Quando i bambini scoprono l’età dell’oro…
Si dice spesso che i bambini, in fatto di tecnologie, siano avanzatissimi rispetto agli anziani; in compenso, si dice che gli anziani possiedano tante conoscenze da fare invidia ad un’intera classe di ragazzini. Ma non sarebbe possibile modernizzare gli anziani sul mondo dell’informatica e, al contempo, ampliare le prospettive intellettuali dei bambini? Sì, grazie al progetto “Età dell’oro” presentato ieri a Palazzo Pirelli di Milano: attraverso attività in comune e la gestione del sito www.etadelloro.it, le due generazioni s’incontrano e trovano modo di scambiarsi importanti insegnamenti.
L’iniziativa, partita in via sperimentale nella zona di Bergamo l’anno scorso, suscita l’interesse della popolazione e si sta diffondendo in tutta la Lombardia. I bambini delle scuole primarie si uniscono agli anziani residenti nelle case di riposo per svolgere numerose attività insieme, come spettacoli teatrali, riprese filmate e laboratori di pittura. In questo modo lo scambio intergenerazionale diventa fruttuoso e intenso. Lo scopo dei ragazzini è anche quello di raccogliere le testimonianze snocciolate dagli anziani, in modo da costituire un utile archivio, facilmente consultabile facendo visita al sito www.etadelloro.it.
Etadelloro.it offre persino una community web personalizzata, con tanto di blog e chat a disposizione, sì da legare, o meglio, connettere famiglie, istituzioni, giovani e anziani. L’assessore alla Famiglia Giulio Boscagli è rimasto affascinato dal progetto in corso: “una splendida iniziativa intergenerazionale, resa possibile grazie al contributo concreto di aziende private che realizzano un programma di conciliazione. In Lombardia sono oltre 900.000 le persone con più di 75 anni e ogni anno aumentano di circa 30.000 unità. Nella nostra regione, abbiamo 650 Residenze sanitarie assistenziali con oltre 60.000 anziani; una risorsa importante che, anche grazie a progetti come questo, può essere di aiuto alle fasce più giovani della popolazione.”
“Un poeta africano – conclude Boscagli – diceva: ‘quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca’. Credo che il simbolo di questo progetto sia quello di andare oltre alla perdita del patrimonio, conservare tante piccole biblioteche che siano la memoria della nostra storia passata e ci facciano ricordare i nostri anziani, non come un fardello che è pesato negli ultimi anni, ma come un importante contributo che hanno dato nella loro vita alla società nella quale viviamo. Solo recependo questo, con l’ausilio di Asl e privati, possiamo ricreare un pezzo di socialità”.
Red.
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