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Ristorni: i Comuni di frontiera sollecitano Roma

26 luglio 2011 – 00:44Nessun Commento

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa Pietro Roncoroni

I Comuni di frontiera italiani si sentono come delle pedine di una disputa fra Stati per la quale non hanno nessuna responsabilità: è questa l’impressione data dall’assemblea dell’Associazione dei Comuni di frontiera con la Svizzera, dedicata al parziale blocco dei ristorni da parte del Canton Ticino.

Quasi un centinaio di amministratori comunali hanno risposto all’appello dell’Associazione, riunendosi nel Palazzo Estense di Varese, sede del Municipio, per sollecitare il governo di Roma ad attivare canali di dialogo con il governo svizzero al fine di garantire il rispetto dell’accordo del 1974 che prevede il versamento ai comuni italiani del 38,8% degli introiti prelevati dal fisco svizzero sui salari dei frontalieri.

Innanzitutto però i comuni italiani chiedono che ai frontalieri venga assicurato dignità e rispetto, e che siano tutelati i loro diritti. Nel suo intervento, il presidente dell’associazione, il sindaco di Lavena Ponte Tresa Pietro Roncoroni, ha ricostruito le tappe che hanno portato alla situazione attuale. Ha sottolineato in particolare l’esistenza di falsi luoghi comuni riguardo ai ristorni, citando per esempio l’accusa che i comuni non usino i fondi come previsto dall’accordo. Come risulta dall’annuale verifica prevista dagli accordi italo-svizzeri, il 70 per cento dei mezzi viene usato per le infrastrutture, mentre il 30% serve a coprire spese correnti.

Nel documento inviato a Roma, i comuni chiedono anche la costituzione di un fondo di garanzia a tutela dell’accordo, in caso di mancato rispetto dello stesso, o di un cambiamento dell’aliquota in seguito ad una revisione dell’accordo. Gli amministratori dei comuni di frontiera, che complessivamente contano 1 milione e trencentomila abitanti, chiedono pure un più idoneo trattamento dei frontalieri in caso di disoccupazione.

Da tutti è stata auspicata una ripresa del dialogo, per riportare i rapporti fra Italia e Svizzera nell’alveo della tradizionale amicizia.

Applausi per Ignazio Cassis

Lara Comi e Ignazio Cassis

Ha partecipato all’Assemblea anche il parlamentare svizzero Ignazio Cassis, invitato a presenziare dalla deputata europea Lara Comi, promotrice di un intervento sui diritti dei frontalieri al Parlamento europeo. Ignazio Cassis è stato calorosamente applaudito quando ha detto di essersi personalmente vergognato per la campagna dell’Unione democratica di centro ticinese, che “per una operazione di marketing elettorale peraltro rivelatasi perdente” si era scagliata con una campagna di manifesti contro i frontalieri, presentandoli come topi all’attacco del formaggio svizzero.

Il consigliere nazionale Cassis ha cercato di spiegare le origini della decisione del governo ticinese, presentandola come una reazione a misure ingiustificate prese dal ministri italiano dell’Economia Giulio Tremonti per scoraggiare l’esportazione illegale di fondi dall’Italia, quali l’inserimento della Svizzera nella black list dei paradisi fiscali. Senza parlare poi dei toni polemici con cui il ministro dell’Economia italiano si è ripetutamente riferito alla piazza finanziaria di Lugano, toni che hanno contributo a creare un clima di irritazione di cui ora fanno le spese i frontalieri.

Toccherà ora a Berna, firmataria degli accordi, trovare una soluzione che rispetti gli accordi con l’Italia tenendo conto delle rivendicazioni ticinesi, ha detto Ignazio Cassis. La palla insomma è ora nelle mani dei governi centrali. Finora però non è successo molto. Se da una parte Berna ha manifestato più volte la propria disponibilità ad aprire un negoziato per un nuovo accordo sulla doppia imposizione che tenga conto dei cambiamenti intervenuti con l’avventi dei bilaterali, da Roma non ci sono reazioni. Forse il documento dei Comuni di frontiera, che si aggiunge alla mozione approvata dal Parlamento italiano e agli interventi di molti deputati lombardi, contribuirà a smuovere le acque.

Michele Andreoli

 

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  • 5 sensi varese

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