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Uno Stradivari per il LAC

26 gennaio 2012 – 13:47Nessun Commento

Il violino Stradivari esposto a Palazzo Congressi (foto L. Trotti)

In attesa dell’apertura del grande polo culurale luganese LAC, prevista per il prossimo anno, la città di Lugano accorda i suoi strumenti per preparare al meglio l’avvenimento. Dopo l’Angelo incarnato di Leonardo da Vinci, approda nella hall del Palazzo dei Congressi un autentico violino Stradivari. Sul valore storico e culturale di questo appuntamento, Infoinsubria ha interpellato la liutaia di Mendrisio Daniela Solcà.

“Lo strumento, che rimarrà esposto a Lugano fino al 29 aprile, è stato fabbricato dal celebre maestro cremonese nel 1720, e appartiene alla fase aurea della sua produzione. Il violino visse un particolare momento di felicità agli inizi del XIX secolo, quando venne acquistato dalla Casa Reale bavarese che lo inserì nella sua collezione: per questo, ancora oggi, il nobile violino viene soprannominato con la nota di possesso latineggiante ex Bavarian.”

Quali caratteristiche rendono i violini fuoriusciti dalla bottega di Antonio Stradivari così unici e ricercati? Tanto che praticamente nessuno ricorda nomi di altri artigiani, ad eccezione del coevo Guarneri?

“Parlare di Stradivari e Guarneri è come parlare di Caravaggio o Michelangelo in pittura. La loro nomea ebbe risonanza in tutta Europa, tanto che Cremona divenne una sorta di caput mundi degli strumenti ad arco. All’accoppiata splendente va aggiunto Andrea Amati, il loro maestro, famoso per aver impresso al violino la forma odierna, quando prima assomigliava piuttosto ad una piccola chitarra. Dopo costoro la liuteria cremonese conobbe un lungo declino, sin verso i primi decenni del Novecento, quando si affacciarono i nuovi nomi di Capicchioni, Ornati e Galimberti. L’industria artigianale rinacque definitivamente grazie ai fascisti, che nel 1938 diedero grande impulso alla liuteria cittadina.”

Insomma, un onore per Lugano poter esporre uno Stradivari, anche perché ne sono rimasti pochi al mondo.

(foto L. Trotti)

“Si stima che la produzione del maestro si aggirasse attorno ai 1100 violini, di cui oggi ne rimangono soltanto 500 circa, tutti ben conservati in musei, collezioni private o case di facoltosi musicisti.”

Dunque le frequenti scoperte di violini Stradivari nella soffitta della nonna come vanno interpretate?

“Gli Stradivari autentici sono tutti conosciuti. I fortuiti ritrovamenti che fomentano speranze di immediati guadagni… sono semplici copie di celebri modelli Stradivari. Oppure si tratta di falsi: all’interno di ogni violino viene collocata un’etichetta di fabbrica, facilmente sostituibile. Al giorno d’oggi il mercato dei falsi si è spostato in Cina, laddove è facile trovare violini fabbricati in serie spacciati per Stradivari doc. Per nostra fortuna un pezzo autentico si riconosce da altri dettagli, a partire dalla qualità d’esecuzione delle varie parti, dalla bombatura della cassa armonica all’intaglio di punte e riccioli eccetera.”

E poi c’è la questione del suono sublime e praticamente inimitabile…

“Esatto, la musica di uno Stradivari è unica, e ancora oggi si cerca di capirne il segreto. In sostanza di misteri non ce ne sono: il legno invecchiato e perfettamente asciutto rende più sonoro lo strumento. Ad aumentare la soavità acustica contribuiscono le resine naturali impiegate per il trattamento e la verniciatura del legno, oggi rimpiazzate da soluzioni diverse, talvolta sintetiche. E infine le misure di ogni componente, precise al decimo di millimetro, che rendono lo Stradivari una macchina perfetta.”

Sarebbe dunque impossibile oggi riprodurre alla perfezione un violino Stradivari e le sue armonie?

“Impossibile per le ragioni appena nominate. E una copia… resta pur sempre una copia!”

Loris Trotti

 

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