Il Cervino va a pezzi
La roccia della montagna più suggestiva delle Alpi sta cedendo sotto i colpi dei mutamenti climatici. E’ quanto affermano gli esperti del Politecnico di Zurigo che con speciali sensori wifi stanno monitorando il massiccio che divide l’Italia alla Svizzera.
Nell’agosto del 2003, sul lato italiano del Cervino, a un’altezza di circa 3800 metri si produsse un enorme scoscendimento di roccia che cancellò definitivamente una delle “vie” più praticate dagli alpinisti. La frana, per gli specialisti costituì il primo grande segnale che qualcosa non andava. I ricercatori del Politecnico di Zurigo, nel 2007, attraverso un innovativo sistema di sensori collegati a un grande elaboratore via wifi, iniziarono a monitorare la cima. Ora lo studio, pubblicato sul Journal of Geophysical Research, conferma le peggiori ipotesi.
Lo scongelamento del “permafrost” e le conseguenti infiltrazioni di acqua nelle fessure della roccia, sta destabilizzando, soprattutto in estate il massiccio del Cervino. Un disastro ambientale che si chiama cambiamento climatico e che potrebbe negli anni a venire produrre altri consistenti scoscendimenti. L’instabilità della montagna, oltre agli effetti ambientali potrebbe avere conseguenze anche sul movimento turistico. Ogni estate sono migliaia gli alpinisti, provenienti da tutto il mondo, che si inerpicano sulla cima più suggestiva delle Alpi. Se i rischi dovessero perdurare c’è da giurarci che molti si sposteranno altrove con conseguenze economiche evidenti per tutto il settore turistico della regione.
Mario Besani
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