanti, senza esclusione di razza, di religione o di convinzioni politiche, hanno il diritto di convivere, nel rispetto naturalmente delle regole che la società si è data.</p>
<p>Questo spiega l’intensità dell’emozione suscitata da questi tragici eventi, e l’ampiezza della mobilitazione popolare. È una di quelle rare occasioni in cui anche chi solitamente non scende in piazza a protestare sente il bisogno di segnalare il proprio attaccamento ai valori in cui crede. E fa piacere vedere che i valori cardine della democrazia &#8211; libertà, fraternità uguaglianza &#8211; siano ancora in grado di portare in piazza milioni di persone.</p>
<p>L’intolleranza e il fanatismo non sono per questo stati sconfitti. Non lo saranno probabilmente mai. Ci saranno altri drammi, altre battaglie e altre decisioni difficili da prendere. Una delle caratteristiche della democrazia è che non deve in continuazione dimostrare il proprio potere, imporre la propria legittimità con la forza. La democrazia funziona al meglio quando non ci si accorge che esiste. Ma quando è attaccata deve essere in grado di difendersi. Finora, la storia lo dimostra, è stata in grado di farlo con successo.</p>
<p><strong>MA</strong></p>
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		<title>Buon anno!</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2015 10:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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Anche il 2015 si avvia a diventare un anno interessante. Secondo un antico detto cinese, è la cosa peggiore che può capitare. Meglio vivere in tempi noiosi, dove ogni giorno assomiglia a quello precedente, ...]]></description>
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<div id="attachment_29026" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2012/12/champagne.jpg"><img class="size-medium wp-image-29026" title="champagne" src="/wp-content/uploads/2012/12/champagne-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Brindisi o non brindisi (foto cc Annie Roi)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Anche il 2015 si avvia a diventare un anno interessante. Secondo un antico detto cinese, è la cosa peggiore che può capitare. Meglio vivere in tempi noiosi, dove ogni giorno assomiglia a quello precedente, non si devono affrontare sorprese e ci si può godere pacatamente la vita.</strong></p>
<p><span id="more-39346"></span>Le immagini che ci giungono dalle guerre civili che infuriano sull’altra sponda del Mediterraneo sembrano dare ragione ai saggi cinesi, così come i numerosi altri focolai di tensione nel mondo, e la fatica che fanno a tirare avanti migliaia di disoccupati nei paesi europei in preda alla crisi.</p>
<p>Sarà interessante vedere se in Italia un governo di centro-sinistra riuscirà, spesso contro gli interessi del proprio elettorato, a fare quello che non ha fatto in vent’anni il governo di destra che l’ha preceduto: ridurre la burocrazia, togliere al settore privato le pastoie che impediscono di operare efficacemente, lottare contro criminalità organizzata e corruzione. In paesi normali questi provvedimenti, soprattutto quelli inerenti alla riduzione del ruolo dello stato nell’economia, sono appannaggio dei governi di destra. In Italia, l’era Berlusconi è servita solo a fare gli interessi dell’impero mediatico del capo del governo.</p>
<p>Sarà interessante anche vedere se la Svizzera riuscirà a ridefinire il suo ruolo in Europa dopo i sussulti isolazionisti manifestatisi con le misure volute dal popolo contro l’immigrazione. Una fetta importante della popolazione svizzera rimpiange i tempi della guerra fredda, quando la cortina di ferro impediva alle popolazioni dell’Est europeo di andare in giro per l’Europa a far concorrenza ai lavoratori indigeni. Allora la Svizzera veniva considerato un baluardo importante della difesa dell’occidente contro il pericolo rosso, e si chiudeva un occhio sul fatto che nei forzieri delle sue banche erano nascosti i miliardi di dittatori corrotti ed evasori fiscali di tutto il mondo.</p>
<p>Temi passati. Il ruolo strategico dei valichi alpini svizzeri fa ormai parte della storia. Le fortezze del Gottardo sono diventate musei, o depositi per far stagionare i salumi. I paesi europei, alle prese con gravi problemi finanziari, non sono più disposti a fare sconti alla Svizzera sull’evasione fiscale. I tempi del segreto bancario sono finiti. Bisogna accettare le regole dell’Europa, o scegliere un isolazionismo che potrebbe mettere in gravi difficoltà l’industria svizzera, i cui mercati sono praticamente tutti all’estero.</p>
