Accordi Svizzera-Italia, road map, imposizione dei frontalieri, cambio franco-euro: Per il Ticino c’è ancora molto da fare

Il Governo ticinese chiede che l’accordo sull’imposizione dei frontalieri sia concretizzato e approvato in tempi brevi e certi, e auspica che, durante il percorso di realizzazione della road map, i negoziatori svizzeri tengano ben presenti le tensioni, ora aggravate dal cambio euro-franco, sul mercato del lavoro ticinese.

Con una dettagliata nota informativa odierna, il Governo del Canton Ticino prende posizione sugli ultimi eventi legati agli accordi con l’Italia e al cambio franco-euro. Giudica positivamente il fatto che, dopo anni di lunghe e difficili discussioni, si sia finalmente giunti ad un accordo e concordato un calendario preciso per la sua firma, accordo che concerne in particolare lo scambio d’informazioni fiscali di natura finanziaria e l’imposizione dei lavoratori frontalieri. Ma non tutti i problemi sono ancora risolti e molto impegno e attenzione, nell’interesse dei ticinesi, dovranno essere riposti in ogni singola trattativa.

Piazza finanziaria

Entro il 2 marzo 2015 la Svizzera s’impegna a firmare il protocollo di modifica dell’art. 27 della Convenzione per evitare la doppia imposizione fra la Svizzera e l’Italia riprendendo lo standard dell’OCSE per lo scambio d’informazioni su domanda. Ciò consentirà alla Svizzera di non essere più discriminata dalle sanzioni previste dalla legge sull’autodenuncia italiana detta Voluntary Disclosure Program (VDP) se fosse considerata in black list. I detentori italiani di averi non dichiarati presso gli istituti bancari potranno partecipare al VDP mantenendo i propri averi in Svizzera senza subire sanzioni più gravose e quindi penalizzanti. Per questo motivo il Consiglio di Stato sostiene la firma del protocollo di modifica, in quanto tassello fondamentale per sostenere la piazza finanziaria ticinese.

Fiscalità dei frontalieri

Il Ticino è stato coinvolto nelle fasi negoziali, insieme agli altri Cantoni interessati, ossia Grigioni e Vallese. Ha potuto esporre le proprie preoccupazioni e attese su questo dossier in ragione delle tensioni sul mercato del lavoro, dei fenomeni di dumping salariale, del congestionamento viario e dei costi infrastrutturali derivanti dalla mobilità di un numero crescente di lavoratori frontalieri. Queste preoccupazioni sono state recepite dalla Confederazione come pure le richieste di miglioramento dell’Accordo sull’imposizione del reddito dei lavoratori frontalieri. Complessivamente i risultati sinora annunciati possono essere valutati positivamente e meglio:

• Il riconoscimento del principio di reciprocità, oggi assente, che concernerà i ticinesi che si recheranno a lavorare in Italia.

• L’introduzione progressiva dell’imposizione ordinaria in Italia dei lavoratori frontalieri, oggi inesistente, e l’incremento della quota impositiva in Svizzera. In base all’attuale stadio delle trattative la quota di competenza impositiva svizzera aumenterà dal 61.2% attuale sino a un massimo del 70% . L’incremento del gettito fiscale di Cantone, Comuni e Confederazione ammonterebbe ad almeno 13 milioni di franchi rispetto all’anno fiscale 2013, determinante per il calcolo del ristorno del 2014.

• Una definizione precisa dello statuto di frontaliere, essenziale per una corretta applicazione dell’accordo. Grazie al mantenimento della fascia di 20 km e allo scambio di informazioni il Cantone Ticino potrà da una parte lottare efficacemente contro il fenomeno dei cosiddetti falsi frontalieri e, d’altra parte, tassare i residenti fuori della fascia secondo il metodo OCSE trattenendo il 100% dell’imposta. I dettagli dell’accordo sono ancora da definire e la road map fissa come prioritario questo dossier che dovrà concludersi nei primi 6 mesi del 2015. Il nuovo metodo della limitazione dell’imposta (limitazione della base impositiva) non comporterà più il ristorno entro il 30 giugno poiché ogni Stato godrà della sua sovranità fiscale. Nel suo complesso le basi per un nuovo accordo sono migliori di quello attuale. Tuttavia se la Svizzera dovesse introdurre nel quadro della messa in pratica dell’articolo 121a della Costituzione federale delle misure contrarie all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, è previsto che l’accordo in materia di imposizione dei lavoratori frontalieri concluso secondo la modalità della road map cessi la sua applicazione. Questo punto viene letto con preoccupazione dal Governo. La volontà popolare chiaramente espressa in Ticino il 9 febbraio 2014 va rispettata e il Consiglio di Stato chiede al Governo federale di tenerne conto nell’ambito della finalizzazione del negoziato.

Infine, si ribadisce l’opinione contraria del Cantone Ticino alla revisione dell’imposizione alla fonte del reddito da attività lucrativa, contenuta nel relativo messaggio licenziato dal Consiglio federale.

Prossimi passi

Nella road map vengono fissate le prossime tappe che comprendono altri temi importanti per il Ticino, che richiederanno l’aggiornamento di ulteriori articoli della convenzione per evitare la doppia imposizione, l’uscita da tutte le black list e l’accesso al mercato italiano per gli operatori finanziari. Anche su questi temi il Cantone continuerà a collaborare con l’Autorità federale affinché si giunga a una soluzione positiva su tutti i dossier.

Abbandono della soglia di CHF 1.20 per 1 EUR da parte della BNS

Nell’esprimersi sull’accordo raggiunto, in particolare quello sulla fiscalità dei frontalieri, il Governo esprime la sua profonda preoccupazione per la decisione della BNS di abbandonare la soglia minima del corso del franco svizzero con l’euro. Questa decisione rischia di avere delle conseguenze pesantissime sull’economia e l’occupazione nel Canton Ticino. Inoltre, vanifica i vantaggi ipotizzati dalla road map dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri per ridurre il dumping salariale, uno degli obiettivi del Cantone nell’ambito di questo negoziato. I motivi riscontrati sono almeno tre: in primo luogo, con la parità di cambio i lavoratori frontalieri ricevono in busta paga un aumento consistente che rende il mercato del lavoro ticinese ancora più attrattivo, ciò che del resto vale anche per i prestatori di servizi indipendenti. In secondo luogo viene aumentata la pressione nei confronti di importanti settori economici legati all’esportazione, che registrano sovente ridotti margini di utili, tra i quali il turismo; in terzo luogo, in quanto zona di confine, si facilitano gli acquisti dei consumatori e delle ditte ticinesi all’estero, con conseguenze negative per i settori del commercio e della distribuzione.

In questo contesto, il Consiglio di Stato chiede alla Confederazione che l’obiettivo della piena tassazione dei lavoratori frontalieri in Italia venga prioritariamente sostenuto e ottenga garanzie da parte dell’Italia.

In conclusione, il Governo ticinese riconosce che è stato fatto molto e che era oggettivamente difficile, vista la complessità della materia negoziale, ottenere risultati sensibilmente maggiori di quelli sino ad ora ottenuti. Ciononostante, il Consiglio di Stato chiede che l’accordo sull’imposizione dei frontalieri sia concretizzato e approvato in tempi brevi e certi, e auspica che, durante il percorso di realizzazione della road map, i negoziatori svizzeri tengano ben presenti le tensioni, ora aggravate dal cambio euro-franco, sul mercato del lavoro ticinese. Non tutti i problemi sono ancora risolti e molto impegno e attenzione, nell’interesse dei ticinesi, dovranno essere riposti in ogni singola trattativa.

Red./Com.