Jaks: la Polizia ticinese respinge le accuse di Chi l’ha visto
Ci sono situazioni in cui il silenzio è veramente d’oro. Soprattutto quando si è confrontati con un gesto estremo come quello compiuto da Peter Jaks. Ieri sera la trasmissione televisiva italiana “Chi l’ha visto?” ha insinuato che la vita del campione di hockey poteva essere salvata ma che il ritardo nella diffusione delle fotografie da parte della Polizia ticinese lo ha impedito.
Un’accusa che oggi la Polizia cantonale respinge con vigore. Quanto asserito in diretta nella trasmissione di RAI 3 è totalmente privo di fondamento, frutto di una completa misconoscenza di quanto realmente accaduto. Chi l’ha visto, infatti, ha sostenuto che se la denuncia di scomparsa fosse stata trasmessa tempestivamente i due agenti che fermarono Jaks per un controllo di identità domenica notte a Potenza avrebbero potuto riconoscerlo e trattenerlo, salvandogli, così la vita.
Questa la teoria.
La pratica, invece, è ben diversa: “In relazione al servizio mandato in onda il 26.10.2011 dalla trasmissione televisiva di Rai3 “Chi l’ha visto”, la Polizia cantonale del canton Ticino precisa quanto segue:
•In merito alla presunta diffusione in ritardo delle foto dello scomparso alle autorità italiane, si sottolinea che la denuncia di scomparsa persona (con anche diffusione pubblica ai media delle foto dello scomparso) è stata formalizzata dai familiari presso la Gendarmeria territoriale di Bellinzona lunedì 03.10.2011 alle 11.00. Non era quindi possibile, in assenza dell’atto formale di denuncia, fornire prima di questo termine foto e dati alle altre autorità svizzere ed estere. Lo scomparso è stato controllato da pa te dei carabinieri il 03.10.2011 alle 02.51 nelle vicinanze della stazione di Potenza (Basilicata), quindi prima dell’inoltro della denuncia ufficiale.
Il Servizio stampa della Polizia cantonale ricorda e sottolinea che è sempre a disposizione dei media (anche quelli esteri) per la preventiva verifica e, se del caso, completamento delle informazioni.”
Altro, invero, è inutile aggiungere, a fronte di una superficialità giornalistica che non merita commento alcuno, non fosse per la mancanza di rispetto nei confronti dei familiari già duramente colpiti da una scomparsa che lascerà, per le modalità, dubbi e ferite difficilissime da rimarginare.
KC
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