<p>Ed è costretto a cambiare registro anche il Ticino, che per secoli ha potuto contare sul bonus dovuto alla sua importanza per assicurare alla Svizzera il controllo del versante sud dei passi alpini. Se un tempo per le regie federali e i grandi gruppi commerciali il coinvolgimento del Ticino, la terza regione linguistica della Svizzera,  era un passaggio obbligato, quasi un dovere civico, oggi gli investimenti al Sud delle Alpi vengono decisi sulla base di un calcolo economico nel quale gli interessi dei ticinesi sono parametro come un’altro.</p>
<p>Stanno insomma succedendo tante cose interessanti. In barba ai detti cinesi, siamo pronti a farci sorprendere e curiosi di vedere come andrà a finire.  Anche perché non abbiamo scelta.</p>
<p><strong>MA</strong></p>
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		<title>Sanità italiana, esempio da evitare</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2014/08/sanita-italiana-esempio-da-evitare/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Aug 2014 07:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[“No a una sanità all’italiana!”: le casse malati svizzere sfoderano l’artiglieria pesante per contrastare la possibilità che il popolo approvi alle urne  l’introduzione in Svizzera di una cassa malati unica. In Ticino è apparso ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38341" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/08/cassa-unica2.jpg"><img class="size-medium wp-image-38341" title="cassa unica2" src="/wp-content/uploads/2014/08/cassa-unica2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio da non seguire? (foto Vito Robbiani)</p></div>
<p><strong>“No a una sanità all’italiana!”: le casse malati svizzere sfoderano l’artiglieria pesante per contrastare la possibilità che il popolo approvi alle urne  l’introduzione in Svizzera di una cassa malati unica. In Ticino è apparso anche un manifesto che, sfruttando il sentimento antiitaliano che aleggia nel Cantone, indica il sistema sanitario italiano  come un esempio da non seguire.</strong></p>
<p><span id="more-38340"></span>Continuo aumento dei premi, ingenti somme pagate in più e non rimborsate, marketing aggressivo che porta a firmare contratti che prevedono cure non necessarie: sono molte le ragioni che hanno portato al successo dell’iniziativa lanciata dal Partito socialista svizzero, dai Verdi  e da altre associazioni per l’introduzione di una cassa malati pubblica che sostituisca l’attuale miriade di casse malati che si combattono per rubarsi i clienti.</p>
<p>In vista della votazione prevista per il 28 settembre questi combattimenti sono però cessati come d’incanto. <a href="/wp-content/uploads/2014/08/cassa-malati1.png"><img class="alignright size-medium wp-image-38342" title="cassa malati1" src="/wp-content/uploads/2014/08/cassa-malati1-300x151.png" alt="" width="300" height="151" /></a>La campagna lanciata con un dispendio di mezzi non indifferente dalle casse malati svizzere per contrastare l’iniziativa fa leva su tutti gli argomenti che negli ultimi tempi hanno fatto breccia fra gli elettori. Primo fra tutti la paura di perdere la libertà di scegliere il proprio medico. Poco importa se questa libertà non è assolutamente messa in pericolo dall’iniziativa, che elimina sì la possibilità di scegliere la cassa  malati, ma non la libertà delle cure. Tant’è vero che i medici svizzeri, molto sensibili a questo argomento, hanno scelto la libertà di voto.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2014/08/cassa-unica2.jpg"><img class="size-medium wp-image-38341 alignleft" title="cassa unica2" src="/wp-content/uploads/2014/08/cassa-unica2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>In Ticino non poteva mancare un riferimento, ovviamente in chiave negativa, all’Italia. Questa strategia è stata ampiamente sfruttata con grande successo da diverse formazioni politiche del cantone italofono. Poco importa se il confronto non regge assolutamente, visto che l’iniziativa si riferisce solo al sistema assicurativo, e non all’organizzazione del sistema sanitario.</p>
<p><strong>MA</strong></p>
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		<title>La guerra delle mele</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jan 2014 08:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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Niente scarponi minacciosi che calpestano il sacro suolo della patria,  pecore nere, o biechi individui avvolti in un caffetano che vi puntano addosso un ...]]></description>
