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Ristorni: se la Svizzera taglia sono guai

15 settembre 2011 – 10:27Nessun Commento

Uno scorcio di Lavena Ponte Tresa (foto pontetresa.it)

E’ altissima la tensione nei comuni di frontiera. La possibile ridefinizione degli accordi fra Svizzera e Italia, confermati due giorni fa dal governo federale, potrebbe mettere in ginocchio le regioni di confine. L’associazione dei sindaci si sta organizzando per evitare il disastro.

Il Canton Ticino vuole versare il 10% in meno dell’attuale 38.8. Il Governo federale non ha detto di no. Insomma, la questione dei ristorni fra Svizzera e Italia torna prepotentemente di attualità. Infatti, nell’incontro di due giorni fa che il governo regionale ticinese ha avuto a Berna con quello federale, l’ipotesi di rivedere gli accordi del 1974 si è fatta molto concreta. Proprio per questo, i comuni di frontiera sono molto preoccupati. Infatti, dai ristorni dei frontalieri, molte amministrazioni locali, traggono una buona parte delle loro risorse. Così, Pietro Roncoroni, sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’associazione dei comuni di frontiera lancia il grido di battaglia: ”tenere alta la guardia e non cedere!”.

La preoccupazione è più che giustificata, tenendo conto che il Ticino, in effetti, vorrebbe ancora di più, portano l’aliquota addirittura al 12.5% come succede con l’Austria.
”Ci siamo già attivati per informare la commissione parlamentare che si occupa degli accordi bilaterali – ha spiegato Roncoroni citato dalla Provincia- perché è necessaria la nostra presenza nel caso di rinegoziazione degli accordi. Chi deve trattare deve conoscere la nostra realtà e non cedere. Perché il modello austriaco non può essere preso in considerazione. Ci sono condizioni diverse mentre i cantoni al confine con Germania e Francia sono addirittura a livelli più vantaggiosi dei nostri. Quello è l’esempio da seguire”. Perché una riduzione dei ristorni sarebbe insostenibile. “Quello che serve – ha concluso il sindaco Roncoroni – è piuttosto un’accelerazione dei tempi. I fondi dei ristorni, infatti, prima di giungere ai comuni beneficiari, rimangono bloccati a Roma per un anno e mezzo.

Mario Besani

 

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