In frenata l’industria ticinese
Si addensano le ombre sull’industria manifatturiera ticinese. Nei prossimi tre mesi si attendono riduzioni dei livelli di produzione e delle commesse. Tra le cause del rallentamento, avvertito soprattutto nell’industria d’esportazione, lo stallo degli ordinativi e l’apprezzamento del franco nei confronti delle valute straniere. Il pessimismo coinvolge anche le aziende attive sul mercato interno per le quali si prevedono pure assestamenti dell’organico.
Risulta dall’indagine congiunturale del Dipartimento dell’economia del Canton Ticino. Il progressivo raffreddamento congiunturale si ripercuote pesantemente sulla già delicata situazione reddituale: il 41% delle imprese interpellate riscontra un peggioramento (quota raddoppiata rispetto allo scorso anno). In questo contesto la situazione dell’impresa è ritenuta buona dal 19% degli intervistati, né buona né cattiva dal 69% e cattiva dal 12%. Llo scorso anno tali quote erano rispetti- vamente del 19%, 72% e 9%.
Gli indizi di decelerazione del ritmo di crescita ravvisati nel secondo periodo dell’anno diventano più consistenti nel corso del terzo trimestre, Rispetto allo scorso anno l’aumento del- la produzione è meno importante e gli ordinativi, il cui volume è globalmente giudicato leggermente insufficiente, stagnano. Evoluzione condizionata anche dai repentini apprezzamenti della valuta nazionale nei confronti delle monete straniere, che nelle prime settimane di agosto hanno portato il tasso di cambio euro/franco alla parità , mettendo sotto pressione soprattutto le aziende attive sui mercati esteri. La minor vivacità del comparto non ha per ora scalfito il livello d’impiego, ritenuto adeguato dalla maggior parte degli industriali, e neppure alterato le capacità tecniche di produzione, globalmente giudicate soddisfacenti e sfruttate ad un grado del 79%. Tuttavia,
Nonostante il numero di commesse sia ancora in crescita (su base annua), il loro volume è in contrazione. Il livello d’impiego è ritenuto adeguato dalla maggior parte degli interpellati e le capacità tecniche di produzione, sfruttate ad un grado dell’80%, sono aumentate. Segnali più preoccupanti giungono dal versante della già critica situazione reddituale: il 55% degli intervistati denuncia un peggioramento, il 26% una situazione invariata, mentre il 19% avverte un miglioramento (quote che dodici mesi or sono erano rispettivamente del 40%, 59% e 1%). Circostanze che inducono l’11% degli imprenditori a valutare la situazione dell’impresa buona, il 69% né buona né cattiva e il 20% cattiva.
Di altro tenore la situazione congiunturale delle aziende per lo più attive sul mercato interno, che mantengono la buona andatura trainata dalla crescita su base annua della produzione. Tuttavia le contrazioni su base annua degli ordinativi, accusate nei mesi di agosto e di settembre, e il volume degli ordini giudicato complessivamente in eccesso, sono segnali che destano preoccupazioni circa il prosieguo della dinamica positiva. Per quel che riguarda il terzo periodo dell’anno, l’impiego è ancora globalmente reputato ad un livello adeguato e le capacità tecniche di produzione, sfruttate ad un grado dell’84%,
Red./Comunicato
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