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<div id="attachment_35800" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/01/immigrazione-di-massa.png"><img class="size-medium wp-image-35800 " title="immigrazione-di-massa" src="/wp-content/uploads/2014/01/immigrazione-di-massa-300x205.png" alt="" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;eccesso nuoce! Il manifesto a sostegno dell&#39;iniziativa contro l&#39;&quot;immigrazione di massa&quot;</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Niente scarponi minacciosi che calpestano il sacro suolo della patria,  pecore nere, o biechi individui avvolti in un caffetano che vi puntano addosso un kalashnikov. Questa volta la propaganda a favore della nuova iniziativa contro l’immigrazione di massa, sui cui il popolo svizzero si esprimerà fra circa un mese, si tinge di contenuti critici nei confronti della crescita economica esagerata.</strong></p>
<p><span id="more-35799"></span>I fautori dell’iniziativa, lanciata dall’Unione democratica di centro (UDC), si sono infatti accorti che per guadagnare consensi non devono conquistare i favori delle persone che quando sentono parlare di stranieri ci vedono rosso in ogni caso, e sostengono ogni proposta che viene dalla destra, ma quelli dei loro avversari politici, che si collocano dalla parte opposta dello spettro politico.</p>
<p>Così, questa volta, la proposta di limitare drasticamente l’accesso al mercato del lavoro svizzero agli stranieri, che probabilmente comporterebbe anche la fine degli accordi bilaterali con l’Unione europea, è illustrata da un rigoglioso albero di mele che stritola la Svizzera. Il manifesto rappresenta una diretta risposta a quello degli ambienti economici contrari all’iniziativa, che hanno scelto l’albero di mele quale simbolo del benessere portato alla Svizzera dalla crescente integrazione internazionale.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2014/01/Bilaterali.png"><img class="size-full wp-image-35801 alignleft" title="Bilaterali" src="/wp-content/uploads/2014/01/Bilaterali.png" alt="" width="611" height="303" /></a></p>
<p>Il troppo stroppia, dice in sintesi lo slogan che figura sul manifesto dell’UDC. La limitazione dell’immigrazione è necessaria per contenere la crescita economica esagerata, la cementificazione del paesaggio, l’inquinamento: la destra ha insomma fatto proprio il programma degli ecologisti.</p>
<p>Peccato che quando si tratta di prendere provvedimenti ben più incisivi contro il degrado del paesaggio e dell’ambiente, i fautori dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa si distinguono in genere per la loro assenza o, più spesso, per la loro feroce opposizione.</p>
<p>È  vero che limitando l’immigrazione si rincara il costo del lavoro, e si rende la Svizzera meno interessante per il settore industriale. Ma se si vuole veramente intervenire per salvaguardare l’ambiente, bisognerebbe anche sostenere misure come una pianificazione del territorio che limiti gli insediamenti industriali, una fiscalità che favorisca l’uso di energie pulite e rinnovabili, la proibizione della costruzione di case secondarie. Su questi temi però, l’UDC si schiera dalla parte opposta.</p>
<p><strong>MA</strong></p>
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		<title>Ma chi sono questi “ticinesi”?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Dec 2013 08:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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Il problema con le entità platoniche è che figurano molto bene nei titoli dei giornali e negli slogan politici, ma se analizzate da vicino rischiano di sbriciolarsi come ...]]></description>
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<div id="attachment_35589" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2013/12/Bellinzona-palazzo-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-35589" title="Bellinzona-palazzo-2" src="/wp-content/uploads/2013/12/Bellinzona-palazzo-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La sede del governo ticinese (foto Infoinsubria)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il problema con le entità platoniche è che figurano molto bene nei titoli dei giornali e negli slogan politici, ma se analizzate da vicino rischiano di sbriciolarsi come uno zwieback (in italiano: fetta biscottata). Il governo di Bellinzona, presentando lo studio sul mercato del lavoro transfrontaliero, si è dato l’obiettivo di “difendere gli interessi dei ticinesi”.  Ma cosa si intende veramente con il concetto “ticinesi”?</strong></p>
