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Ottomila tonnellate di munizioni sprofondate nei laghi svizzeri!

3 febbraio 2012 – 12:46Nessun Commento

(Foto wikipedia)

Fino al 1967 in Svizzera si faceva così, si sprofondavano nei laghi delle prealpi grandi quantità di munizioni e residuati esplosivi. Sono complessivamente ottomila le tonnellate di materiale potenzialmente pericoloso che giacciono sui fondali degli specchi di Thun, Brienz e dei Quattro Cantoni. “Puliti”, invece, quelli ticinesi. La Confederazione, dopo un’approfondita indagine non procederà al recupero del materiale, ritenuto non pericoloso, per non alterare l’ecosistema dei laghi.

Da un’indagine storica commissionata nel 2004 nell’ambito dell’applicazione dell’ordinanza sui siti inquinati è emerso che nel corso del ventesimo l’Esercito svizzero ha scaricato sui fondali dei laghi di Thun, Brienz e dei Quattro Cantoni (Urnersee e Gersauerbecken) oltre 8000 tonnellate di munizioni e di residuati esplosivi. Si tratta per lo più di munizioni provenienti dalle fabbriche di Thun e Altdorf. Gli ultimi scarichi di munizioni sono avvenuti nel 1963 nel lago di Thun e nel 1967 in quello dei Quattro Cantoni (Urnersee).

La quantità di munizioni sui fondali, le richieste di localizzarle e recuperarle e le anomalie riscontrate nei pesci del lago di Thun hanno indotto il DDPS a disporre accertamenti approfonditi per determinare l’effettiva minaccia. Tra il 2006 e il 2010 un gruppo di specialisti diretto dal Dipartimento federale della difesa, affiancato dagli uffici cantonali dell’ambiente competenti si è occupato delle questioni aperte legate alle munizioni affondate e ha esaminato le possibili ripercussioni sull’uomo e sull’ambiente di un eventuale recupero. Parallelamente, l’Ispettorato ittico del Cantone di Berna ha condotto una serie di analisi per determinare le possibili cause delle anomalie osservate negli organi riproduttivi dei coregoni nel lago di Thun.

Formazione di sedimenti

La localizzazione con l’ausilio di tecnologie a ultrasuoni e induzione magnetica delle munizioni affondate ha mostrato che gli ordigni e il materiale non sono più presenti sulla superficie dei fondali e si trovano per lo più sepolti a una profondità che va da 25 cm a 2 metri. Inoltre, lo spessore dei sedimenti naturali che li ricopre aumenta da 3 a 8 millimetri all’anno.

Le munizioni recuperate con importanti misure di sicurezza sono risultate praticamente intatte. L’esplosivo contenuto nelle granate è ben conservato e non si è decomposto. Nel lago di Thun il 10% circa del materiale depositato proviene dall’esplosione del deposito di Mitholz avvenuta nel 1947. Nonostante i lievi segni di corrosione riconducibili essenzialmente all’impatto dell’esplosione, almeno il 90% dello spessore originario della camiciatura è intatto.

Nessun inquinamento imputabile alle munizioni

Le analisi dettagliate dei sedimenti e delle acque dei laghi non rilevano tracce di sostanze inquinanti riconducibili alle munizioni affondate. Le concentrazioni di metalli pesanti misurate corrispondono ai livelli naturali. I risultati degli studi non hanno permesso di evidenziare una correlazione diretta tra le munizioni affondate e le alterazioni riscontrate nei pesci del lago di Thun.

Recupero problematico

A tutt’oggi non esiste una tecnologia valida e comprovata a livello internazionale che permetta di recuperare munizioni sparse su superfici così vaste e a tali profondità. Le operazioni di recupero e rimozione smuoverebbero grandi quantità di sedimenti alterando l’ecosistema lacustre per diversi anni. In superficie e sulle rive dei laghi si dovrebbero prevedere disagi, in particolare emissioni acustiche, che potrebbero perdurare nel tempo. Infine, il rischio di esplosione legato agli interventi di recupero rappresenta una minaccia per l’uomo, la fauna acquatica e l’ecosistema. È probabile che si dovrebbero isolare e chiudere alla navigazione ampi settori del lago. Per lo smaltimento delle munizioni andrebbe costruito un apposito impianto sulle rive o in una località adatta; quest’ultima soluzione implicherebbe tuttavia trasporti su terra ad alto rischio.

Monitoraggio a lungo termine

Considerate l’attuale bassa pericolosità e le difficoltà che le operazioni di recupero comportano, il DDPS ha deciso, d’intesa con i Cantoni interessati, di rinunciare al recupero delle munizioni. Un monitoraggio regolare permetterà di reagire tempestivamente a qualsiasi mutamento della situazione. La responsabilità del monitoraggio è affidata ai Cantoni interessati sulla base di una convenzione tra la Confederazione e i Cantoni.

Com./KC

 

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