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Tax free: bastoni tra le ruote in dogana

31 maggio 2012 – 09:40Nessun Commento

In coda al valico: non una novità. In settimana tocca ai frontalieri, al sabato la colonna è soprattutto degli svizzeri in viaggio verso lo shopping d’oltreconfine. Ma da qualche mese, per questi ultimi, si è creata un’altra sosta. Quella in attesa del timbro della dogana che possa autorizzare il cosiddetto Tax Free. Fino a poco tempo fa era un sistema veloce e che agevolava la clientela elvetica con un ulteriore sconto. Da un anno e mezzo ci ha messo gli occhi la burocrazia italiana. E la situazione è diventata a dir poco macchinosa. Lo denuncia l’Associazione dei commercianti di Luino, in un lettera di fuoco e senza precedenti contro l’Agenzia delle Dogane italiane.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è il Tax Free? Si tratta di una formula riservata ai cittadini extra-Ue per l’acquisto in Italia di beni ad uso personale o familiare, con un importo minimo superiore a 154,94 euro (Iva inclusa), effettuato in un solo punto vendita e in un’unica fattura. Vista la vicinanza dei negozi col valico, funzionava una prassi particolare: la fattura veniva emessa col solo imponibile, senza Iva. A quel punto cliente e commerciante si recavano in dogana, ottenevano il timbro e poi, fuori dagli uffici, avveniva la riconsegna della pratica al negoziante. “La procedura – dice Stefano Meloro, vice direttore di Ascom Luino e referente pontresino – ha sempre seguito gli obblighi di legge, oltre a consentire una semplificazione degli adempimenti amministrativi”.

Poi, a mettere i bastoni fra le ruote, è arrivata la burocrazia: “Da oltre un anno – spiega ancora Meloro – il personale della dogana sul lago Ceresio, seguendo una Circolare nazionale che noi non abbiamo mai ricevuto, non consente più questa procedura”. Non solo: “Sembra che sia in atto un’azione dissuasiva che comprende code che raggiungono un’ora per sbrigare le pratiche. Inoltre non ci si può più avvalere dell’ausilio del commerciante, con la consegna del documento che può avvenire soltanto su territorio elvetico”. Rispetto a prima, un vero e proprio labirinto. E i commercianti sono scesi sul piede di guerra: “In un periodo di crisi in cui, grazie ai clienti svizzeri, Ponte Tresa sta resistendo abbastanza bene, questo cambiamento sta causando ingenti danni economici”.

Fra l’altro il commercio pontresino è la prima economia locale: oltre 200 attività, circa 1.000 addetti (su 5.500 abitanti). E 2.500 fatture mensili Tax Free di cui almeno la metà realizzate da piccole realtà commerciali. Ecco perché Ascom, come i suoi soci, sono imbufaliti. “Oltretutto, in un incontro del 24 ottobre scorso – aggiunge Meloro – i dirigenti dell’Agenzia delle dogane di Varese avevano assicurato la massima disponibilità per rendere meno macchinosa la situazione. Ma da allora non è stato fatto nulla. Chiediamo soltanto una procedura più snella a vantaggio di tutti. Anche perché ormai i clienti svizzeri dubitano della liceità di questa procedura”.

Nicola Antonello

 

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