<p><span id="more-35588"></span>Secondo le ultime statistiche, in Ticino sono domiciliate 341’652 persone. Di queste però 91’332 sono di nazionalità straniera, in maggioranza italiana. Almeno 20’000, ma probabilmente sono di più, figurano nelle statistiche come svizzeri, ma hanno anche un’altro passaporto, per la maggior parte italiano. E infine, in Ticino abitano anche decine di migliaia di confederati provenienti da Oltralpe. Sono da considerare ticinesi anche loro?</p>
<p>Probabilmente il governo, dicendo ticinesi, intende dire persone residenti nel canton Ticino, quindi tutti gli abitanti e non solo i discendenti di famiglie patrizie.  Ma anche se considerati nel loro assieme, gli abitanti del canton Ticino si suddividono in categorie con interessi molto diversi in rapporto ai problemi sollevati dallo studio governativo.</p>
<p>Gli imprenditori domiciliati in Ticino, molti dei quali dotati di attinenza ticinese, approfittano alla grande della libera circolazione, che permette loro di trovare manodopera qualificata in grande quantità, disposta a lavorare a buon mercato. E infatti il settore industriale ticinese, in sintonia con quello svizzero, sta reggendo molto bene al difficile momento economico.</p>
<p>Chiudere questo rubinetto di manodopera non è sicuramente nel loro interesse. E non è neanche nell’interesse dei ticinesi qualificati che grazie al fiorire di nuove iniziative imprenditoriali trovano anche in Ticino opportunità di impiego che un tempo non esistevano, per esempio nel management e nei settori della ricerca e dello sviluppo.</p>
<p>Ci sono poi i consumatori. Sono da considerare ticinesi, nel senso dello studio governativo, le migliaia di persone che vanno regolarmente a fare la spesa in Italia per approfittare del livello dei prezzi sensibilmente più basso? E sono da considerare ticinesi quei proprietari di case o appartamenti, che si fanno rifare la cucina dal mobiliere di Cantù? Anche in questo caso, abbiamo dei ticinesi che approfittano spudoratamente delle distorsioni della concorrenza.</p>
<p>Ci sono sicuramente delle persone domiciliate in Ticino per le quali la crescente integrazione dei mercati in Europa rappresenta un problema. Gli artigiani, gli esercenti, i piccoli commercianti, per esempio, sono esposti direttamente alla concorrenza dei “padroncini” italiani, e ora forse, grazie alle novità in materia di IVA  e di notifica, troveranno qualche sollievo. Ma anche fra gli artigiani ticinesi, è difficile trovarne uno che non approfitti delle prestazione di operai frontalieri.</p>
<p>Un’altra categoria che sicuramente fa le spese della situazione attuale è quella delle persone difficilmente collocabili sul mercato del lavoro, o perché scarsamente qualificate, o perché alle prese con problemi personali o di carattere medico. Le nicchie in cui riuscivano ad inserirsi quando il mercato del lavoro era protetto sono state eliminate dalla libera circolazione. Per loro sono però necessarie misure specifiche.</p>
<p>Nel complesso insomma il “ticinese” è una entità che presenta molte facce, ognuna con interessi diversi. Vedremo se i provvedimenti annunciati (e in gran parte attuabili solo se condivisi a livello federale) riusciranno a far tornare il sorriso su qualcuno di questi visi. O se finiranno per scontentare tutti.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Italia: la riscoperta delle comunità locali</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2013/09/italia-la-riscoperta-delle-comunita-locali/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Sep 2013 10:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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Lo Stato ha fatto già &#8220;tutto e di più&#8221; (come lo slogan della Rai di alcuni anni fa) per rendere la vita una trappola per topi: dall&#8217;aumento smisurato delle tasse, leggi e procedure, fino ...]]></description>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_34442" class="wp-caption alignleft" style="width: 285px"><a href="/wp-content/uploads/2013/09/leviathan.jpg"><img class="size-medium wp-image-34442" title="leviathan" src="/wp-content/uploads/2013/09/leviathan-275x300.jpg" alt="" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lo Stato secondo Thomas Hobbes (Il leviatano, incisione di G. Dorè, immagine Wikipedia)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Lo Stato ha fatto già &#8220;tutto e di più&#8221; (come lo slogan della Rai di alcuni anni fa) per rendere la vita una trappola per topi: dall&#8217;aumento smisurato delle tasse, leggi e procedure, fino a divenire il paese più opprimente al mondo dal punto di vista fiscale e burocratico, all&#8217;aumento della corruzione e della devastazione ambientale e cementizia nonostante la crisi in corso da anni (per cui avrebbero dovuto capire che gli immobili sarebbero rimasti invenduti e le iniziative speculative fallimentari).</strong></p>
