Lombardia: calma prima della tempesta. La Francia prepara l’attacco. (1)

Alfiere svizzero

Cinquecento anni fa Milano era controllata dai Cantoni svizzeri. I mercenari della giovane Federazione alpina avevano conquistato la Lombardia scacciando gli stessi francesi che nel 1500 avevano aiutato a impadronirsi del Ducato. In cambio del loro aiuto re di Francia Luigi XII aveva sì ceduto loro le terre a sud del Gottardo, ma non aveva pagato il soldo promesso. Per vendicarsi, nel 1512 la Dieta federale – l’organo di coordinamento dei Cantoni – aveva rotto l’alleanza con la Francia, entrando a far parte della Lega Santa capeggiata dal papa Giulio II, e aveva di nuovo rimesso sul trono del ducato uno Sforza, il figlio di Ludovico il Moro, Massimiliano. I francesi però si preparavano a lanciare una offensiva per riprendersi Milano.

Siamo a Vercelli, fine luglio 2015. Per farsi fare il ritratto l’alfiere di Soletta Felix Seger si era messo anche il cappello di piume. Stava lì davanti al castello Visconteo di Vercelli con aria truce, come se si trovasse davanti a un lanzichenecco tedesco. Urs Graf*, che quando non faceva il mercenario era orafo e incisore, si era sistemato su di un sasso che costeggiava il fossato con le sue pergamene e l’inchiostro e disegnava con tratti decisi. Avrebbe fatto uno schizzo e poi rifinito il tutto con più calma. Si trovavano a Vercelli da più di un mese. I comandanti non riuscivano a mettersi d’accordo sul modo migliore per affrontare i francesi. I bernesi insistevano per andare a presidiare i passi che portavano in Francia – il Moncenisio e il Monginevro – da cui si attendeva l’arrivo dell’esercito di Francesco I. Gli urani e gli zurighesi preferivano invece stare vicino a Milano, per non perdere il controllo della Lombardia. A Lucerna la Dieta non riusciva a mettere d’accordo le parti.

Con quel ritratto avrebbe guadagnato almeno mezzo fiorino. Seger non aveva problemi di soldi: era appena riuscito a farsi pagare un riscatto da un nobile locale che aveva fatto prigioniero con alcuni suoi soldati. Di soldi non ne giravano molti, con grande delusione dei mercenari che si erano arruolati con la speranza di farsi un bel gruzzoletto. Il soldo promesso dal papa non arrivava mai, e anche l’imperatore finora si era limitato a fare vuote promesse. Così gli svizzeri che si trovavano in Piemonte ad attendere i francesi si arrangiavano come potevano: chi rubava, chi saccheggiava, chi metteva le mani su qualche nobiluomo lombardo e chiedeva un riscatto alla famiglia.

Urs Graf era incisore, e con i suoi disegni riusciva a guadagnare qualcosa anche in quella situazione difficile. In verità lui non si era arruolato per i soldi. Il lavoro non gli mancava neanche a Basilea. Il suo problema era l’impulsività che lo aveva messo nei pasticci più di una volta. Questa volta si trattava di un violento alterco con il marito della bella signora alla quale aveva fatto con successo la corte. Una denuncia lo avrebbe probabilmente riportato di nuovo nel “buco dell’orso”, la temuta prigione nella torre del portico dell’arco di Sant Albano. Urs Graf c’era già stato una volta e non aveva nessuna intenzione di ritornarci. Così quando aveva saputo che il maestro della sua corporazione, quella dell’Orso, stava reclutando mercenari per una spedizione per difendere Milano dai francesi, si era arruolato ed era subito partito. Al ritorno probabilmente tutto sarebbero stato dimenticato.

L’alfiere Felix Seger era in Italia da tre anni. Aveva partecipato al colpo di mano con cui gli svizzeri, dopo la rottura con i francesi, si erano impadroniti di Milano. Si ricordava molto bene della cerimonia con cui il landamano di Zurigo Johannes Schwarzmurer aveva insediato il duca Massimiliano Sforza. “Il duca entrò in città a cavallo, seguito dagli ambasciatori del papa, dell’imperatore, della Spagna e da noi. I milanesi ci hanno dato la chiave su di un vassoio d’argento. Sotto la porta Schwarmurer tenne un bellissimo discorso in latino davanti a noi tutti. Lo abbiamo messo sul trono, e lui era contento.”

E pensare che 12 anni prima, erano stati proprio gli svizzeri a togliere Milano agli Sforza. Ma allora erano ancora al servizio del re di Francia Luigi XII, che vantava diritti ereditari sul ducato di Milano per via di Valentina Visconti, che aveva sposato suo nonno, il duca di Orléans. Agli svizzeri comunque questi problemi di legittimità importavano poco. Loro combattevano per chi li pagava. E Massimiliano aveva pagato: 150’000 ducati in contante e una rendita annua di 40’000 ducati. (continua)

Michele Andreoli

* Urs Graf, orafo e incisore di Basilea, ha preso parte alla battaglia di Marignano, che ha immortalato in un impressionante disegno. La storia che raccontiamo è inventata.