Carburanti: non c’è pace per l’automobilista
Il prezzo del carburante continua a salire in Italia. Mediamente la benzina costa 1,74 euro al litro. Al sud e al centro l’aumento è ancora più marcato a causa delle addizionali regionali più pesanti. Insomma, chi può si incammina verso la Svizzera o la Slovenia dove si risparmiano anche 25 euro a pieno. Per gli altri non rimane che lasciare la macchina a casa.
La manovra Monti comincia a fare sentire pesantemente i suoi effetti sui cittadini. Infatti, il prezzo del carburante continua a aumentare. Nelle ultime ore si sono raggiunte punte da record con il litro di benzina a 1 euro e 74. Al sud e al centro, a causa delle addizionali regionali più pesanti, si arriva anche a 1 euro e 80 al litro. Roba da tagliarsi le vene. I più fortunati ripredono la via della Svizzera o della Slovenia dove i prezzi sono decisamente più bassi. Il risparmio può essere addirittura di 40 centesimi al litro di verde. La cosa cambia leggermente per chi abita vicino alle frontiere, ma malgrado la carta sconto la convenienza è sempre fra i 25 e i 30 centesimi al litro. Addirittura il gasolio è oggi più conveniente all’ estero. Dunque, se oltre frontiera si stappa lo champagne, i benzinai italiani soffrono e parecchio. “Ormai, – dice un distributore del Varesotto – qui si fa solo il rabbocco per 5-10 euro. Il pieno vanno tutti a farlo in Svizzera”. Un frontaliere che fa un pieno a settimana lo ammette candidamente: “su ogni pieno risparmio almeno 25 euro, 100 al mese. Con i tempi che corrono…!
Intanto, però, l’emorragia di clienti rischia di avere un doppio effetto negativo: da un parte c’è una perdita di gettito per l’erario e dall’ altra i benzinai vanno in crisi. Solo nel Comasco i posti di lavoro a rischio, secondo l’associazione di categoria, sono almeno 150.
Mario Besani
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