<p><span id="more-34441"></span>Dall&#8217;aumento dei costi di esercizio delle abitazioni (bollette) oltre ogni decenza (pur essendo già le più care in Europa, per non confrontarle con gli USA che altrimenti ci sarebbe da piangere), alla trasformazione dei mass media, soprattutto televisivi, in un coacervo di demenza mistificatoria ed oscenità intellettuali e culturali, roba da far accapponare la pelle e suicidare i neuroni.</p>
<p>Potrei continuare per ore ma credo di aver fornito l&#8217;idea di come una persona onesta ed intelligente si senta in questo paese allo sfascio, e soprattutto di come sia ormai ridotto all&#8217;impotenza dalle circostanze sempre e soltanto avverse (situazione patologica che alimenta la sindrome dell&#8217;assediato, in perenne difesa), perché se non ti prostituisci in qualche modo ormai non puoi neppure più sopravvivere con dignità, avendo la politica delinquenziale occupato e danneggiato irreversibilmente tutti i gangli vitali del sistema sociale ed economico e soprattutto finanziario. Provate a chiedere un prestito o un mutuo e poi mi direte.</p>
<p>Quindi cosa ci rimane per vivere e a cui aggrapparsi come valori di riferimento?</p>
<p>Ci rimangono le piccole comunità locali, l&#8217;associazionismo, la solidarietà (che non è una brutta parola, anche se in politica è divenuta lettera morta da pronunciare di tanto in tanto cazzeggiando), la cooperazione, la vicinanza, la disponibilità reciproca e lo scambio, la mutua assistenza, la convivialità, la Storia e l&#8217;identità culturale, che nessuno potrà mai toglierci.</p>
<p>Vi sembra poco?</p>
<p>Seguo da anni alcune piccole comunità locali e sto riscontrando che nonostante le difficoltà del periodo sono sempre attive e dinamiche, con un fermento culturale e di iniziative propositive senza precedenti e che fanno ben sperare … Certo che se fossero meno vessate dallo stato potrebbero dare e fare ancora di più, ma è proprio questo il problema di fondo che ancora in troppi non vogliono capire, condizionati a dipendere dallo stato e ritenerlo indispensabile.</p>
<p>In realtà è esattamente il contrario, le uniche realtà politiche che funzionano bene, anche in questa crisi epocale, sono quelle piccole e federate o confederate, con un apparato statale ridotto ai minimi termini e dove la politica non è una professione riservata ed esclusiva, ma un servizio temporaneo e la democrazia è di tipo partecipativo popolare.</p>
<p>Quindi la soluzione è nel decentramento e nell&#8217;autonomismo, ma ovviamente chi ha sempre vissuto e prosperato tramite lo stato non può essere d&#8217;accordo, dovrebbe rinunciare ai suoi privilegi e prebende. Circolo vizioso senza soluzione pacifica.</p>
<p>Buona fortuna!</p>
<p><strong>Claudio Martinotti Doria</strong></p>
<p><a href="http://www.cavalieredimonferrato.it/">http://www.cavalieredimonferrato.it/</a><strong><br />
</strong></p>
<p><em>Diamo spazio in questa rubrica alle opinioni e alle riflessioni che ci inviano  i nostri lettori o pubblicate su altri blog, riservandoci di scegliere i testi da pubblicare, e di abbreviarli nel rispetto del contenuto. La Redazione<br />
</em></p>
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		<title>Berna: si decide sulla legge urgente per salvare le banche</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2013/06/berna-si-decide-sulla-legge-urgente-per-salvare-le-banche/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 06:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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<div id="attachment_32342" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2013/06/Parlamento-svizzero.jpg"><img class="size-medium wp-image-32342" title="Â© 2011 BÃ©atrice DevÃ¨nes" src="/wp-content/uploads/2013/06/Parlamento-svizzero-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Il parlamento svizzero (foto parlament.ch)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il dilemma non è da poco. Il fisco americano minaccia pesanti misure contro almeno una decina di banche svizzere che dopo il 2009 hanno accettato fondi di cittadini americani nascosti al fisco USA, e chiede loro informazioni non solo sui clienti, ma anche sui funzionari di banca implicati, sugli studi legali coinvolti, sui fiduciari che hanno fatto da tramite. In caso contrario contro le banche verrà aperta una procedura penale, il che equivale a chiudere baracca. Le banche sarebbero quindi disposte a collaborare &#8211; sono passati i tempi delle guardie svizzere che si lasciavamo massacrare piuttosto che tradire chi le aveva assunte.</strong></p>
