Biologico contraffatto: Bio Suisse sospende le importazioni dall’Italia
In seguito alla gigantesca frode nel settore della vendita di prodotti biologici scoperta a Verona, l’associazione Bio Suisse, che assegna il contrassegno della Gemma ai prodotti coltivati in regime ecologico, ha sospeso tutte le importazioni dall’Italia.
Le indagini della Guardia di finanza italiana, che hanno coinvolto una trentina di ditte, hanno condotto all’arresto di dirigenti di diverse ditte agroalimentari, fra cui Sunny Land, Sona e Bioecoitalia. Fra i i sospettati anche il direttore dell’agenzia di certificazione delle Marche. Usando una rete di società paravento, i sospettati avrebbero durante diversi anni acquistato tonnellate di prodotti alimentari in Romania e in Italia, immettendoli sul mercato sotto l’etichetta bio, nonostante non rispondessero assolutamente ai requisiti richiesti.
Le dimensioni della frode sono impressionanti. Sembra che i prodotti falsamente biologici messi sul mercato corrispondessero al 10% dell’intero mercato nazionale, per un giro d’affari di 200 milioni di euro. I militari della Guardia di finanza hanno sequestrato oltre 2500 tonnellate di merce (frumento, favino, soia, farina e frutta fresca).
Alcune delle ditte coinvolte nello scandalo erano anche fornitrici di Bio Suisse. La società svizzera non ritiene che prodotti contraffatti siano finiti sugli scaffali dei negozi svizzeri, ma ha per ogni evenienza ordinato che le merci in magazzino provenienti dall’Italia vengano esaminate per verificare la presenza di pesticidi.
Red.
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Non è così: BioSuisse NON ha bloccato tutti i prodotti provenienti dall’Italia, ma, più sensatamente, quelli delle aziende indagate(comunicato Biosuisse in italiano a pagina http://www.bio-suisse.ch/media/Aktuell/Dokumente2011/i_mm_biosuisse_italien_2011.pdf).
Inoltre, dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato la settimana scorsa: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di Euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al
volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da operazioni inesistenti).
È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.
Il perimetro della frode (che innegabilmente c’è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.
Ciò non basta a rasserenare le 47.658 aziende perbene e le oltre 300.000 persone che lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.