Convenzione delle Alpi: l’Italia si chiama fuori
Con un voto risicato ed una maggioranza di appena quattro voti, la Camera dei deputati negli scorsi giorni ha clamorosamente affossato la Convenzione delle Alpi ed i relativi protocolli, un trattato di diritto pubblico internazionale nato vent’anni fa per tutelare l’ambiente naturale delle Alpi salvagauardando le esigenze delle popolazioni alpine.
“Il Fatto quotidiano” pubblica con grande rilievo la denuncia schietta di Francesco Pastorelli direttore per l’area Italia della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, ispiratrice e coordinatrice della Convenzione delle Alpi.
Pastorelli evidenzia come la Convenzione si regga su specifici protocolli attuativi contenenti le misure previste dalla Convenzione e le iniziative concrete da intraprendersi in diversi settori che vanno dal turismo all’agricoltura, dall’energia alle foreste, dalla pianificazione territoriale ai trasporti.
Il Protocollo sui trasporti costituisce una delle colonne portanti della Convenzione e prevede l’impegno dei Paesi alpini nel ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico, mira a mettere un freno al trasporto su gomma introducendo politiche di mobilità innovative (non necessariamente infrastrutturali), come l’introduzione della realtà dei costi, al fine di riequilibrare le modalità di trasporto a favore di quelle meno impattanti (trasferimento modale, trasporto pubblico).
Dopo vent’anni di tira e molla, la Camera era ora chiamata a votare affinchè gli otto protocolli diventassero legge dello Stato (gli altri Paesi alpini europei hanno da tempo già ratificato tutti gli impegni).
“La Lega Nord, tutelando gli interessi della lobby dell’autotrasporto e dei costruttori di autostrade, anziché quelli delle popolazioni alpine, ha chiesto che questo fondamentale protocollo venisse stralciato – sottolinea Pastorelli -In questo modo non soltanto si indebolisce la struttura portante della Convenzione, ma la si affossa del tutto in quanto il provvedimento dovrà fare ritorno al Senato (che a suo tempo aveva approvato tutti i protocolli). Quale credibilità può avere sul piano internazionale un Paese che aderisce a un trattato soltanto per le parti che gli fanno comodo e si divincola laddove sono richiesti degli impegni?”
Certamente per l’Italia si pone ora il problema della credibilità degli impegni, a fronte di richieste ai Paesi confinanti e all’UE di co-finanziamenti delle grandi opere ferroviarie come la Torino-Lione e il tunnel del Brennero. La volontà di agire a favore del trasferimento modale sembra, infatti venir meno con questa decisione.
Katya Cometta
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