La crisi dell’euro colpisce le banche svizzere
La crisi debitoria dell’eurozona ha colpito anche le grandi banche svizzere, che registrano utili in forte calo. Sia il Credit Suisse (CS) che l’Unione di banche svizzere (UBS) annunciano importanti tagli all’impiego per comprimere i costi.
Dopo l’UBS, anche il Credit Suisse ha annunciato i risultati realizzati nel primo trimestre dell’anno. L’utile netto di 768 milioni di franchi risulta dimezzato rispetto al periodo precedente. Il risultato, che ha colto di sorpresa gli analisti, è dovuto al crollo dei ricavi ottenuti nel settore dell’”investment banking”. L’incertezza causata dalla crisi debitoria e dal deterioramento degli indicatori economici ha ha portato a un drastico calo delle emissioni di titoli.
Per far fronte alla situazione, i dirigenti della banca hanno annunciato un piano di riduzione dei costi, che prevede la riduzione del 4% del personale a livello mondiale, ciò che corrisponde all’eliminazione di circa 2000 posti di lavoro. In Svizzera andranno persi 500 impieghi. La banca intende però evitare licenziamenti: sarà allestito un programma interno di formazione e di ricerca di lavoro.
L’UBS ha realizzato un utile netto di 1 miliardi franchi, mentre nei tre mesi precedenti gli utili erano stati di 1,8 miliardi. Le ragioni della contrazione sono quelle riscontrate anche dal CS: la riduzione del volume delle negoziazioni e delle emissioni in seguito alla crisi debitoria. Sui risultati in franchi svizzeri si è fatta sentire negativamente anche la forte perdita di valore dell’euro.
Soddisfacenti, per entrambi gli istituti di credito, i risultati ottenuto con il retail banking e la gestione patrimoniale. Anche per l’UBS comunque la parola d’ordine è riduzione dei costi attraverso una riduzione del personale. L’entità delle misure previste non è stata precisata. A livello mondiale l’UBS occupa più di 65’000 persone.
Red.
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