Immigrazione: la Svizzera punta sulle clausole di protezione

Il manifestro contro l'"immigrazione di massa"

Limitare l’immigrazione senza contravvenire agli impegni presi sulla libera circolazione: ciò che il governo svizzero cerca di raggiungere nei negoziati con l’Unione europea per mettere in atto i principi dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa assomiglia alla quadratura del cerchio. La via d’uscita scelta dai negoziatori elvetici è quella delle clausole di protezione.

Approfittando dei margini di manovra lasciati dal testo dell’iniziativa, che non formula obiettivi quantitativi, il governo svizzero si appresta a proporre all’Unione europa un modello per limitare l’immigrazione che fa capo al principio delle clausole di protezione contenute anche in altri trattati europei. Concretamente, si vogliono definire degli indicatori

Il modello è stato proposto dall’ex segretario di Stato Michael Ambühl, che ora insegna gestione dei negoziati al Politecnico federale di Zurigo. Concretamente Ambühl propone di definire una soglia di intervento, superata la quale il governo svizzero avrebbe il diritto di limitare l’immigrazione. Per rendere appetibile questa soglia definita matematicamente, Ambühl la mette in relazione al tasso di immigrazione degli altri membri dell’Unione europea.

In Europa, solo i ministati Lussemburgo e Cipro sono confrontati ad una immigrazione superiore a quella della Svizzera. Con una percentuale di stranieri del 23,3% e un tasso di immigrazione dell’1,9% la Svizzera è il paese che accoglie il maggior numero di stranieri di tutti i suoi vicini. In Italia, per esempio, la percentuale di stranieri è del 7% e il tasso di immigrazione dello 0,6%.

Secondo Ambühl si potrebbe proporre all’Unione europea di fissare la soglia di intervento quando il tasso di immigrazione raggiunte il doppio di quello della media degli Stati dell’Ue. L’introduzione di contingenti sarebbe quindi definita automaticamente dall’andamento della statistica.

Gli ambienti padronali, che temono soprattutto la rigidità del sistema dei contingenti, sostengono caldamente la proposta. Anche i sindacati ritengono che questa potrebbe essere una strada praticabile, mentre diversi esponenti della sinistra, fra cui anche il capo del governo ticinese Manuele Bertoli, ritiene che non si debbano cercare compromessi: o l’iniziativa viene applicata alla lettera, o si ritorna alla urne.

Da parte dell’Unione democratica di centro si manifestano posizioni contrastanti: in generale si teme un annacquamento dello spirito dell’iniziativa. Chi inveve preferirebbe che la Svizzera rompa definitivamente i ponti con l’Europa è naturalmente contrario a qualsiasi tipo di trattativa.

Red.