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L’euro cala ma in Svizzera i prezzi non diminuiscono

19 luglio 2011 – 09:47Un Commento

Far la spesa in Svizzera non conviene

A fronte di una diminuzione delle quotazioni dell’euro del 30% sarebbe logico pensare che i consumatori svizzeri possano acquistare i prodotti importati a prezzi estremamente favorevoli. Purtroppo non è il caso. L’indice dei prezzi dei prodotti importati è diminuito solo del 1,2%.

Tempi d’oro quindi per gli importatori, i cui margini di guadagno aumentano in misura inversamente proporzionale alle quotazioni dell’euro. Secondo le associazioni svizzere dei consumatori questa rigidità dei prezzi non è giustificata. È stato quindi chiesto l’intervento della Commissione federale della concorrenza, affinché verifichi che non ci siano accordi fra gli importatori.

Le autorità incaricate di sorvegliare il buon funzionamento delle regole del libero mercato non ravvisano alcuna irregolarità nell’attuale situazione. Tocca ai consumatori reagire alla situazione: o cambiando il proprio fornitore, o cambiando il prodotto, oppure – lo ha consigliato apertamente il capo della commissione federale della concorrenza Rafael Corazza in una intervista rilasciata al Telegiornale della Svizzera tedesca – cambiando il paese in cui si va a fare la spesa.

Un consiglio che nelle regioni di frontiera già molto seguono. Le località italiane al confine con il Ticino, al fine settimana sono prese d’assalto dai consumatori ticinesi, che in questo modo riescono ad approfittare in modo consistente della debolezza dell’euro.

Red.

 

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  • 5 sensi varese

Un Commento »

  • Francesco scrive:

    Alcune riflessioni.
    In alcuni settori, per esempio l’informatica, il calo dei prezzi è vistoso.
    CPU, RAM, Dischi, Mother Boards, Monitor, stampanti, webcam e scanner sono venduti oggi a prezzi inimmaginabili due anni fa. Il calo è anche del 50%, perché al deprezzamente del dollaro e dell’euro si unisce anche la tendenza propria di questo settore a diminuire i prezzi e raddoppiare le prestazioni.
    È chiaro che questo calo pero’ erode il fatturato e soprattutto i margini.
    Vendere 1000 computer due anni fa poteva significare un fatturato di un milione e duecentomila franchi, oggi quasi la metà. E se il margine è lo stesso, l’utile è dimezzato. Allora come si pagano gli stessi stipendi? Ci si riesce solo se invece di 1000 computer se ne vendono il doppio. Cosa non facile.

    Seconda riflessione.
    Perché non succede lo stesso con altri prodotti che importiamo, dagli alimentari ai veicoli? Per prima cosa il settore elettronico è oggetto di un massiccio utilizzo di e-commerce, dove i prezzi sono facilmente confrontabili e dove chi non adegua il listino è presto fuori mercato. Diverso invece il discorso degli alimentari, dove il consumatore è abituato a rivolgersi costantemente allo stesso supermercato o al concessionario della marca preferita. Se pero’ il consumatore cambiasse le sue abitudini, le grandi catene di distribuzione sarebbero confrontate anche loro con una contrazione della cifra d’affari e con la necessità di ridurre il personale. Per ora quindi rispondono non diminuendo i prezzi ma “affettando” il mercato, proponendo quindi prodotti di basso prezzo per chi cerca il “buon mercato” messi a fianco dei prodotti abituali. Una via di mezzo che agli attuali rapporti di cambio non può durare a lungo.

    Francesco

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