Accordo fiscale: l’Italia punta al 25%
I negoziatori italiani prevedono di chiedere alla Svizzera un prelievo del 25% sugli averi italiani non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. In cambio di questa imposta liberatoria i fondi verranno „legalizzati“ senza render noti i nominativi dei detentori. Il governo italiano spera in questo modo di poter recuperare diverse decine di miliardi di euro.
Svizzera e Italia intendono raggiungere un accordo al più presto. Il negoziato non è comunque facile, in quanto all’accordo fiscale sono collegate diversi altri temi di grande importanza per la piazza finanziaria svizzera. Sulla falsariga degli accordi fiscali conclusi con Gran Bretagna e Germania, la Svizzera chiede la possibilità per le banche svizzere di operare sul mercato italiano. La Svizzera dovrà inoltre venir depennata dalla lista italiana dei paradisi fiscali, la cosiddetta black-list, che crea pesanti ostacoli al commercio con l’Italia.
Gli ostacoli in vista di arrivare ad un risultato sono ancora molti. Tanto più che questi accordi fiscali suscitano opposizione anche in Svizzera. Contro l’accordo con la Germania – che deve oltretutto ancora venir ratificato dal Senato tedesco – ci sono diverse organizzazioni che intendono chiedere il referendum. Si tratta soprattutto degli ambienti legati al settore dell’amministrazione patrimoniale. Se infatti le grandi banche e l’industria d’esportazione sono pronte a fare delle concessioni sul segreto bancario, e ad affrontare i mercati esteri sulla base della loro forza competitiva, c’è ancora un largo settore di servizi finanziari che approfitta soprattutto dei capitali in fuga dal fisco dei loro paesi d’origine.
Il timore è che per evitare il prelievo della tassa liberatoria e della successiva imposizione alla fonte, i depositi lascino la Svizzera alla volta di altre piazze finanziarie. Sulla possibilità che i fondi neri emigrino verso paradisi fiscali più sicuri, come Singapore o Hongkong le opinioni degli esperti divergono. Le piazze finanziarie serie, come per esempio Singapore, potrebbero doversi presto piegare anche loro alla pressione della comunità internazionale che chiede maggiori controlli, mentre la possibilità di far capo a paradisi fiscali meno seri richiede una disponibilità al rischio che non tutti hanno. La Svizzera garantisce da questo punto di vista una stabilità che poche altre piazze finanziare sono in grado di eguagliare.
Red.
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