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RSI: ritorno sugli schermi dell’Insubria

6 dicembre 2011 – 07:53Nessun Commento

Cara, vecchia Rsi. Sono passati più di cinque anni da quando il Canton Ticino ha disattivato i propri ripetitori analogici. Da allora, molti spettatori italiani sono orfani della televisione svizzera in lingua italiana. Poi, anche l’Italia è passata al digitale terrestre ed ecco che le frequenze ticinesi sono tornate visibili.

Ma soltanto alcune regione settentrionali, grazie allo spillover, possono ancora vedere i due canali: sono zone estremamente limitate e solo lungo il confine, in quanto le principali frequenze utilizzate sono occupate da decenni in modo del tutto legittimo, da emittenti italiane. La tecnologia, comunque, fa miracoli e, nelle pieghe delle frequenze, l’area di possibile ricezione si sta via via allargando. Complice anche la sete italica di tv elvetica.

Ma qual è la situazione oggi? “A Varese – spiega Angelo Braglia, titolare di Lab Rtv di via Sanvito Silvestro – la città è coperta al 50-60% senza doversi dotare di particolari antenne. Dipende dalla zona e dalla possibilità di agganciarsi ai ripetitori di Gaggiolo e San Salvatore. Altrimenti bisogna aggiungere un mini amplificatore che permette di collegarsi anche da distanze più elevate, come a Gallarate. Infine – dice con un pizzico di orgoglio personale il signor Braglia – dipende dalla bravura dell’installatore”. Capitolo costi: si va dai 70 euro per un collegamento base fino ai 160-170 euro, comprendenti di filtro bypass.

Tutto regolare, intesi: vale a dire senza oscurare nessun altro canale. E’ bene dirlo perché in Italia l’argomento televisivo è particolarmente spinoso. Basti ricordare il putiferio che scatenò un Cagliari-Milan, posticipo della Serie A di calcio: la Tsi lo diede in chiaro, mentre Mediaset e Sky pagavano fior di quattrini per i diritti pay. Risultato: la giornata successiva la Svizzera, volente o nolente ricevette il cartellino rosso. Oggi, in questo ritorno di fiamma per la tv ticinese, c’entra ancora il calcio: “La gente – spiega ancora Braglia – vuol vedere lo sport gratis. In secondo luogo apprezzano il telegiornale e le trasmissioni di approfondimento informativo”. Insomma, ciò che in Italia è a pagamento oppure è sparito, soppiantato dal Grande Fratello e dai suoi “fratellini”. Forse sarà impossibile che il segnale giunga a coprire nuovamente la città di Milano oppure, come avvenne per alcuni anni, arrivi perfino allo Stretto di Messina. Eppure la “voglia” di tv svizzera resiste eccome. Ancora oggi.

Nicola Antonello

 

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  • 5 sensi varese

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