Italia in balia della speculazione
In attesa di un “segnale forte” sulla volontà del governo italiano di affrontare seriamente il problema del debito pubblico, i mercati speculano al ribasso, puntando sul deprezzamento dei titoli di Stato italiani. La differenza fra il rendimento dei titoli italiani è schizzato a un nuovo massimo storico. Dopo il tonfo di ieri (-3.96%) della borsa di Milano si spera in una diminuzione delle turbolenze.
In gioco è fondalmentalmente la credibilità internazionale del governo di Roma. Tutti gli specialisti attestano all’Italia una situazione molto migliore della Grecia, e quindi le possibilità tecniche di gestire ordinatamente il debito pubblico. I dubbi riguardano la volontà e la forza politica del governo di portare avanti un serio piano di risanamento delle finanze.
La cancelliera tedesca Angela Merkel, dopo una conversazione telefonica con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante la quale lo ha esortato a impegnarsi affinché le misure per consolidare il bilancio vengano approvate al più presto, ha manifestato la sua piena fiducia all’Italia.
I timori che presto debba venir approntato un pacchetto di aiuti anche per l’Italia ha mobilitato i vertici finanziari dell’Unione europea. Ufficialmente a Bruxelles si è parlato solo della Grecia. La speranza è che risolvendo in modo convincente la crisi del debito greco, si riesca a calmare i mercati. Ma l’incapacità dimostrata finora di dare una risposta convincente, e soprattutto duratura alla crisi debitoria, sta lentamente erodendo la credibilità dei leader europei.
Non appena varato un pacchetto di salvataggio, se ne deve preparare un’altro. Il pozzo greco si sta insomma rivelando senza fondo. Tanto che finalmente ora si comincia a prendere in considerazione la possibilità di una bancarotta, sia pure controllata, della Grecia. Ciò significa che i creditori, cioè soprattutto le banche che hanno in portafoglio titoli di Stato greci, dovranno mettere ufficialmente in bilancio le notevoli perdite che per ora hanno subito solo “teoricamente”.
Forse non tutti gli istituti di credito sopravviverebbero, ed è proprio per evitare l’effetto “Lehman-Brother” che finora la Grecia ha ottenuto la possibilità di pagare gli interessi dei suoi debiti con nuovi crediti. Non si tratta però di una situazione economicamente difendibile. Un default potrebbe rappresentare un momento di chiarificazione, che punirebbe chi ha preso decisioni sbagliate in passato e permetterebbe alla Grecia di ripartire su di una base di sostenibilità. .
Nuovo record del franco svizzero
Le speculazioni sulla possibilità che la crisi contagi anche l’Italia – la terza forza economica dell’Unione europea – ha nuovamente messo sotto pressione l’euro, che ha perso terreno sia nei confronti del franco che del dollaro. Nei confronti del franco l’euro ha perso quasi 2 centesimi, scendendo a Fr. 1,17.
Nel 2008 un euro valeva ancora Fr. 1,65. In tre anni la moneta europea, rispetto al franco svizzero, ha perso praticamente un terzo del suo valore. Non è molto migliore la situazione del dollaro, che in tre anni è passato da Fr. 1,15 a Fr. 0.84. Una situazione che comincia a mettere a dura prova i settori dell’economia svizzera, più legati all’esportazione. Finora sono toccati in particolare il commercio al dettaglio delle regioni di frontiera e il turismo.
L’industria manufatturiera per ora è ancora trainata dal boom che sta conoscendo la Germania. L’euro debole ha infatti reso molto competitivi i prodotti tedeschi, e dato che la Germania è il più importante sbocco per i prodotti svizzeri, finora le esportazioni non hanno subito gravi contraccolpi. Tantopiù che la Svizzera esporta soprattutto macchine utensili e componenti ad alto contenuto tecnologico, e non prodotti finiti. I margini di profitto si stanno però erodendo, e la creatività dei manager svizzeri per ridurre i costi comincia ad venir messa a dura prova.
Michele Andreoli
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