Tiepolo “diabolico” al m.a.x. museo di Chiasso
È dedicata all’opera grafica di Giambattista Tiepolo (e figlio) la nuova mostra del m.a.x di Chiasso. Il pittore, noto per i suoi affreschi variopinti e luminosi eseguiti in svariate corti europee, presenta anche un lato più tenebroso e meno conosciuto, che ha trovato espressione in un’ampia produzione di stampe.
“Al m.a.x. di Chiasso è approdato il lato oscuro di Tiepolo, quello in buona parte misconosciuto, dacché alcune incisioni e matrici risultano praticamente inedite: ma oscuro soprattutto per la polemica diabolica veicolata”, ha spiegato la curatrice Nicoletta Ossanna Cavadini. L’esposizione, difatti, è divisa in tre sezioni: oltre ai capricci (disegni sincretici, in cui s’intrecciano suggestioni e forme anche molto diverse tra loro) e alla fuga in Egitto, incuriosisce soprattutto la materia d’ascendenza infernale, irta di maghi, serpenti, satiri e visi similcaprini.
Non si tratta certo di figure deformate alla Bosch o alla Goya, poiché in Tiepolo vige sempre una sorta di verosimile convenzionale, una compostezza riflessa anche nel tratto leggero e nella pagina disposta ad accogliere ampie zone di bianco e, quindi, di luce, componente pressoché irrinunciabile all’interno della sua opera. Siamo pure distanti dalla precisione maniacale e iperdettagliata di Giovanni Battista Piranesi, altro grande incisore esposto lo scorso anno al m.a.x. Museum.
Il nome di Piranesi non sorge invano, perché il restauro delle matrici di Tiepolo, realizzato dall’Istituto nazionale di Roma, ha portato alla luce interventi correttori molto simili a quelli del più giovane Piranesi. Come afferma Rita Bernini dell’istituto nazionale, “non possediamo testimonianze scritte sull’eventuale incontro avvenuto a Venezia tra Tiepolo e Piranesi, ma un raffronto tra il modus operandi dei due porta a concludere che, con ogni probabilità, si fossero frequentati durante il triennio 1745-1747”. Inoltre tra i due intercorre un legame tematico forte, specie perché i Capricci e gli Scherzi di fantasia di Tiepolo influirono sui capricci di Piranesi e, in certa misura, sulle Carceri, il suo ciclo più noto e stravagante, caratterizzato da una linea libera e appesantita, conforme al senso di angosciosa bizzarrìa sciorinato dalla rappresentazione.
Se Piranesi ha goduto di fortuna ininterrotta e alla sua opera hanno guardato grandi scrittori ed artisti (da Victor Hugo e Baudelaire a Maurits Escher), non si può dire altrettanto per Tiepolo. Invero, anche a Tiepolo hanno guardato grandi scrittori ed artisti, ma sfortunatamente non sempre con le migliori aspettative. C’è chi lo tacciò quale scarso emulo di Paolo Veronese, c’è chi, come Goethe, lo bollò quale pittore di decoro, “un’offesa al Nostro”, spiega il Prof. Oechslin del Politecnico federale di Zurigo, “che contrariamente all’opinione del teutonico era in possesso di una profonda conoscenza della tradizione e, nondimeno, era in grado di innovarla con elementi originali. Tiepolo è un pittore colto e complesso, non etichettabile. Pertanto è giusto ricordarlo con una bella frase dell’erudito veneziano Francesco Algarotti: “Tiepolo fu pittore universale e di grandissima immaginativa [...] e con una disinvoltura di pennellata indicibile””.
Loris Trotti
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