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Gas serra: l’Italia bara sulle cifre

27 agosto 2011 – 18:08Nessun Commento

Le ciminiere industriali, le prime responsabili dell'inquinamento atmosferico (cc Paolo)

Secondo l’Empa, l’istituto nazionale svizzero di ricerca sui materiali, l’Italia non dichiara in modo corretto l’ammontare di gas serra emessi nell’atmosfera. In particolare, dalle verifiche fatte dall’Empa attraverso il suo osservatorio posto sulla Jungfraujoch, risulta che l’Italia emette il micidiale trifluorometano o Hfc-23 nella misura da 10 a 20 volte superiore di quanto non dichiari.

Non è la prima volta che l’Empa, (l’istituto nazionale svizzero di ricerca sui materiali) accusa l’Italia di non essere molto trasparente sulle quantità di gas serra emessi nel paese. Un inquinamento che attraversa le frontiere senza pagare dazio e senza potere essere controllato. Non è raro il fatto, ad esempio, soprattutto durante i periodi di canicola o in occasione di periodi primaverili particolarmente miti, che il Canton Ticino debba introdurre delle limitazioni al traffico privato, proprio per far fronte a livelli d’inquinamento record. Il cantone, a meridione delle Alpi, non dispone di industrie particolarmente inquinanti. Dunque, la maggior parte dell’inquinamento giungerebbe da sud, dalla Lombardia. Ma se fin qui è stato difficile provare queste supposizioni, con i nuovi rilevamenti compiuti dall’Empa grazie a un sofisticatissimo rilevatore allestito a 3 mila metri d’altezza sulla Jungfraujoch, ora si è in grado non solo di misurare i tipi e le quantità di inquinante ma anche la loro esatta provenienza. Da qui il dito puntato contro l’Italia.

Confrontando i rapporti ufficiali con i risultati delle ricerche svolte sulla Jungfraujoch è risultato che l’Italia emette, dalle 10 alle 20 volte in più di quanto dichiara. Sotto accusa, in particolare, il trifluorometano o Hfc-23 un tipo gas serra la cui potenzialità è quindicimila volte maggiore a quella dell’anidride carbonica e che ha una durata di decadimento nell’atmosfera pari a 270 anni. L’Hfc-23 così come altri idrocarburi alogenati, dovrebbe essere presente in misura notevolmente inferiore, se ci si attenesse ai dati forniti da Roma.

Dati incontrovertibili

Nel 2008, anno in cui sono iniziate le ricerche durate due anni di accurato lavoro, erano stati individuati i sei impianti dell’Europa Occidentale che producono Hcfc-22, di cui l’Hfc-23 è un sottoprodotto della lavorazione: due in Germania, uno in Inghilterra, uno in Francia, uno in Olanda, uno in Italia, nei pressi di Milano. Proprio da questi ultimi due provengono le maggiori percentuali riscontrate del terribile gas, che produce effetti devastanti sul clima e non solo, portando gli Svizzeri ad affermare che l’Europa occidentale emette il doppio di trifluorometano di quanto dichiara ufficialmente, con Francia e Germania più precise nei propri rapporti e l’Italia che avrebbe un esubero compreso tra le 270 e le 630mila tonnellate.

Mario Besani

 

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