Gruppo farmaceutico Menarini: spuntano miliardi dall’archivio di Lugano
Con un maxi sequestro di oltre un miliardo di euro, i carabinieri del NAS di Firenze hanno nuovamente azzoppato il Gruppo farmaceutico Menarini. L’ingente somma di denaro è stata attribuita ad Alberto Aleotti, amministratore unico del Gruppo, grazie al rinvenimento a Lugano di un archivio segreto custodito un appartamento altrettanto segreto.
E`di un miliardo, 120 milioni, 493mila 537,53 euro l’astronomica cifra in euro sequestrata preventivamente nelle scorse ore dai NAS di Firenze ad Alberto Aleotti. Su di lui pendono le accuse di truffa e riciclaggio. Secondo quanto riferisce oggi il portale Affariitaliani.it, l’ingente somma comprenderebbe anche denaro rientrato con lo scudo fiscale e si ritiene che sia, da una parte, prodotto del riciclaggio e, dall’altra, profitto della truffa.
Il gruppo Menarini ed Aleotti già lo scorso anno erano risultati al centro di un maxi sequestro pari a 1,2 miliardi di euro ma nel riesame la cifra venne ridotta a “soli” 84,7 milioni.. A far scattare l’attuale maxi-sequestro sarebbero stati elementi di prova raccolti nell’archivio segreto Menarini di Lugano, trovato grazie a una chiave rinvenuta dagli inquirenti nelle perquisizioni svolte nel 2010, ai tempi del primo sequestro.
La grande ed esplicativa documentazione rinvenuta nell’appartamento “segreto” di Lugano ha consentito di svelare l’intero meccanismo societario occulto, composto da 130 societa’, e di ricostruire il percorso del denaro.
Dura la presa di posizione dei figli di Aleotti: “Credevamo che, dopo oltre due anni di indagini, il passo sucessivo alla chiusura delle indagini comunicata pochi giorni fa sarebbe stato finalmente l’inizio del dibattito in giudizio; assistiamo, invece, ad ulteriori incomprensibili aggressioni nei nostri confronti. Nonostante la piena fiducia nella giustizia, siamo seriamente preoccupati per tutto quello che sta accadendo e rifletteremo sulla possibilità reale di fare impresa in questo Paese e sull’opportunità di investire in Italia”.
Red.
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