Franco forte: commercio al dettaglio meno 30%
Alla frontiera con la Germania, i commercianti al dettaglio svizzeri hanno lanciato una campagna di volantinaggio nel tentativo di arginare l’erosione di clienti. Persi il 30 % del fatturato rispetto allo scorso anno. Nella zona di frontiera tedesca, invece, lo stesso è aumentato del 60%.
“Comprate in Svizzera” questo il tenore di uno dei volantini distribuiti in questi giorni nella zona di Basilea, a ridosso della frontiera tedesca. Un grido di “disperazione” dei commercianti svizzeri che rischia di rimanere inascoltato. La differenza di prezzi è abissale e nemmeno il cambio fisso introdotto dalla BNS, (la Banca nazionale svizzera) la scorsa settimana, sembra avere migliorato di molto le cose. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i commercianti basilesi hanno perso almeno il 30% del fatturato. Nella vicina Germania è invece aumentato del 60%. La situazione non è migliore in Ticino.
Aperture domenicali
A sud delle Alpi, la strategia del volantinaggio non sembra suscitare grandi entusiasmi. Le associazioni dei distributori e dei dettaglianti locali preferirebbero ridiscutere nuove regole sugli orari e sui giorni di apertura dei negozi. Il fatto che in Italia si possa fare la spesa in qualsiasi giorno e in qualsiasi ora, colpisce il settore ticinese più del cambio sfavorevole. I grandi magazzini Iper di Varese -ad esempio- aperti anche di domenica, sono una concorrenza terribile per il settore della vendita in Ticino. Qualcuno ha fatto qualche calcolo: in un solo giorno l’Iper di Varese totalizza una cifra d’affari di un milione di euro (25 mila l’ora). In Ticino, cifre simili sono inimmaginabili. Proprio per questo sarebbe urgente, dicono i commercianti ticinesi, allungare gli orari quotidiani di apertura e permettere anche l’apertura domenicale dei grandi magazzini. Questa, si ritiene, è l’unica strategia possibile in Ticino per limitare l’erosione di clientela svizzera che sempre più varca la frontiera.
Mario Besani
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