<p><span id="more-32341"></span>Il problema è che la collaborazione richiesta dalle autorità americane richiede la violazione di leggi svizzere: sul segreto bancario, sulla riservatezza, sulla protezione della sfera privata. Sono quindi chiamate in causa le autorità politiche di Berna, che quando le banche sono in difficoltà di solito si attivano immediatamente. Il governo ha dunque negoziato con le autorità di Washington il seguente accordo: la Svizzera farà in modo che le banche possano rispondere alle richieste americane, le banche collaboreranno, pagheranno una salatissima multa di cui non si sa ancora l’ammontare, ma in cambio non verranno messe sotto accusa e potranno continuare ad operare.</p>
<p>Per dare a tutto questo il crisma della legalità il governo ha preparato in fretta e furia una legge che permette alle banche fornire alle autorità statunitensi le informazioni richieste. La legge ha il carattere d’urgenza, e rimarrà in vigore solo un’anno.</p>
<p>Si può girarla come si vuole: come ha fatto notare la solitamente compassata Neue Zürcher Zeitung, la Svizzera si prepara a calare le brache su tutta la linea. Il parlamento elvetico dovrà decidere oggi se accettare il diktat americano, o se difendere ad oltranza il proprio onore, lasciando però affondare le banche coinvolte. Decisione non facile, soprattutto perché fra queste banche ci sono anche due banche cantonali, quella di Basilea e quella di Zurigo, che godono di garanzia statale e le cui perdite andranno a pesare sulle tasche dei contribuenti.</p>
<p>Per ora la maggioranza dei partiti &#8211; Partito liberale radicale, socialisti, Unione democratica di centro &#8211; sono contrari all’accordo, e propensi a rispedire la patata bollente al governo. Favorevoli all’accordo il partito della ministra delle finanze Eveline Widmer Schlumpf, il Partito popolare democratico e i Verdi liberali &#8211; non abbastanza per far passare la legge. Bisognerà vedere se dopo i fuochi d’artificio retorici contro le imposizioni di Washington, nel segreto dell’urna i parlamentari &#8211; nel frattempo debitamente indottrinati dai lobbisti delle banche favorevoli all’accordo &#8211; rimarranno fermi sulle loro posizioni.</p>
<p>Quello che risulta comunque chiaro è che la difesa ad oltranza della privacy dei clienti esteri con depositi in nero in Svizzera diventa sempre più difficile. La Svizzera non è un’isola dei Caraibi che può permettersi di non avere rapporti commerciali con il resto del mondo. Le banche svizzere devono decidersi se vogliono continuare a fornire servizi finanziari anche sui mercati esteri, o ridursi a diventare società bucalettere per evasori fiscali senza poter mettere il naso fuori dai confini. Il doppio standard, ormai, non è più praticabile.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>La Provincia di Varese ignorerà le richieste del governo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2012 15:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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«La Regione Lombardia non rispetterà i parametri imposti dal Governo e sulla riorganizzazione delle Province farà una proposta diversa. Ciò significa che Varese non si accorperà». L’ha dichiarato il presidente della Provincia di Varese ...]]></description>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_4980" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2010/06/Dario-Galli1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4980" title="Dario Galli" src="/wp-content/uploads/2010/06/Dario-Galli1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Dario Galli, presidente della Provincia di Varese</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>«La Regione Lombardia non rispetterà i parametri imposti dal Governo e sulla riorganizzazione delle Province farà una proposta diversa. Ciò significa che Varese non si accorperà». L’ha dichiarato il presidente della Provincia di Varese Dario Galli, durante la Giunta “aperta”, tradizionale appuntamento estivo che prevede anche l’invito alla stampa per delineare le attività del primo semestre 2012. Ecco il testo della sua presa di posizione. </strong></p>
