Accordo fiscale: Monti fa il “Tremonti”
L’Italia non intende negoziare un accordo fiscale con la Svizzera. Il nuovo premier italiano Mario Monti lo ha detto chiaramente oggi durante il “question time” alla Camera dei deputati. Per tutta risposta, il governo ticinese ha confermato il blocco dei ristorni dei frontalieri deciso la primavera scorsa proprio per costringere Roma a trattare e a togliere la Confederazione dalla “black list”. Insomma, cambia il governo ma i rapporti fra Italia e Svizzera sono destinati a rimanere tesi.
E’ stato il deputato dell’Idv, (Italia dei valori) Massimo Donadi, a chiedere se il governo italiano, analogamente a quanto hanno fatto negli ultimi mesi Regno Unito e Germania era intenzionato a firmare un accordo fiscale con la Confederazione svizzera. Ciò che era sempre stato rifiutato dal precedente governo. Ma da Palazzo Chigi la risposta è stata chiara. Piero Giarda, ministro per i rapporti con il Parlamento, leggendo una nota di Mario Monti, ha spiazzato un pò tutti: “gli accordi tra la Svizzera e i due paesi dell’UE non rientrano nella tipologia delle convenzioni per evitare la doppia imposizione, ma sono una specie di sanatoria. Gli accordi consentono il mantenimento del segreto bancario -ha aggiunto il ministro italiano- ricordando che anche dalla Francia sono giunte critiche e perplessità”. Giarda ha poi precisato che gli accordi che Berna ha sottoscritto con Berlino e Londra “non corrispondono agli standard richiesti dall’OCSE e che sono sotto osservazione da parte della Commissione europea perché contrari ai principi della direttiva Ue sul risparmio. I due accordi rischiano -ha sottolineato Giarda- di determinare l’apertura di una procedura di infrazione”.
Idv sconcertato
I deputati dell’Idv si sono detti sbigottiti da quanto sostenuto da Monti e dal suo “portavoce”. Donadi ha affermato che “il governo di Roma non ha dunque nessuna intenzione di attivarsi per recuperare parte dei circa 100 miliardi di euro trasferiti dagli italiani in Svizzera”. “Vi rifiutate – ha detto Donadi- di andare a prendere i soldi degli evasori e dei criminali in un momento di grave crisi che rischia di pesare unicamente su impiegati e pensionati.Infatti, così facendo viene garantita l’impunità di chi ha portato i soldi all’estero”.
Ristorni congelati
Di fronte a questo irrigidimento di Roma, il governo ticinese, per bocca della sua presidente, Laura Sadis, ha ribadito che per ora i 28 milioni di franchi, pari alla metà dei ristorni dei frontalieri, bloccati la scorsa primavera, rimangono congelati in attesa di nuovi chiarimenti.
Insomma, chi sperava che con il cambio di governo, anche i rapporti con la Svizzera sarebbero migliorati si è sbagliato. Mario Monti sembra volere emulare l’ex-ministro Tremonti frustrando qualsiasi velleità di trovare, a breve, un accordo fiscale fra i due paesi. Intanto, anche grazie a questo vuoto legislativo, dall’Italia continuano ad affluire milioni di euro verso la Svizzera in cerca di una collocazione più sicura.I comuni di frontiera, invece, aspetteranno.
Mario Besani
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Perchè non si parla mai dei frontalieri fuori dalla fascia di confine dei 20km, che pagano le tasse sia alla Svizzera (+ di quelle che pagano i frontalieri entro i 20Km) che all’Italia?
Non esistiamo?
Infoinsubria parla spesso dei frontalieri fuori dalla fascia di confine. Va però precisato che il fisco svizzero non fa differenza fra i frontalieri che abitano nella zona dei 20 km e quelli fuori zona. Sull’aliquota prelevata dal fisco svizzero al salario dei frontalieri vedasi: http://www.infoinsubria.com/2011/02/quante-tasse-si-pagano-in-ticino-come-frontaliere/.
Non è neppure vero che si pagano le tasse due volte. Fra la Svizzera e l’Italia è in vigore un accordo sulla doppia imposizione che prevede la possibilità di detrarre dall’aliquota dovuta all’Agenzia delle entrate italiana le tasse pagate al fisco svizzero (vedi: http://www.infoinsubria.com/2011/06/conviene-lavorare-in-svizzera-se-si-abita-fuori-dalla-fascia-dei-20-km/).
È però vero che il frontaliero fuori zona è svantaggiato. Chi abita nella fascia del 20 km non deve dichiarare redditi in Italia, ma paga solo le tasse svizzere, che sono notevolmente inferiori a quelle italiane.
http://www.infoinsubria.com/2011/09/i-frontalieri-di-milano-non-sono-esentati-dalla-dichiarazione-dei-redditi-conseguiti-in-svizzera/
Ok, voi ne parlate, ma in generale non se ne parla.
È anche vero che non c’è differenza di prelievo dell’imposta alla fonte tra chi è nei 20km e chi è fuori. Avevo interpretato male la rendita del coniuge nel calcolo dell’imposta alla fonte (dove viene chiesto se il coniuge è frontaliere fiscale oppure no).
Il concetto che volevo esprimere è che chi abita fuori dai 20km paga molte e sottolineo molte tasse all’Italia.
Non riesco a capire perchè due persone che tutti i giorni si recano a lavorare presso la stessa azienda Svizzera partendo da due comuni italiani diversi, debbano essere considerati in modo diverso dal fisco italiano.
Senza contare che chi abita più lontano ovviamente ha più spese per il viaggio, che parte più presto e torna più tardi e rischia di più la vita perchè percorre più strada.
Altra domanda, parte dell’imposta alla fonte viene ristornata all’Italia, questo vuol dire che anche il 38% delle imposte versate dai frontalieri fuori zona ritorna all’Italia, oppure resta in Svizzera?
Comunque, grazie della vostra risposta, fin’ora siete stati gli unici, per il resto del mondo non esistiamo (tranne per il deputato Gianluca Pini che ha chiesto l’innalzamento della franchigia da 8000 a 12000, ma la proposta è stata bocciata).