La “Siberia insubrica” è nel Varesotto
In passato, la tradizione popolare individuava la Valganna e la Valmarchirolo come le “Giazzere” (le ghiacciaie) del Varesotto. Un dato confermato più che mai in questi giorni quando in tutta l’Insubria si battono i denti dal freddo ma, al di sotto dei 500 metri di altitudine, è proprio in queste valli che le temperature raggiungono numeri da record. Nella notte fra giovedì e venerdì si è scesi fino a -8 gradi e per sabato e domenica sono previste addirittura cifre attorno ai -20°. Una vera e propria Siberia Insubrica.
Un soprannome confermato anche dalla scienza e precisamente da uno studio realizzato da Filippo Ricciardi. Lo scienziato varesino ha raccolto dati precisi sugli ultimi trent’anni di nevosità e sul posizionamento di stazioni meteorologiche da parte del Centro meteorologico lombardo e dal Centro geofisico prealpino, giungendo alla conclusione di come quest’area sia un frigorifero naturale. I numeri parlano chiaro: mediamente qui ci sono da 1,5 a 2 gradi in meno e d’inverno nevica quasi il doppio rispetto alle zone limitrofe. “Per la meteorologia – dice Ricciardi – sono differenze notevoli. Per ora le nostre sono solo teorie perché la neve è stata misurata solo in
un punto preciso di Cugliate Fabiasco, e poi la nostra scienza necessita almeno di 30-40 anni di tempo per formulare ipotesi che possano essere considerate veritiere”. Di certo, però, si può parlare di giazzera geografica visto che in un fondovalle compreso fra i 400 e i 500 metri, esiste una nevosità media di un metro l’anno. Ricciardi, iscritto al Centro meteorologico lombardo, ha studiato la conformazione geografica delle due valli, teorizzando che sembrano fatte apposta per far entrare l’aria fredda e intrappolarla al loro interno. Inoltre, la limitata altitudine delle cime circostanti non favorirebbe il naturale rimescolamento dell’aria. “Cronache del passato – osserva ancora lo studioso – ci raccontano di minime ragguardevoli intorno ai – 27 gradi nel febbraio del 1956 e di altri periodi invernali siberiani” D’altronde non serve il termometro per accorgersi del freddo che domina fra il monte Piambello e la Martica: dalle grotte ghiacciate, ai laghi di Ganna, Ghirla gelati per mesi, tanto che in passato venivano attraversati anche da carri trainati da buoi. Uno spettacolo da visitare assolutamente in questi giorni da freddo record.
Vi è poi l’aspetto della nevosità. Le misurazioni sono state effettuate in località Taverna di Cugliate Fabiasco, su un caposaldo costituito da una superficie di granito in area aperta e lontana da fonti di calore. La media degli ultimi trent’anni è di 97,1 cm, con una differenza che va dai 20 ai 40 centimetri rispetto ai territori limitrofi (Varese, Lavena Ponte Tresa, Lugano, Locarno). “Le correnti umide provenienti da Sud – continua Ricciardi – oltre a scorrere sul cuscino di aria fredda descritto sopra, sono costrette in quest’area a un primo sollevamento, che di norma provoca maggiori precipitazioni”. Anche in questo caso non mancano i record. Nel 1909, in febbraio, le valli furono sommerse da oltre un metro e mezzo di neve. La nevicata dell’aprile del 1911, in queste zone assunse i caratteri della bufera, così come nel 1915, quando il manto bianco arrivò a quasi tre metri nella zona di Marzio e Boarezzo. Quest’anno, per ora, ci si è fermati solo a 90 centimetri di neve. Ma la fine dell’inverno è ancora lontana.
Nicola Antonello
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Ringrazio Nicola Antonello, volevo precisare che non sono scienziato, per carità, sono un autodidatta che assieme ad altri appassionati hanno messo in pratica anni di osservazioni dirette.
Se a qualcuno interessa, con il Centro Meteorologico Lombardo (CML) abbiamo pubblicato un librone che parla dei climi della Lombardia.
Saluti cordiali
Filippo Ricciardi
E desidero precisare che, i 90 cm, di neve richiamati a fine articolo, si riferivano ad un recente inverno passato, Per questo inverno,siamo a circa 70 cm cumulati ma, probabilmente, ne vedremo ancora….
Filippo Ricciardi