In Ticino i soldi della ‘ndrangheta lombarda
Altri cinque arresti e il coinvolgimento di insospettabili personaggi. Queste le novità riportate oggi dal quotidiano La Regione Ticino in merito all’inchiesta del procuratore aggiunto Ilda Bocassini, capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, sulle famiglie Valle-Lampada e Gallico di Palmi (di origini calabresi), cosca ’ndranghista di primo piano attiva in Lombardia. Le indagini hanno sino ad ora portato anche all’identificazione di uno studio notarile di Lugano coinvolto nella creazione di società off-shore negli Stati Uniti a cui venivano ceduti i beni alfine di evitare i sequestri dello Stato. Ma c’è di più: la Bocassini ipotizza che il Ticino sia la cassaforte della cosca oggetto delle indagini.
Già lo scorso mese di novembre gli inquirenti arrestarono avvocato Vincenzo Minasi, legale delle famiglie che secondo la procuratrice avrebbe gestito il patrimonio della cosca. Nell’ordinanza di custodia cautelare vi sono espliciti riferimenti al Canton Ticino che fungerebbe da rifugio momentaneo e cassaforte per il denaro sporco. Rappresentante legale delle società off-shore era il titolare dello studio notarile di Lugano, coinvolto nella vicenda dall’avvocato comasco, con origini calabresi. Come si ricorderà, tre mesi fa l’inchiesta aveva portato all’arresto di una dozzina di persone coinvolte nelle attività mafiose lombarde delle due famiglie calabresi.
Le indagini in queste ore hanno portato all’arresto di altre cinque persone, fra cui tre marescialli della Guardia di Finanza (Michele Di Leo, Michele Noto e Luciano Russo), arrestati per il reato di corruzione, avendo, secondo l’accusa, incassato, in meno di due anni, bustarelle a rate mensili, per oltre 720 mila euro dal clan Valle-Lampada. Secondo quanto riporta La Regione, le bustarelle sarebbero state generosamente distribuite per evitare controlli su slot machines e videopoker taroccati. Gli altri due arrestati, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, sono informatori. Sempre stando a quanto rivela oggi il quotidiano ticinese, uno dei due sarebbe un ufficiale di alto livello, un personaggio in contatto con alti ufficiali dello Stato, probabilmente dei servizi segreti, a conoscenza di tali inchieste.
Il quinto, invece, è Vincenzo Moretti, 69enne, all’epoca dei fatti (giugno 2009) direttore del Grand Hotel Brun di via Caldera a Milano. Quasi tre anni fa la Questura del capoluogo lombardo indagò per capire i motivi per cui tutte le persone che giungevano dalla Calabria per avere contatti con gli uomini della cosca Valle-Lampada, alloggiassero al Brun, riuscendo a stabilire che il Direttore aveva contatti con la cosca.
Red.
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