Arcisate-Stabio: incombe l’arsenico
Lavori ricominciati. Un accordo sottoscritto da tutti. Politici di destra e di sinistra. Imprenditori e sindacati. Tutti felici e contenti per la ripresa del cantiere italiano della Arcisate-Stabio. Ma si è così sicuri che l’accordo sottoscritto sia tutto rose e fiori? Certo, lo spettro dello stop delle ruspe è stato superato. Tuttavia, nelle sette pagine del documento, merita un approfondimento il capitolo delle “terre e rocce da scavi” con presenza di arsenico.
Come premessa bisogna subito precisare che tutti gli esperti geologico-ambientali interessati (Arpa, Regione e Provincia) hanno escluso la pericolosità di questo terreno “contaminato”. Comunque sempre di arsenico si tratta: tanto che per smaltirlo sarebbero serviti ben 20 milioni di euro in più rispetto a quanto preventivato. E qui sorge il primo dubbio: se questo semimetallo si trova nel terreno a causa di “fenomeni risalenti alla prima e seconda glaciazione”, com’è possibile che nessuno studio si sia accorto della sua presenza massiccia? Senza andare troppo in là nel tempo, su Internet (http://homepage.swissonline.ch/GBeatrizotti/Arsenico_Insubria.pdf) si trova proprio una ricerca transfrontaliera intitolata “La presenza dell’arsenico nelle rocce e nelle acque dell’Insubria”. Di più: un recente progetto europeo, l’Eurogeosurvey geochemistry expert group ha evidenziato la presenza di questo elemento (e di altri) nelle acque della città di Varese, sconsigliando la somministrazione ai neonati. Aspem, la municipalizzata dell’acquedotto del capoluogo, ha confermato tutto, ricordando comunque che tutti i parametri siano stati sempre rispettati.
Detto questo, suscita qualche riflessione la modalità smaltimento di 800mila metri cubi di terreno “arsenicato” dell’Arcisate-Stabio. La terra col semimetallo servirebbe, infatti, a effettuare un “ripristino ambientale” nella Cava Rainer, a ridosso della valle della Bevera: proprio il fiume da cui arriva il 60% dell’acqua potabile di Varese. 200mila mq verranno collocati “temporaneamente”, ma non è scritto per quanto tempo. Il rimanente entro due mesi e mezzo, il tempo concesso per la presentazione del progetto di ripristino ambientale (redatto dalla cava) e l’approvazione del Comune di Arcisate. “Come se i cavatori – ha detto provocatoriamente Nicola Gunnar Vincenzi durante la riunione dell’accordo – fossero la soluzione dei problemi della Bevera. In ogni caso abbiamo avuto forti rassicurazioni sull’innocuità dei terreni. Non possiamo che fidarci”. Se avanzasse del materiale è stato individuato un altro sito: la cava Cattaneo di Malnate. Qui, però, rispetto a quanto avverrà alla Rainer, il sindaco malnatese Samuele Astuti ha predicato calma: “Le decisioni – ha detto oggi alla Prealpina – saranno prese in Consiglio comunale mentre il monitoraggio e le analisi sui terreni vogliamo effettuarli noi. Abbiamo chiesto alla Regione dei fondi per indagini, controlli e studi per valutare gli effetti dei conferimenti sulla salute pubblica”.
Nicola Antonello
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E’ strano che la questione della terra contaminana emerga solo ora quando da tempo immemore si cavano inerti in quella zona e la Valle della Bevera è la riserva d’acqua di tutta la regione varesina…….