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In difesa del lavoro e della vita dei lavoratori

1 maggio 2012 – 17:32Nessun Commento

Salari minimi obbligatori e rafforzamento dei contratti collettivi per combattere il dumping, applicazione del principio della responsabilità solidale per mettere ordine nella giungla dei subappalti: queste le rivendicazioni avanzate durante la manifestazione del Primo Maggio a Lugano, che ha richiamato un migliaio di persone già a partire dalla tarda mattinata.

La Festa dei lavoratori organizzata dai sindacati, si è aperta in tarda mattinata con il tradizionale corteo. Un corteo vivace e colorato fatto di musica e brevi interventi di sindacalisti e lavoratori (tra loro pure un rappresentante del personale della Navigazione Lago maggiore, da settimane in lotta in difesa dell’occupazione e del turismo nella regione) ma anche di gesti dall’alto valore simbolico.

Come quello compiuto dall’architetto e intellettuale ticinese Tita Carloni, che dopo gli attacchi del domenicale della Lega dei ticinesi Il Mattino della domenica contro lo scrittore Giovanni Orelli ha esibito un “quadro” ricavato dalla spazzatura e “dipinto” sul posto con la scritta “lunga vita al compagno Giovanni Orelli”.I

Il copresidente del sindacato Unia Renzo Ambrosetti ha incentrato il suo discorso sulla crisi che investe l’industria metalmeccanica d’esportazione. In Ticino «abbiamo bisogno di attività economiche innovative con salari dignitosi per lavoratori professionali. …Aziende e agenzie di collocamento che pensano di poter sfruttare la manodopera a basso costo, diciamo che possono liberamente spostarsi qualche chilometro oltre confine! Non ci interessano, non interessano ad un Cantone che vuole disporre di un’economia solida», ha affermato nel discorso tenuto in Piazza Manzoni.

I datori di lavoro sfruttano la crisi per «esercitare pressioni sui salari, per aumentare il tempo di lavoro o per chiedere prestazioni gratuite ai loro dipendenti», ha denunciato il dirigente sindacale ricordando come spesso simili misure vengano introdotte in aziende «che fanno utili e distribuiscono lauti dividenti agli azionisti». Di fronte a questa situazione il movimento sindacale ribadisce la necessità di vietare per legge il pagamento in euro dei salari e di legare questi ultimi all’evoluzione del cambio, nonché di rendere più severi i controlli e più pesanti le sanzioni per chi pratica dumping salariale, ha sottolineato Ambrosetti.

«La situazione in questo cantone è inquietante», gli ha fatto eco la consigliera nazionale e vicepresidente del Partito socialista svizzero Marina Carobbio richiamando i dati diffusi pochi giorni fa dal Segretariato di stato dell’economia circa le violazioni delle norme sul lavoro che si registrano in Svizzera e soprattutto in Ticino da parte di quelle aziende che sfruttano a loro vantaggio la libera circolazione delle persone. Ma la risposta alla precarizzazione del lavoro in atto e ai fenomeni di dumping, ha ammonito Marina Carobbio, «non può essere quella di chiudere le frontiere» e di mettere così «i lavoratori gli uni contro gli altri», bensì quella di «rafforzare le misure contro il dumping» attraverso «un salario minimo legale di 4mila franchi per tutti e contratti collettivi di lavoro».

Ma nel mondo del lavoro «si continua anche a speculare sulla salute delle persone e sulla sicurezza», ha dal canto suo denunciato il presidente dell’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa Saverio Lurati, introducendo l’ospite d’onore della giornata: il sindacalista italiano Bruno Pesce, una delle figure storiche delle battaglie in difesa della salute dei lavoratori e per la giustizia che da oltre trent’anni sono in corso a Casale Monferrato, la cittadina in provincia di Alessandria (Piemonte) dove la presenza di uno stabilimento della multinazionale svizzero-belga Eternit ha provocato quasi 1.800 morti d’amianto.

«Oggi è la Festa internazionale del lavoro, ma anche un momento di solidarietà con le vittime del lavoro», ha affermato Pesce ribadendo la necessità di una messa al bando dell’amianto (che ancora viene utilizzato in molti paesi, soprattutto dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina) a livello globale e invitando i presenti ad una riflessione: «L’amianto lo estraggono e lo utilizzano dove le libertà sindacali non ci sono o ci sono solo sulla carta o non vengono esercitate». Dunque, ha aggiunto, «ci si può difendere dagli infortuni e dalle malattie professionali se si conquistano e poi si praticano le libertà sindacali».

Red./Comunicato

 

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  • 5 sensi varese

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