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Pedaggi in autostrada: sale il malcontento al nord

12 gennaio 2012 – 17:04Un Commento

(foto autostrade per l'Italia)

Dal 1 gennaio il percorso in auto fra Varese e Milano costa 5,80 euro di pedaggio autostradale. Bastano sei viaggi per raggiungere il prezzo della “vignetta” svizzera che consente di percorrere le autostrade elvetiche per tutto l’anno. Per non citare Germania e Inghilterra dove le autostrade sono gratuite. E’ l’ennesima anomalia italiana dove, però, si riscontrano risultati sempre identici a tante altre storie tricolori: il cittadino paga, il privato incassa, i politici di ogni schieramento parlano e ottengono poco o nulla.

Il caso emblematico è quello del casello di Gallarate, a metà strada fra Varese e Milano. Qui dal 2007 al 2012 il pedaggio è salito da 1.10 euro a 1.40. Una cifra esorbitante se si pensa ai soli 14 chilometri di tragitto. La rabbia cresce se si considera che fra andata e ritorno il rischio di rimanere imbottigliati in una lunga coda oppure in un incidente è elevatissimo. Basta sintonizzarsi sull’Onda Verde, la trasmissione radiofonica che ogni ora aggiorna gli automobilisti sulle condizioni della viabilità nazionale, dove la A8 ha il record di citazioni.

Cambiano i governi ma non muta il salasso. Non sono servite nemmeno le proteste dei politici varesini che in questi anni hanno occupato in massa le poltrone che contano a Roma: Bossi, Maroni, Reguzzoni, Galli. Ci hanno provato tutti. Erano i primi anni Ottanta quando il Senatùr tuonò di eliminare la barriera di Gallarate. Dieci anni dopo l’allora ministro dell’Interno Maroni, inventandosi una questione di ordine pubblico, riuscì con un colpo di mano a far terminare i lavori infiniti sulla bretella di ingresso a Varese. Da lì in poi fu nebbia fitta. Marco Reguzzoni minacciò di fare l’uomo sandwich ai caselli, quand’era presidente della Provincia. Il suo successore Dario Galli ha presentato un primo ricorso al Tar (perso) e nei giorni scorsi ne ha annunciato altri contro i rincari. Alzi la mano chi non si sente di dar loro ragione anche se, per ora, le battaglie perse son più di quelle vinte. L’ultima? In trasferta: quella sull’introduzione del pedaggio per il raccordo anulare di Roma. Già, nella tangenziale romana si viaggia gratis. Da sempre. I leghisti hanno provato ad espugnare la Capitale ma hanno fatto la fine di Annibale. Come dire: furbi loro, fessi noi.

E il centrosinistra? C’entrano pure loro: la privatizzazione delle Autostrade fu avviata dal governo Prodi nel 1997 quando l’intera rete fu “donata” in concessione ai privati fino al 2038. In mano alle imprese l’asfalto si trasformò in oro. Sempre Prodi nel 2007 sottoscrisse la nuova convenzione unica fra Anas e Autostrade dove venne eliminato il price cap, cioè il sistema che legava (se pur in misura debole) le tariffe alla verifica puntuale della qualità del servizio all’utenza sulla base di precisi parametri. E’ in quel momento che fu introdotto l’adeguamento automatico annuale delle tariffe fino al 2038 riconoscendo il 70% dell’inflazione reale, slegandole dagli investimenti reali e dalla qualità del servizio (anzi per ulteriori investimenti sono previsti ulteriori adeguamenti tariffari aggiuntivi) e stabilendo un sistema di sanzioni e penali per il rispetto degli impegni. Insomma, il “vestito” del pedaggio sarà “disegnato” ancora per più di venticinque anni dalla famiglia Benetton (azionisti di maggioranza di Autostrade per l’Italia). E la “confezione” sartoriale sarà cara. Sempre più cara.

Nicola Antonello

 

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  • 5 sensi varese

Un Commento »

  • rinaldo scrive:

    avrei gradito che nell’approfondimento fosse scritto che il cittadino paga, i privati incassano e i politici, ahimè spessissimo nei CDA delle aziende che incassano, dicono dicono e intanto guadagnano (dai CDA, dalle aziende e da tutto il potere che con i finanziamenti delle varie “sartorie” italiane acquisiscono una volta entrati.

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