<p><span id="more-25374"></span>«Credo che gli sforzi fatti da Provincia di Varese per razionalizzare i costi, per altro già da anni su livelli virtuosi rispetto a moltissime altre realtà del nostro Paese, siano oramai sotto gli occhi di tutti. Dai 700 dipendenti del 2008 siamo passati a 550, contando anche quelli del Cfp, e che significa 20% in meno solo attraverso il blocco del turnover e l’eliminazione dei contratti di consulenza. Abbiamo una media dipendente – abitanti dimezzata rispetto a quella nazionale. Stessa cosa possiamo dire del costo della Provincia suddiviso sempre per abitante. Siamo anche oltre il 60% della differenziata. Insomma abbiamo numeri e risultati di eccellenza che poche altre province possono vantare.</p>
<p>Detto questo il nostro futuro, a oggi, ancora non lo si conosce. Ma credo, a questo punto mi pare perfino lampante, si stia facendo la cosa più sbagliata, poiché se il problema è davvero quello dei costi e del risparmio, il buon senso pretende che i conti si facciano davvero sui soldi. E sappiamo benissimo che pur eliminando presidente e giunta il risparmio non sarà garantito dal funzionario regionale o statale che ne prenderà il posto. Delle 107 Province d’Italia, solo una decina possono dimostrare di essere ai nostri livelli. Le altre? Davanti a questa situazione, quindi, non sarebbe più facile costringere le altre a diventare come Varese?</p>
<p>Che senso ha continuare ad attuare tagli lineari che di fatto penalizzano le realtà virtuose e premiano chi ha sperperato e continua a farlo? La cosa è davvero imbarazzante, poiché credo serva solo un pizzico di buon senso. E visto che il Governo ha dato alle Regioni le competenze per la riforma delle Province e sulla base di un importante incontro avvenuto in Regione, credo la Lombardia non rispetterà i parametri imposti dal Governo e Varese non si accorperà.</p>
<p>Se vogliono ci boccino pure la proposta. Poi resta da capire anche cosa accadrà. La Regione Cisalpina? Con Roberto Maroni abbiamo fatto una proposta, magari difficile da realizzare a breve, ma che ha il merito di far pensare e riflettere su come davvero funziona questo Paese. L’idea è quella di una macroregione costituita da territori contigui e confinanti con uno stato straniero ed extra Ue. Si tratterebbe di una regione “cuscinetto” e che dovrà essere a statuto speciale, proprio come Trento, ma con molte ragioni in più».</p>
<p><strong>Dario Galli</strong></p>
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		<title>Ristorni: è ora di togliere il blocco?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 15:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La decisione, adottata lo scorso mese di giugno dal Consiglio di Stato, di bloccare la metà del ristorno all’Italia sulle imposte dei frontalieri aveva sollevato le obiezioni dell’OCST. La misura appariva affrettata e non adeguatamente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2012/03/Meinrado-Robbbiani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19088" title="Meinrado-Robbbiani" src="/wp-content/uploads/2012/03/Meinrado-Robbbiani.jpg" alt="Meinrado Robbiani (foto Parlament.ch)" width="120" height="169" /></a>La decisione, adottata lo scorso mese di giugno dal Consiglio di Stato, di bloccare la metà del ristorno all’Italia sulle imposte dei frontalieri aveva sollevato le obiezioni dell’OCST. La misura appariva affrettata e non adeguatamente ponderata; esulava soprattutto da una concezione strategica dei rapporti del Ticino sia con la Confederazione, sia con le province confinanti e la Lombardia.</strong></p>
<p><span id="more-19087"></span>Quanto dibattuto e proposto dal Consiglio regionale della Lombardia, che si erge contro il mancato rispetto del relativo accordo tra la Svizzera e l’Italia, conferisce una accentuata attualità a questo tema. Rende in particolare indispensabile una rinnovata verifica della linea seguita dal governo cantonale.</p>
<p><strong>Un vicolo cieco?</strong></p>
<p>Occorre in particolare che il Consiglio di Stato abbia la capacità di sottrarsi alla sindrome del vicolo cieco. Il blocco dei ristorni non ha ancora sortito gli effetti auspicati (avvio del negoziato sul trattato fiscale con l’Italia, all’interno del quale si colloca l’accordo sui frontalieri; abolizione delle penalizzazioni che gravano sulle ditte svizzere). E’ perciò tangibile il rischio che il governo si senta nell’impossibilità di modificare la rotta per timore di perdere la faccia. Rimanere incollati  alla linea iniziale, che viola un accordo internazionale sottoscritto dalla Svizzera, potrebbe tuttavia incanalare il Cantone verso uno sbocco ancora più controproducente.</p>
