Ristorni: nessun passo indietro!
La Lega dei Ticinesi respinge categoricamente l’eventualità di sbloccare i ristorni dell’imposta alla fonte dei frontalieri come richiesto dalle autorità federali.
Il richiamo all’ordine del Ticino da parte di Berna sarebbe giustificato dalla delicatezza dei negoziati avviati con Roma sulla doppia imposizione. Ma secondo il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri, sbloccare i ristorni ora “sarebbe una catastrofe”. Nella sua presa di posizione, Quadri sottolinea il rischio che nella foga di concludere un accordo vengano sacrificati gli interessi ticinesi.
“In nessun caso i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, bloccati dopo tante battaglie, vanno liberati prima della conclusione, e della messa in vigore, di un accordo sulla doppia imposizione e sul ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri che salvaguardi gli interessi ticinesi e che garantisca la cancellazione della Svizzera da ogni lista nera o grigia concepita dal creativo estro italico”, afferma Quadri.
Dal canto suo Giuliano Bignasca, il presidente a vita della Lega dei Ticinesi, minaccia il referendum nel caso in cui “ il governicchio cantonale pensa di calare le braghe sui ristorni”. Sull’andamento delle trattative con l’Italia da Berna non ci sono informazioni. Dal punto di vista del diritto internazionale la posizione ticinese è comunque irrilevante, visto che è la Confederazione, e non il Ticino, ad essersi impegnata con Roma al versamento dei ristorni. Sarà interessante vedere come Berna risolverà il problema se il Ticino non dovesse cambiare posizione.
In materia fiscale al momento comunque la diplomazia elvetica ha parecchie gatte da pelare. Gli accordi fiscali conclusi dalla Svizzera con la Germania e con la Gran Bretagna sono infatti finiti nel mirino delle autorità dell’Unione europea. Secondo la Comunità europea le intese violerebbero le regole dell’Ue sull’imposizione del risparmio e i relativi accordi fra Berna e Bruxelles. La Commissione europea chiede che Londra e Berlino riaprano le trattative con la Confederazione su questi accordi, peraltro non ancora approvati dai parlamenti dei paesi interessati. Prima che si chiariscano queste situazioni, è difficile che le trattative con Roma facciano dei progressi sostanziali.
MA
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