Industria varesina: grandi affari con la Svizzera
Mai come in questi mesi si è assistito al primato dell’economia (e della finanza) sulla politica. In Italia lo spread ha mandato a casa il governo Berlusconi. Oggi un’altra dimostrazione si è avuta durante la conferenza di inizio anno dell’Unione degli industriali di Varese. Se, infatti, in questi mesi le tensioni politiche fra Italia e Svizzera hanno raggiunto livelli esplosivi, l’economia se n’è ampiamente infischiata. Secondo i dati di Univa, infatti, la Confederazione elvetica è il partner europeo di esportazioni con maggiore crescita da un anno a questa parte.
Varese è un mercato di “provincia” solo sulla carta geografica, visto che è uno dei primi dieci in Italia. Nell’ultimo anno il commercio estero ha fatto registrare un aumento del 22% verso le dogane del Canton Ticino. Un dato pari a colossi come la Germania e “battuto” soltanto dall’export che ha raggiunto l’America centro-meridionale e l’Asia orientale (Cina esclusa). Ma questi due ultimi casi rappresentano mercati “vergini”, dove riscontrare un’impennata è relativamente più semplice, mentre la partnership con la Svizzera è ovviamente d’antica data. “Nell’ultimo anno – ha detto Giovanni Brugnoli, presidente degli industriali varesini – si è registrata una dinamicità particolare con il mercato rossocrociato. Ad essere coinvolti sono soprattutto i settori della meccanica e della chimica-farmaceutica. Si tratta di ambiti in cui il territorio insubrico è complementare: ognuno, a livello transfrontaliero, offre specializzazioni ad alta o bassa qualità che l’altro non ha. E’ un modello che, nonostante il periodo di stagnazione mondiale, funziona e aiuta entrambi i tessuti economici e che quindi va implementato”. D’altronde è stata proprio l’internazionalizzazione delle imprese varesine a rappresentare il miglior salvagente per evitare (almeno in parte) lo “scoglio” della crisi. Se infatti il 2011 si è chiuso con una sostanziale stabilità dei dati del mondo economico, l’export ha registrato un significativo +10,3% rispetto all’anno precedente. A trainare tutti i settori sono l’America centro-meridionale (+29%), il Brasile (+21%), l’Asia orientale (+44%), la Russia (+15%) , la Turchia (+20%) e la Germania (+22%). Detto della Svizzera, cala invece il restante mercato europeo con picchi al ribasso nei Paesi più in difficoltà (Grecia, Portogallo e Spagna).
Nicola Antonello
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