<p><strong>Ticino anello di congiunzione?</strong></p>
<p>Un primo aspetto da considerare è l’influsso della posizione del Ticino sui rapporti con la Confederazione. Il Consiglio federale non ha finora assunto posizioni di rigidità. Ha persino espresso una parziale comprensione per i motivi che hanno indotto il governo ticinese al blocco dei ristorni. E’ però inevitabile che, protraendosi nel tempo, la mancata applicazione di un accordo internazionale sia destinata ad accrescere il disagio  di Berna. E’ evidente il pericolo di cadere in una delicata diversità di posizioni.</p>
<p>Viene anche progressivamente incrinato il ruolo che da più parti si è rivendicato per il Ticino: quello di essere riconosciuto come il raccordo primario con l’Italia, vedendosi riconosciuta una funzione di interesse nazionale. Nella vicenda dei ristorni il Ticino, lungi dall’operare in stretta sinergia con la Confederazione ed ambire ad esserne una pedina strategica nei rapporti con l’Italia, sta andando per la sua strada e sta piuttosto generando imbarazzo in chi guida la politica estera del Paese.</p>
<p><strong>Quale strategia verso le zone confinanti?</strong></p>
<p>L’atteggiamento del Consiglio di Stato lascia emergere crepe visibili anche guardando al versante italiano. Il blocco dei ristorni non solo ha messo in luce che si è tuttora privi di una strategia verso le zone confinanti ma sta gradatamente sgretolando l’appoggio che i Comuni di frontiera, destinatari dei ristorni, e la Lombardia, con la quale si intrattengono rapporti privilegiati, potrebbero fornire al Ticino. Queste relazioni si stanno incrinando anche perché il Ticino lancia segnali contradditori. Se alcuni incontri tra rappresentanti istituzionali hanno messo in risalto i motivi di collaborazione piuttosto che quelli di attrito, dal mondo dei partiti sono usciti anche messaggi particolarmente provocatori. Gli intendimenti di lotta sbandierati negli scorsi giorni hanno avuto l’effetto di fare sorgere, oltre confine, ipotesi di contromisure altrettanto conflittuali.</p>
<p><strong>Uscire dall’impasse</strong></p>
<p>Il gesto del governo cantonale ha portato alla luce un disagio effettivo sia verso Berna (la percentuale di ristorno è superiore a quella di altri Cantoni verso lo Stato confinante), sia verso Roma (accordo sui frontalieri da rivedere/penalizzazione ingiustificata delle ditte svizzere). Occorre tuttavia che questo gesto, se già il governo l’abbia ritenuto utile, abbia perlomeno una portata puntuale; sia cioè stato finalizzato ad evidenziare un problema, la cui discussione debba ora svilupparsi al di fuori di mezzi impropri di pressione che possono oltretutto irrigidire la controparte.</p>
<p>Appare perciò opportuno che il governo cantonale, d’intesa per le modalità con Berna, tolga il blocco dei ristorni. In questo ambito, non è forse completamente superato il tempo (anche se questa occasione sembra ormai essere stata sprecata) per contrattare con Berna una cessazione del blocco chiedendo una contropartita sui temi del frontalierato (compenso finanziario, misure di accompagnamento, reciprocità..). Una gestione più accorta della vicenda avrebbe dovuto indurre il Consiglio di Stato ad andare in questa direzione prima che si accentuassero le reazioni italiane al mancato rispetto dell’accordo sui ristorni. Verso Berna oggi si ritrova in una posizione di minore influenza e forza.</p>
<p><strong>Darsi una strategia verso Berna e verso Sud</strong></p>
<p>E’ soprattutto indispensabile che questa vicenda induca il governo cantonale a affinare i rapporti con la Confederazione e a delineare una più solida strategia di relazioni con le regioni limitrofe. Se verso Berna sono stati fatti passi significativi segnatamente attraverso la designazione e la valorizzazione di un apposito delegato, verso Sud emerge un ritardo di concezione e impostazione delle relazioni reciproche che va colmato. Lo sviluppo del nostro territorio non può essere perseguito senza considerare anche la sua interdipendenza con le zone confinanti. C’è da auspicare che la questione del blocco dei ristorni sfoci perlomeno nella consapevolezza di un necessario ripensamento delle relazioni esterne del nostro Cantone.</p>
<p><strong>Meinrado Robbiani, Segretario cantonale OCST</strong></p>
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