Massimo Nobili, presidente della Regio Insubrica

Massimo Nobili è il presidente uscente della Provincia del Verbano Cusio Ossola, nonché ultimo presidente della Regio Insubrica alla vigilia delle elezioni che domenica rinnoveranno le cariche delle cinque Province italiane dell’ente (oltre al Vco, Varese, Como, Lecco e Novara). Il voto avrà un cambiamento sostanziale: a scegliere i rappresentanti politici non saranno i cittadini, ma “grandi elettori” composti da sindaci e consiglieri comunali. Non solo: nel lungo periodo la volontà del Governo italiano sembra quella di abolire del tutto le Province. Di conseguenza, se la Regio Insubrica vuole proseguire il suo percorso, deve mutare pelle.

Presidente Nobili, alcuni si chiedono se ha ancora senso proseguire con l’esperimento della Regio Insubrica. Cosa ne pensa? Quali risultati sono stati ottenuti in vent’anni della comunità di lavoro?

Nell’ultimo periodo si è verificato indubbiamente un rilancio dell’attività: abbiamo sottoscritto un accordo per lo smaltimento dei rifiuti inerti fra Regione Lombardia e Canton Ticino, si è concluso uno studio che potrebbe avviare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese prealpine alle banche svizzere. E ancora: abbiamo promosso diverse manifestazioni sportive e avviato un sito internet per divulgare la bellezza di storia e cultura del nostro territorio.

Sul tavolo restano i problemi enormi della mobilità e dei frontalieri che riguardano soprattutto il versante svizzero. Come vanno affrontati?

La Regio ha senso soltanto se si troveranno soluzioni anche sulle situazioni più spinose. In tal senso abbiamo preso posizioni critiche sia nei confronti dell’Italia che del Canton Ticino. Ognuno ha le sue colpe e ognuno deve fare la sua parte per superare le divisioni. Penso ai frontalieri: per entrambe le parti sono una risorsa per lo sviluppo dell’economia e quindi bisognerà trovare un accordo nell’interesse reciproco.

Come ipotizza il futuro della Regio?

Al di là della forma che le si vorrà dare, mi auguro che ci sia un maggior coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni, nonché delle associazioni di categoria. La comunità di lavoro deve andare avanti con l’obiettivo di sempre: il benessere del territorio e il superamento delle frontiere.

Nicola Antonello