Ticino e Varese uniti nel campo della ricerca medica
La collaborazione tra cinque imprese ticinesi e del Varesotto specializzate nel settore medico e biotecnologico ha portato a risultati importanti nello sviluppo di un prodotto in grado di permettere alle cellule staminali di rigenerarsi in modo sicuro e veloce per riparare tessuti ossei o cartilaginei danneggiati, altrimenti curabili solamente con protesi.
Il prodotto si chiama ‘scaffold’ ed è un piccolo contenitore biodegradabile di derivazione plastica che fa crescere e aderire al corpo le cellule staminali. Si tratta di un reticolo riempito di cellule staminali del paziente, che misura solo qualche micron ma che potrebbe avere un impatto enorme sullo sviluppo della terapia per curare artrosi, fratture ossee o tendiniti.
Lo ’scaffold’ è stato sviluppato nell’ambito del progetto ‘CLUB’, avviato nel 2009. Oggi, a oltre 2 anni di distanza, le sperimentazioni in laboratorio sono terminate e hanno dato ottimi risultati, tanto che ci si prepara per quelle sull’uomo. “Prevediamo di iniziare la sperimentazione su pazienti a partire dal 2012 in collaborazione con l’Istituto Ortopedico Galeazzi” ‘, ha spiegato Andrea Gambini direttore dell’Insubrias BioPark, in occasione della presentazione dei risultati ottenuti.
“Abbiamo candidato il progetto – per un valore complessivo di 2 milioni di euro – al bando MIUR Regione Lombardia, che potrà essere finanziato al massimo al 50%, mentre il resto lo investiranno le aziende ed gli enti coinvolti” – ha detto Andrea Gambini. In questi due anni di sperimentazioni sono già stati investiti 900 mila euro finanziati in parte dalle aziende, in parte da Regione Lombardia con fondi europei.
I risultati ottenuti in laboratorio fanno ben sperare e le applicazioni sono notevoli come ha spiegato il presidente della Fondazione istituto insubrico ricerca per la vita dott. Angelo Carenzi: “Potremo curare l’artrosi al ginocchio, all’anca o alle mani, ad esempio, impiantando questi piccoli contenitori che rigenereranno le cellule staminali del paziente stesso. Oppure un osso rotto può essere trattato applicando questo reticolo riempito con cellule staminali del paziente. Le cellule crescono e vanno a ricostruire la parte di osso mancante”.
“Stando ai dati oltre 1/3 della popolazione in Italia soffre di artrosi dopo i 60 anni e questo comporta comunque grandi costi per terapie antiinfiammatorie o lenitive del dolore – che però non lo risolvono completamente – e nei casi più gravi si è costretti ad intervenire con la protesi. La nuova terapia apre una nuova frontiera”, ha spiegato il dott. Giuseppe Banfi, direttore scientifico dell’IRCCS (Istituto Ortopedico Galeazzi).
“Solo nel nostro centro trattiamo circa 1.800 protesi l’anno,che, se sommate a quelli dell’Istituto Rizzoli di Bologna – i due maggiori centri di eccellenza – si arriva a 4.000 casi annui, senza contare tutti quelli che hanno l’artrosi e che non sono da trattare chirurgicamente ma ne soffrono – ha sottolineato il dott. Banfi – in tal modo si apre una nuova frontiera che è il sogno della medicina attuale, la terapia personalizzata, che permette di ripristinare le cellule danneggiate con le cellule staminali dell’individuo stesso”.
La filiera aziendale coinvolta nei progetti comprende le ditte ticinesi IBI di Mezzovico e Micro Sphere di Ponte Cremenaga, MAC.GI e Areta di Varese, il Politecnico di Milano, che svolge le analisi chimico/fisiche sugli ‘scaffolds’ l’ Università Carlo Cattaneo di Varese, che ha fornito l’analisi economica delle società del settore biomedicale in Lombardia e l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, che si occuperà dell’applicazione e della sperimentazione sull’uomo .
Red./Comunicato Provincia di Varese
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